Il mio attuale rapporto con questo blog sembra quello che si ha con certi amici.
Quegli amici che conosci da una vita, ai quali vuoi bene, che però per qualche ragione non riesci mai a vedere.
Devo lavorare, sono sotto esame, scusa sabato ho già altri impegni.. ma poi ci vediamo eh.
E poi riesci finalmente a vederti, incastrando i piani e gli impegni dell’uno e dell’altro, e vorresti dire tante cose, tipo “mi sei mancato”, semplicemente, e invece non dici niente e chiacchieri del nulla.
E poi ti saluti, e chissà quando ci rivedremo.
Ho fatto questo col mio blog, il mio adorato Privet Drive.
In questo anno e mezzo io e lui abbiamo preso un caffè ogni tre/quattro mesi e poi di nuovo ciao.
Perché tutti quelli che pensavo sarebbero stati nuovi inizi non lo sono stati.
Io non lo so se questo sarà davvero un nuovo inizio, del tipo “giuro che scriverò almeno una volta alla settimana”.
Ma ci voglio provare, di nuovo.
In maniera diversa, questa volta.

Voglio dire una verità.
Perché quando rivedi un amico dopo tanto tempo, se è davvero un amico, parli davvero. Non cianci di inutilità. Davanti a quel caffè, nonostante il tempo, nonostante la distanza, siete ancora voi, ancora affini.
Non so se mi sono spiegato. Se non mi sono spiegato perdonatemi, ma sono un po’ arrugginito.
Una verità, dicevo.
Mi è venuto in mente ieri sera.
E poi di nuovo oggi, quando ho rivisto un’amica che sta a Londra.
Un’amica che siccome non è una pillacchera come me, non aveva visto la foto su facebook nella quale annunciavo il mio taglio di capelli. E oggi quando mi ha visto ha detto “nooooo”, perché ci conosciamo da dodici anni e da undici mi vedeva con i capelli lunghi.
Poi mi ha chiesto perché l’avevo fatto e ha aggiunto “perché per noi donne tagliare i capelli è sempre per cambiare qualcosa”.
Io non le ho risposto, nonostante sapessi che avrebbe capito, nonostante sapessi che non è una cosa di cui vergognarsi.
E quindi lo dico qui, perché questo nuovo corso del blog possa cominciare con una verità.
Ho tagliato i capelli per la morte di mia nonna.
Non solo perché volevo un cambiamento, ma perché li stavo letteralmente perdendo a ciocche.
“Io vivo insieme ai miei capelli” per me non è mai stato solo il verso di una canzone di Niccolo Fabi, ma la realtà: i miei capelli, quando erano lunghi, erano perfetto specchio del mio stato psicofisico.
Boccolosi e vaporosi quando stavo bene, fiappi e crespi quando stavo male. Dall’esterno non si vedeva, perché nove volte su dieci erano arricciolati in una vaporosa cipolla. Ma non era sempre la stessa cipolla. Forse da fuori non si vedeva, ma io lo sapevo. E chi mi conosceva bene lo sapeva (tipo Clara, che era in grado di capire quando i miei capelli erano da lavare in base alla vaporosità della mia cipolla).
E così, in quei due brevi mesi di malattia, la sofferenza che tutti ci sforzavamo di negare, nel mio caso si è manifestata così, in capelli che cadevano in maniera più copiosa del solito.
E quindi taglio netto per rinforzarli, ma anche taglio netto per dire addio al ragazzo col cesto che veniva obbligato dalla nonna a mettersi sulle sue ginocchia per ascoltare il Luneri di Smembar.
La cosa buffa è che mia nonna ha passato anni a dirmi di tagliare i capelli, e non mi vedrà mai così, ma so che le sarebbero piaciuti. Probabilmente nemmeno il taglio del parrucchiere sarebbe stato “ad attore, corti un po’ lunghi” come mi suggeriva lei, ma credo che le sarebbero piaciuti comunque.

Questo è quanto.
Questa è la mia verità di stasera, nero su bianco per provare di nuovo a ricominciare con questo blog.
Forse sarà l’ennesimo tentativo a vuoto, forse no.

[Il titolo di questo post potrebbe anche essere una cosa tipo “Ho solo mezzora di tempo, che caspio ci scrivo sul blog? Potere del ciarpame della colonna di destra di Repubblica, vieni a me!”.]

Oggi è stata una lunga maratona regalizia, e siccome sono un cialtrone ho perso la bozza che avevo scritto ieri sera (perché io mi avvantaggio!), quindi stasera un post al volo, su una app molto carina di cui ho letto sulla ormai famosissima “colonna di destra di Repubblica”.

Caro padre, cara madre, caro cugino/o, zia/o, nonna/a
anche tu come me hai problemi con tuo figlio/cugino/nipote perché quando ti mascheri da Babbo Natale ti tira la barba finta, oppure osserva “ma tu non dovresti essere obeso?” oppure cerca di rifilarti una busta di fieno da dare alle renne e ci rimane male se tu non la accetti?
Hai paura che tutto questo mini la sua fede in Babbo Natale?
No problemo, gabbalo stupiscilo grazie a Kringl, l’applicazione che gli dimostrerà che Santa Claus came to town, più precisamente in casa sua!

L’applicazione è completamente gratuita, ma c’è anche la possibilità di fare una donazione all’associazione canadese Make a Wish: avete presente i film coi bambini malati di tumore cui viene esaudito l’ultimo desiderio? Ecco, quella.

Io la provo su mia cugina, vi farò sapere.
A domani, con un post decente.
Ci si prova.

Pubblicato da: cescocesto | 20 dicembre 2013

Maratona dopo la puzza #1: il metodo Stamina e le staminali farlocche

Il metodo Stamina.

Per come è stato dipinto dal suo stesso creatore, il signor Vannoni, il metodo Stamina funziona più o meno così:
– prendi un tot di cellule staminali mesenchimali
– prepara una miscela di etanolo con acido retinoico q.b.
– tieni le cellule in ammollo per due ore o comunque fin quando ti sembrano rosolate bene
– buttaci due o tre “alakazamba”
– impianta le suddette cellule in pazienti con malattie neurologiche
– il malato PUF! torna sano

A metà strada tra medicina, scienza e cure magiche.

La storia del metodo Stamina è complessa (vi rimando agli articoli citati in fondo se volete approfondire), ma sono almeno cinque i punti che puzzano:

1) Vannoni è laureato in filosofia.
Questo è un punto cardine, secondo me. E non per discriminare una laurea in filosofia, semplicemente per sottolineare che una persona che non ha conoscenze di biologia, genetica, neurologia, non è certo la persona più adatta per condurre la gestione di un trattamento medico che viene eseguito su esseri umani.
Così come non manderei mio figlio a ripetizioni di italiano da un primario di neurologia, allo stesso modo non chiederei ad un professore di filosofia di curare un figlio con una malattia neurologica degenerativa.

2) non è stato seguito il normale iter di sperimentazione preclinica.
Gli attuali protocolli di sperimentazione, validi in tutto il mondo, prevedono che prima di arrivare alla sperimentazione clinica (quella sul vivo, sul paziente, sul malato) vi sia una lunga fase di sperimentazione in vitro. Un’analisi degli effetti del farmaco o del trattamento in uno studio su tessuti viventi, il cui scopo è verificare la presenza di tossicità sui tessuti o, peggio, di effetti oncogeni, che causano la trasformazione di cellule normali in cellule neoplastiche.
Tra parentesi, alcuni studiosi hanno ipotizzato un effetto mutageno/oncogeno dell’acido retinoico, sostanza alla base della “trasformazione” delle staminali mesenchimali in neuroni.
Tutta questa fase pre-clinica non è mai stata documentata da Vannoni e dal suo team.

3) le famose staminali mesenchimali.
In Italia ormai da un po’ di anni al concetto di “staminale” è associato quello di “cura di ogni male”. Non è così.
Le cellule staminali saranno in futuro essenziali per la gestione e forse la guarigione di molte malattie, ma siamo ben lontani da quel periodo. Siamo ben lontani da aver capito effettivamente come manipolarle per fargli fare ciò che vogliamo facciano.
Ormai è passato il concetto “ti faccio una trasfusione di staminali e stai a posto per la vita”. Non è così semplice.
Esistono due tipi di cellule staminali:
le staminali totipotenti, quelle, per capirci, definite “embrionali”, in grado di rigenerare QUALSIASI tessuto del corpo
le staminali pluripotenti, dette anche “adulte” per distinguerle dalle altre, derivate dalle totipotenti dopo un primo processo di “differenziazione”; queste cellule si trovano anche negli adulti, soprattutto a livello del midollo osseo, e riescono a rigenerare una certa classe di tessuti, nel caso delle mesenchimali, quelle usate nel metodo Stamina, si tratta di cellule “di riserva” del tessuto connettivo, in grado di rigenerare tessuto osseo, cartilagineo, adiposo.
Uno degli approcci alla gestione delle staminali adulte prevede la “sdifferenziazione” della staminale, per cercare di riportarla al livello di totipotenza. Questo approccio è molto complesso e prevede una complessa manipolazione del genoma cellulare: devono essere riattivati quegli specifici geni permettono alle staminali embrionali di differenziarsi in tutte le tipologie di cellule dell’organismo, neuroni compresi.
Spesso questi studi si arenano per due motivi: la sdifferenziazione non riesce o, peggio, vengono attivati geni che stimolano la proliferazione cellulare.
Il processo di accrescimento di un embrione in utero è un processo complesso, regolato da fattori di crescita secreti dalla madre e dall’embrione stesso, che regolano la proliferazione e la differenziazione di queste cellule, il cui potenziale replicativo è virtualmente infinito.
Cellule staminali adulte, in cui questo potenziale è molto limitato, riportate alla totipotenza senza che ad oggi si abbia il quadro completo della funzione dei geni riattivati in queste cellule, trasforma “la panacea” in cellule tumorali, che altro non sono che cellule in grado di proliferare in maniera infinita.
Vannoni non ha mai chiarito in che modo le cellule staminali da lui coltivate diventerebbero cellule neuronali.

4) Vannoni si spaccia per buon samaritano quando è palese che non lo è.
Tra le malattie che il metodo Stamina dovrebbe essere in grado di curare c’è anche la SMA, atrofia muscolare spinale. La forma più frequente di questa patologia è quella che colpisce soggetti in età pediatrica, e nelle forme peggiori rende i bambini che ne sono affetti incapaci di deglutire e respirare autonomamente.
Giocandosi la carta del “ma io curo i bambini!”, Vannoni ha smosso i cuori di molte persone, che manifestano per quello che ritengono essere il “diritto alla cura” dei loro figli.
Ad oggi però non esistono prove documentali dell’effettivo beneficio riscontrato dai bambini con SMA trattati col metodo Stamina, anzi: quando è stato elaborato il protocollo di sperimentazione, la SMA è stata esclusa, su richiesta dello stesso Vannoni. Mi sembra sia superfluo dire che se fosse stato convinto dell’efficacia del suo trattamento, in particolare per una patologia così grave, avrebbe lottato affinché questa fosse inserita nella sperimentazione.
Tra parentesi, è stato ipotizzato che la sperimentazione verrà a costare tra i tre e i quattro milioni di euro: per lo stato attuale delle finanze pubbliche e per quanto sono azzoppate la sanità e la ricerca in Italia, mi chiedo se questi soldi non potrebbero essere investiti per finanziare progetti di ricerca più solidi di questi o per migliorare l’efficienza dei reparti di neurologia che i malati provano veramente a curarli.

5) non è possibile che siano i giudici a decidere cosa deve essere fatto.
Il caso Stamina è complesso, perché è nato nell’ombra di laboratori improvvisati all’interno di un centro estetico, ed è stato portato all’occhio degli Italiani dopo il blocco da parte dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) dopo che i NAS avevano giudicato il laboratorio dove venivano preparate le cellule da infondere “assolutamente inadeguato sia dal punto di vista strutturale sia per le cattive condizioni di manutenzione e pulizia”; più giudici hanno più volte bloccato e poi fatto ripartire le somministrazioni di staminali, e da ultimo il TAR del Lazio ha bloccato la Commissione nominata dal Ministero della Salute giudicandola già in partenza “prevenuta” sull’efficacia del metodo.
Io credo che se il novantanove percento del mondo scientifico, tra medici, biologi e genetisti, crede che questo metodo sia una ciofeca, forse tre milioni per una sperimentazione clinica potrebbero essere spesi meglio altrove.

Articoli vari in merito:
Tutta la storia del metodo Stamina da WIRED
“Il caso Stamina” da Il Post
Nelle infusioni di staminali forse le staminali manco ci sono da La Stampa
Non solo è farlocco, ma è pure copiato da Il Giornale
Cosa ne pensano gli americani da Nature
Il sito della Stamina Foundation, se soffrite di emicrania o tremori e vi volete fare una pera di staminali

Ciao, mi chiamo Francesco e un tempo avevo un blog.

Tutta la mia cretività stava nei miei capelli, e ora che li ho tagliati, non so più nemmeno come si scrive correttamente bolg. Volevo dire.. blog? Bulg? Glob?

La verità è che non ho aggiornato il blog perché sono emigrato in Australia e un canguro mi ha rubato il pc, adottandolo come suo figlio.
L’ha chiamato Gino.

Non è vero, ovviamente (o forse sì? Forse io sono Astolfa, madre di Gino, e sto scrivendo dal pc che ho rubato a quel capellone?).

Ho passato quest’anno a giustificare la mia assenza e a promettere nuovi inizi, fallendo con una soddisfacente percentuale del centopercento.

Ma.

Ogni volta che capito su questo blog vedo che le visite, anche se scese, continuano ad esserci, tra fedeli lettori che controllano se questo sciamannato a ripreso a scrivere e giovani pischelli che chiedono a Google “un dente del giudizio un pò storto può raddrizzarsi?”, e Google giustamente li manda qui, dove non troveranno risposte sensate ai loro dubbi (tesoro, un dente del giudizio storto non può raddrizzarsi, ma se è un po’ storto forse sì. Magari si raddrizza ma solo un po’. Ottimismo baby, ottimismo!).

Quindi, visto, premesso e considerato che:

a) il mio cervello ultimamente non sembra in grado di mettersi in moto a meno di non avere scadenze certe
b) a Giugno avevo inaugurato la categoria “dopo la puzza” che attualmente conta numero uno post
c) la categoria 2013 conta nove post, due e mezzo dei quali sono me che mi invento scuse scuso per non aver scritto di più
d) non avete avuto l’occasione di leggere le mie opinioni su Renzie, sul nuovo sui nuovi libri di JK Rowling, sul caso Stamina

inauguro ufficialmente la Maratona Giornaliera Prenatalizia Dopo La Puzza (per gli amici M.G.PN.D.l.Pz): come le altre volte, un post al giorno tutti i giorni, fino a Natale.

A rileggerci in un imprecisato momento del 2014 quando avrò trovato una scusa decente per aver bucato la prima scadenza domani.

Pubblicato da: cescocesto | 15 ottobre 2013

Sforbiciate pure la sanità, che tanto si naviga nell’oro

[C’è stato un periodo in cui su questo blog, oltre a post inutili,
uscivano anche post di pubblica utilità.
Vediamo se mi riesce ancora.]

Sono giorni di finanziaria, o legge di stabilità, o manovrina, o come diavolo si chiama.
Leggi: sono giorni in cui si taglia 10 qui per allungare 1 di là, perché c’è sempre questo annoso problema del debito-zavorra e bla bla bla.
Nello specifico, i tagli questa volta colpiranno la sanità.
Si era parlato di 3,5 miliardi in due anni, sembra che saranno un po’ meno, circa 2,65 spalmati in tre anni invece che in due.
Due miliardi e sessantacinque milioni.
Sono tanti soldi, per un settore che già regge l’anima coi denti.
Non sta a me commentare lo stato del Sistema Sanitario Nazionale, che si regge su ospedali costantemente sotto organico che sì, saranno pure pieni di baroni ma sono anche pieni di infermieri, medici e specializzandi pronti a farsi il culo a spicchi per i pazienti; però credo che sia diritto di noi cittadini sapere come sono spesi i soldi del Fondo Sanitario Nazionale.
E mi pare sia concezione diffusa che molti dei soldi assorbiti dalla sanità siano spesi male. Non parlo solo degli sprechi legati alla corruzione, ma dei soldi gestiti in maniera poco sensata.
Una delle cose che ho imparato nei miei anni di “sono uno spendaccione non posso andare avanti così” è: se spendi troppo per qualcosa, non avrai soldi per comprare qualcos’altro. Quindi devi fare una scelta, preferibilmente sensata, di COME vuoi spendere quei soldi che hai a disposizione.
Nel mio caso è stato: ti fanno schifo le nuove storie degli X-Men? Non li comprare più. E in tre mesi avrai risparmiato i soldi per un bel volumone di storie dei gloriosi anni Ottanta. Ah, Chris Claremont tu sì che eri un signor sceneggiatore, mica come queli sciamannati che dirigono ora la Marvel accidenti alle loro corna ridateci Grant Morrison! Insomma, la famosa spending review.
Penso al servizio di Report di ieri sera, in cui si evidenziava che i tecnici del ministero non sanno quale sia il ritmo di attività/inattività nella singola giornata dei macchinari per la diagnostica per immagini che nel nostro paese ha tempi ASSURDI; penso al fatto che molti pazienti di mia madre rischiano di non poter essere trattati perché l’AIFA ha stabilito che per la degenerazione maculare bisogna usare uno specifico farmaco (il Lucentis) che costa qualcosa come TRENTACINQUE volte un altro farmaco (l’Avastin) quando la pratica clinica ha abbondantemente dimostrato l’equivalenza assoluta tra i due farmaci; penso a quanto sarebbe più economicamente vantaggiosa la somministrazione dei farmaci in compresse sfuse piuttosto che per confezione, che poi ti avanza sempre quella pasticca e mezzo di antibiotico che non sai che fartene, che la butterai perché tanto scade ma che lo stato ti ha pagato.
Tre piccole cose su cui si potrebbe intervenire, le famose “operazioni a costo zero” che produrrebbero risparmio per le casse dello stato e miglioramento del trattamento dei pazienti.
Tutti i politici si riempiono la bocca con discorsi sull’inefficienza e sugli sprechi e poi tutti, a destra e sinistra, fanno tagli orizzontali con l’accetta (senza toccare la Difesa, sia mai).
Il budget del Ministero della Salute andrebbe rivisto dalla A alla Z per renderlo più attuale ed efficiente; con tutto il rispetto per la Lorenzin, che pare si stia battendo per respingere questi tagli (SPOILER: non ce la farà), ci vorrebbe un Ministro della Salute coi controcoglioni, e noi non ce l’abbiamo.

Pubblicato da: cescocesto | 12 settembre 2013

Mia nonna

Mia nonna non è davvero bionda.
Ooooh.
Tinta, ebbene sì. Ma prima di imbiancare era castana scura. Non vi dico la gioia quando le sono iniziati a venire i capelli bianchi, che finalmente poteva farsi bionda senza doversi ossigenare.
Perché lei era bionda dentro, ma non per quella cosa che le bionde sono sceme, ma per quell’altra, che le bione “si divertono di più”.

Mia nonna è i suoi tacchi.
O, se proprio va male, una ciabatta con la zeppa.
Perché non le va di passare per bassa, lei che il giorno che doveva fare le misurazioni per la carta d’identità ha alzato il collo in stile giraffa per rubare qualche centimetro.

Mia nonna è egoista.
Provaci a cambiare canale quando c’è Biutiful/I pacchi/Tempesta d’ammore, è capace di toglierti il saluto per giorni.
Eppure è una delle persone più generose che conosca.

Mia nonna è incoerente.
Quando porto i capelli sciolti è tutto un “mamma mia legali ma non hai caldo?”, quando li lego è un trionfo di “ma scioglili dai, che stai meglio”.
Per non parlare di quel “mi raccomando, non si fanno i confronti. Siete tutti e due bravissimi” rivolto a me e a mio fratello un giorno a caso dopo la consegna delle pagelle, per poi prendere le suddette pagelle, metterle una accanto all’altra e, sfogliando la prima pagina, sentenziare “e ora vediamo chi ha i voti più alti”.

Mia nonna è ingombrante.
Attacca bottone con gli sconosciuti, parla quello che lei crede essere inglese con povere australiane educatissime che cercano di capire il suo idioma inventato, tenta di convincere i vigili a non farle la multa perché “io sono romagnola”.
Mi ricorderò sempre, e questo credo valga per tutti i miei compagni di classe dell’epoca, il suo ingresso trionfale in classe -parliamo di prima media-, con pelliccia, tacchi e occhialoni da sole, al grido di: “salve, questa è la classe di Francesco? Sono sua nonna! (sì, la nonna di quel bambino coi riccioli che si nasconde sotto il banco recitando iononesistoiononesistoiononesisto)”.
Inutile dire che il primo trimestre di superiori mi nascondevo per sicurezza sotto il banco ogni volta che si apriva la porta dell’aula.
Ma nel mio cuore sapevo che non poteva essere lei: le avevo dato un indirizzo farlocco.

Mia nonna è golosa.
Di cosa? Più o meno di tutto.
Tortellini -rigorosamente in brodo-, garganelli, puré, cozze, pizza -col salame piccante-, gamberoni, seppie con la bietola, gelato -qualsiasi gusto, preferibilmente se cioccolatoso-.
E mette la noce moscata ovunque, perché gliel’ha detto “Carlo Ponti”.

Mia nonna crede.
In Dio, nella Madonna, nel Papa.
Ma non le parlare dei preti, che quelli son tutti pedofili.

Mia nonna non è anziana.
Lei è diversamente giovane.
Fino a ottantacinque anni ha risposto che ne aveva ottanta.
Scollinati gli ottantacinque ha cominciato ad arrotondare per eccesso a novanta, per farsi dire “oh, ma non li dimostra!”.

Mia nonna non è sorda.
Piuttosto è sbadata, distratta.
Al massimo sei tu che ciancichi le parole e non la fai capire bene.

Mia nonna è di quelle nonne appiccicose, collose.
Di quelle che “vieni sulle gionocchia” “ma nonna ho ventisei anni suonati” “ho detto vieni sulle ginocchia!”, di quelle che ti baciano e ti lasciano lo stampo di rossetto “rosso ciliegia 52”, di quelle che quando ti abbracciano quasi non respiri.
Insomma, quelle nonne che ti svoltano la giornata no.

Mia nonna è entusiasta.
Del fatto che “ha visto, tra un po’ andiamo su Marte”, della scienza che “hai visto le staminali? Ci si fa tutto! Ah, comprami la crema antirughe alla staminali, và, che te l’ho chiesto da due mesi”, della vita in generale che “portami sul lungomare, chi ce l’ha un lungomare come Livorno?”.

Non credo mi abituerò mai a dire “mia nonna era”.

Pubblicato da: cescocesto | 1 luglio 2013

“Non sono mica sorda, sono distratta!”

Scena #1
Dove: io a Monaco, nonna a Livorno, all’altro capo del telefono
Quando: due anni fa

Nonna: allora, com’è il tempo?
Cesco: mah, un po’ nuvoloso.. ieri pioveva, oggi sembra un po’ meglio.
N: c’è il sole?
C: no, ieri pioveva, oggi è nuvoloso.
N: non ho capito, c’è il sole o no?
C: no, è nuvoloso e ieri pioveva.
N:
C: nonna?
N: c’è il sole o no?
C: sì, sì! C’è il sole!
N: oh, bene!

Scena #2
Dove: in cucina, tutti a tavola
Quando: una qualsiasi sera della settimana

Cesco: nonna, ti basta così o vuoi ancora pasta?
Nonna:
C: nonna, vuoi ancora pasta?
N:
C: nonna! Vuoi! Ancora! Pasta?!
N: eh?
C: accidenti ai sordi, ti ho chiesto se vuoi ancora pasta!
N: ma io non sono mica sorda, sono di-strat-ta!

Scena #3
Dove: in sala, davanti alla televisione
Quando: una qualsiasi sera della settimana

Il tizio dei pacchi: allora, apriamo il pacco 17? O 19? Qual è il tuo numero fortunato? Forse 2? O 5, il giorno che è nata tua zia?
Nonna: alzate un po’ il volume, non sento. Volume trenta.
TDP: accidenti, nel 5 c’erano i cinquecentomila! Quando torni a casa digliene quattro a tua zia! Ahahah!
N: ancora un po’, fai quarantacinque.
TDP: il Dottore ti offre un calzone napoletano per due pacchi o un set di coltelli per tre pacchi. Hai ancora in gioco un nocchino, il flauto traverso, due euro e diecimila.. cosa fai?
N: mmhh.. fai cinquanta vai.

Scena #4
Dove: io in bagno, nonna in corridoio alla ricerca di suo nipote
Quando: settimana scorsa

Nonna: Francesco?
Cesco nonna sono in bagno!
N: Francesco?
C: sono in bagno!
N: Francesco?
C: sono in bagnooooo!!
N: Francesco?
C: SONO IN BAGNO!
N: Francesco?
C: SONO! IN! BAGNOOOOOUOUOUOUOU!!!!
N: ho capito! Cosa urli, mica sono sorda!

Scena #5
Dove: nonna sul divano in sala, Stefano sulla porta pronto a uscire
Quando: ieri

Stefano: allora ciao, io vado un po’ al mare.
Nonna: Stefano, esci? Dove vai?
S: vado un po’ al mare.
N:
S: nonna esco, vado al mare, al m-a-r-e!
N: ho capito che esci, ma dove vai?!
S: al mare! VADO AL MARE!
N: perché urli così eh, sei nervoso?

Questi allegri siparietti stanno per finire.
Dopo anni di negazione, di “sono distratta/sbadata”, di “la televisione va male”, mia nonna si è rassegnata ad ammettere la sua condizione di “sorda come una campana”.
Non so se sia stata la visione della sofferenza nei nostri volti a sentire la Tempesta d’Ammmore e Max Giusti a volume cinquanta, o il non riuscire più a capire di chi si parla quando spettegoliamo a cena, o l’offerta 2×1 che ha letto in un volantino, ma si è decisa, e mercoledì ha la visita all’Amplifon.
Le nostre stanche e provate corde vocali ringraziano.

Pubblicato da: cescocesto | 29 giugno 2013

Vai, e insegna agli angeli le leggi di Keplero.


Finché son viva non c’è la morte,
se c’è la morte non ci son più io.
Quindi a che serve aver paura?

Ci svegliamo oggi orfani di un’altra grande donna.
Sei mesi fa se ne andava la Montalcini, poi Franca Rame, e oggi “Margheritona”.
Alla luce di tutto questo potrei quasi cominciare a credere in Dio: un Dio saggio, che si porta su il meglio e il peggio ce lo lascia qui.

Scienziata, divulgatrice, atea, animalista e vegetariana, di quelle persone che hanno la luce negli occhi per la passione estrema in ciò che fanno. Su Margherita Hack si potrebbero riempire pagine e pagine di brillanti citazioni (l’ha già fatto wikiquote, infatti), perché aveva quella dote rara, quella capacità di riuscire a convertire oscure formule scientifiche in frasi degne di un poeta.
Pare che fosse sposata da settanta anni. E questo mi fa sorridere, perché a destra i difensori della famiglia avventori del family day sono tutti al secondo-terzo matrimonio, e a sinistra, dove si combatte per unioni civili e diritti gay son tutti almeno alle nozze d’argento.
Da qualche parte ho letto che lei e Odifreddi avrebbero “sfondato nel mondo dei media grazie alle loro posizioni politiche”. Io in ogni suo intervento televisivo l’ho sempre e solo sentita parlare di atomi, stelle e galassie.

L’internet oggi è pieno di frasi, pensieri, e foto di questa ciclista dal caschetto argento.
Molti di noi in fondo sono cresciuti sentendo i suoi discorsi, dal vivo o in televisione, e tanti altri hanno letto qualche suo libro.
Quello che credo molti si stiano chiedendo: “e ora?”.
Ci hanno lasciato tre grandissime personalità della scienza e dell’arte, altre ci lasceranno in futuro perché ahimé, nessuno è eterno. Ma chi verrà dopo di loro? Chi riempirà quei vuoti?
Mi sforzo di essere ottimista, poi mi ricordo che la Lorenzin è ministro della sanità.

Ciao Margherita.
Per mia nonna sarai sempre “La Acca”.

Pubblicato da: cescocesto | 22 giugno 2013

Ciao mi chiamo Francesco e anch’io ho sentito il terremoto.

“Mi sono caato addosso, per dirla con
un linguaggio tra il sobrio e l’educato”

cit. Amico Anonimo

Io già sono un tipo paranoico, poi sotto esame divento iper-paranoico.
Se a questo ci aggiungi l’allarme terremoto, io muoro.

In questa settimana pre-esame sono a Pisa, visto che studiare a casa col televisore fisso su PrimoCanale/ReteBerlusca col volume a 50 (nonna tvb) non è proprio il massimo.
La casapisana ha un sobrissimo lampadario scelto da Madre con appesi una miriade di gingilli di simil-cristallo (leggi: plastica).
Tali simil-cristalli ieri a mezzogiorno e mezzo hanno cominciato a ballare un mix di twist e waka waka.
Il rumore dei simil-cristalli danzanti ha attirato la mia attenzione che poi è stata catturata, nell’ordine, da: vibrazioni sostenute della porta del bagno, oscillazioni pendolari della libreria, rumore di gente che usciva per strada.
Ora, il sottoscritto sotto esame, oltre a diventare paranoico, diventa anche molto meno sveglio del solito (leggi: solo alla terza volta che urli “Cesco!” capisco che mi stai chiamando e sbatto contro molte più porte del solito) quindi ho impiegato una decina di secondi a capire che:
balletto similcristalli +
oscillazioni della libreria +
vibrazioni della porta =
TERREMOTO

Non è il primo che mi capita di sentire (che poi vengono sempre tutti quando sono qui a Pisa, sarò io che porto male?), per cui ho pensato, come sempre: “vabbè, ora tanto finisce..”. Seguito da: “sì, vabbè, ORA finisce..”, seguito da: “afferro le ciabatte e esco in piazza urlando OMMIODDIOILTERREMOTO tra tre, due..” e poi è finito.
Ma cazzo se è durato tanto.
Finita la scossa, ho fatto quello che ormai si fa sempre in questi casi: un rapido giro sui social network.
Ma a quanto pare, anche in Toscana ormai ci siamo abituati. Se le “scossette” dell’anno scorso, flebile eco del terremoto emiliano, avevano generato immenso terrore (“boia bimbi il #terremoto!”, “cazzo ma l’avete sentito”, “uimmeni vibra tutto!”, “@mamma sono fuori casa dormo in macchina”), quest’anno quasi nessuno se l’è cagato, il terremoto. Solo qualche commento sui gatti che se ne fregano della scossa e gente che mette mi piace alla pagina dell’INGV, sai mai. A cui aggiungerei una tizia, sentita dalla finestra, che laconica ha commentato: “Ah, il terremoto? Pensavo fosse la metropolitana”. Amore, siamo a Pisa mica a New York.
Tutto questo per dire?
Niente, solo per fare un po’ di ironia su una cosa che, per una volta, mi ha messo un po’ di inquietudine. Sì, insomma, la somma “casa da solo+paranoia esame+allarme terremoto” mi ha messo un po’ di agitazione. E l’ironia, come sappiamo, è la nostra migliore amica in questi casi.

Poi però leggi articoli come questo.
E nella tua testa parte la guerra tra la Mente Analitica e Mister Paranoia.
Mente Analitica: “Un fantomatico blog su blogspot di un fantomatico Centro di Sismologia Indipendente del Settentrione pubblica un unico post e tu ci credi?”
Mister Paranoia: “Indipendente, capito? Quindi affidabile! La controinformazione su YouTube non ti ha insegnato niente?”
MA: “Ma è ovvio che ci saranno altre scosse, si chiamano scosse di assestamento!”
MP: “Hanno anche previsto l’orario, loro sì che ci capiscono. Grillo lo dice sempre che i terremoti si possono prevedere!”
MA: “Grillo allora li scriva sul blog gli orari dei terremoti!”
MP: “Sei servo del padrone!”
MA: “Grillino stupidino!”
..eccetera.

Oh, io comunque per sicurezza seguo @INGVterremoti e dormo vestito. Se poi qualcuno ha un cane da prestarmi, glielo rendo domattina.

Pubblicato da: cescocesto | 5 giugno 2013

La mia buona azione quotidiana #6

chiavi di ricercaIl bello dell’internetto è che anche se manchi per un po’, le tue tracce passate rimangono.
E, a meno che tu non cancelli il tuo amato blog, gli internauti possono ancora incapparci spediti dal Signor Google, nella speranza di avere risposta ai loro quesiti, dubbi, domande esistenziali.
Di questi dubbi/quesiti/domande esistenziali se ne sono accumulati un po’ nel mio periodo di assenza, vediamo di fare la nostra buona azione quotidiana e rispondere ad alcuni di essi.

Fai da te
Ovvero realizziamo cose e risolviamo problemi con le nostre mani.
– a te che chiedi “casa allagata cosa fare”, dico:
1) trova la fonte dell’acqua.
Cose tipo tubi rotti, rubinetti aperti, coff coff troppi capelli nello scarico della doccia coff coff.
2) cerca di sistemare il danno o chiama un idraulico.
2) procurati secchi a volontà. E un buon mocio Vileda.
3) rimboccati le maniche e buon lavoro.
– continuano ad arrivare decine di internauti cercando “fare/costruire/realizzare barca con stuzzicandenti”, (alcuni osano addirittura un “veliero”).
Giuro che prima o poi farò un post sulla questione, fatemi prima rivedere un po’ di puntate di Art Attack e recuperare la mia fidata colla vinilica.

Psicologia spicciola e dubbi esistenziali
Ovvero le domande interiori che non vi fanno dormire la notte.
– caro amico/cara amica che ti senti “incompreso da me stesso”, non ti mentirò, sei messo male. Ma la buona notizia è che se riuscirai a capirti meglio, sicuramente interagirai meglio anche con gli altri.
– a te che cerchi “rancore eterno” dico solo: il rancore fa male a te, e basta.
Fa venire le rughe e il broncio costante. E i lifting al giorno d’oggi costano troppo.
– “perché Pomodori verdi fritti mi piace?”. Potrebbe esserti piaciuta la trama, il fatto che si intrecci la storia dell’amore di una coppia con molte altre piccole storie, potrebbe esserti piaciuta la caratterizzazione dei personaggi, la fragilità di Ruth e la forza di Idgie, potrebbe esserti piaciuto il contesto storico, che racconta l’America del Sud degli anni Trenta. Insomma, un sacco di cose.
O, sei hai visto il film, potresti esserti preso una cotta per la grande Kathy Bates!

Tricologia
Ovvero capelli e affini.
– al dubbio “ho perso molti capelli ricresceranno?” dico una cosa che mi insegnò anni addietro Piero Angela: “il segreto è il bulbo!”.
Il bulbo è quell’affarino bianco al termine del capello: se i capelli che perdi non ce l’hanno, alla grande, vuol dire che cresceranno nuovi capelli al posto di quelli che hai perso.
In caso contrario.. no.
– all’aspirante parrucchiere che cerca “taglio capelli sotto 2 sopra 3”, dico sei venuto/a nel posto sbagliato: io uso le care vecchie forbici.

Dubbi stagionali
Ovvero primaveraestateautunnoinverno.
– tu che cerchi “autunno sta arrivando”, mi sembri un po’ confuso.
È l’inverno a non essersene ancora andato. Ma su questo siamo tutti ottimisti: il meteo dà tempo in miglioramente per le prossime settimane! (il ché vuol dire che probabilmente pioverà fino a fine mese)
– al tizio/tizia rassegnato/a che dichiara “ho cominciato a sgonfiare materassino e canotto” dico: non disperare! Visto l’andazzo da Aprile a questa parte, le cose a questo punto sono due: o l’inverno finisce veramente o alla prossima ondata di pioggia potrai allegramente surfare per strada.

Sporcellate
Ovvero quelle chiavi di ricerca che con questo blog c’entrano come la panzanella a merenda.
– sinceramente, non so cosa sia un “anello penieno” e credo di non volerlo nemmeno sapere.
No, in realtà sono un po’ curioso. Per caso è qualcosa che le fidanzate regalano ai fidanzati prima di sposarsi?
(rapida ricerca su Google)
No, decisamente non è quello.
– non posso aiutare chi cerca “giapponesi vestite da gatte”, ma ecco qualcosa per chi cerca “maschi pelosi e barbuti”.
– a chi è preoccupato perché “rotto preservativo con cerotto” chiedo: ma ti si è rotto e vuoi usarlo dopo averlo chiuso col cerotto o l’hai chiuso col cerotto e quello ti ha smollato sul più bello?

Cellulari e affini
Ovvero telefoni e telefonate.
– a te che cerchi “Nokia storici” suggerisco questa esauriente pagina di Wikipedia (e chi altri?).
Tra parentesi, a proposito di Nokia storici, un minuto di silenzio per il mio amato Nokia 6230.
Sempre nel mio cuore, eccetera eccetera.
– ai vari internauti che cercano “scuse per non aver risposto al telefono”, “non ho risposto al telefono scuse utili”, “mi ha chiamato ma non ho risposto”, “ero reperibile ma non ho risposto al telefono”, indico questo post.
Un po’ datato, ma sempre efficace.

Cosa avrà voluto dire?
Ovvero, cosa diavolo stavate cercando?
– non so chi/cosa possa essere un “cosibeto”, mi spiace.
– non sono molto ferrato in spagnolo (al bisogno, seguo la regola universale “aggiungi una esse in fondo”), ma Google traduttore mi dice che tu che cercavi “escritorio de trabajo” forse cercavi “scrivania da lavoro”.
Guardas carines quelles dell’Ikeasss! ¡¡Hola!!
– a te che cercavi “cesco in polinesiano”, non so cosa dire: per quel che ne sono in Polinesia si parla anche il francesce, per cui potresti sparargli, per assonanza, un “Çois”.
– non saprei come rispondere a chi invece cerca “maremoto domestico”, non capisco il senso della metafora. Arrivo fino a terremoti e uragani, ma maremoto no, mi spiace.

Miscellanea
Ovvero tutto il resto.
– a te che dichiari di essere stato “perquisito all’areoporto non avevo nulla” dico: it’s the story of my life.
– la precedenza per strada, a meno di altra segnalazione, è a destra.
– a te che cerchi “come diventare amico di un riccio” dico che non si diventa amici di un ricio. Il riccio è un animale notturno, solitario e assolutamente non domestico. In realtà io ne ho avuto uno, ma più che altro è stato lui a usare casa mia come albergo. Si era piazzato in una casa dei Playmobil che avevo di quando ero piccolo, ci ha passato il letargo, e poi se n’è andato, ma solo dopo averci fatto pipì e cacca dentro. E senza nemmeno ringraziare. Ecco perché non si diventa amici di un riccio.
– Privet Drive 1.0 non esiste più, è stato fagocitato dal nuovo e migliore Privet Drive 2.0! (anche perché Bill Gheiz ha chiuso anni orsono il caro vecchio Windows Live Spaces)
qui e qui foto di gatti ciccioni. Qui anche un video. (diciamolo, che internet sarebbe senza gatti ciccioni? Oh, e senza Lil Bub? Un internet triste. Molto triste)

Cose a cui non risponderò più
Ovvero cose a cui non risponderò più.
– a chi cerca informazioni su Farmville 2 dico no! Mi sono disintossicato due anni, undici mesi e venti giorni fa e non ci voglio ricascare. A te che chiedi “come uscire dal tunnel di Farmville” dico che servono cinque cose: determinazione, costanza, un amico che ti cambi la password di accessoun, un altro amico pronto a schiaffeggiarti se chiedi notizie dei suoi campi coltivati e un altro amico pronto a bere con te per distrarti dalla tua dipendenza.
– a chi cerca “personaggi/dialoghi/riassunto dettagliato de L’eleganza del riccio” dico che il mondo è pieno di altri bellissimi libri. Tipo questo, questo, o questo.

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