Pubblicato da: cescocesto | 10 luglio 2007

Parliamo di.. cellule staminali

Sarà il caldo (che oggi che poi era bel tempo e il Guazzelli è fuggito per "emergenza" mare..), sarà lo studio eccessivo. Sarà per questo e per la mia costante e ormai palese curiosità riguardo ciò che pensano gli altri, che voglio sfruttare questo blog per fare una piccola piccola indagine. Chiedo a voi, quattro, cinque, lettori di questo blog, di darmi il vostro giudizio e personale parere su una questione (bio)etica che tanto fa scervellare scienziati, preti e ricercatori: l’uso e lo sfruttamento di queste ormai famose cellule staminali. Se n’è parlato tanto, già in merito al referendum dello scorso anno, quindi ricapitolo solo brevemente.
Le cellule staminali sono cellule particolarissime: molto poco differenziate, sono in grado di trasformarsi in diversi tipi di cellule più specializzate (pelle, cellule del sangue, del fegato, per dirne solo alcune) e, per esempio, andare a sostituire le cellule di un organo adulto danneggiato, malato o lesionato. Le cellule staminali sono classificate in base al "grado di specializzazione" che hanno raggiunto e sono quindi divise in:
– embrionali: cellule che si trovano nell’embrione ai primissimi stadi di vita (prima settimana). Una singola cellula può differenziarsi in qualunque cellula del nostro corpo e originare anche un nuovo embrione.
– totipotenti: anche queste prese dagli embrioni a stadi più avanzati di sviluppo o dal sangue del cordone ombelicale. Possono differenziarsi in tutte le tipologie di cellule adulte ma non originare un nuovo embrione.
– pluripotenti: fondamentalmente le cellule del midollo osseo e poche altre. Danno origine a più linee cellulari. Sono le riserve delle cellule del sangue. Si trovano negli adulti.
– unipotenti: molto differenziate, originano una sola linea cellulare e sono la riserve di tessuti a veloce ricambio come pelle ed epiteli. Anche queste si trovano negli adulti.
Da tempo la ricerca è divisa, su un punto fondamentale: alcuni scienziati sostengono che le "staminali adulte" (uni e pluripotenti) vadano benissimo come "ricambi cellulari", mentre altri scienziati ritengono che le cellule totipotenti e le embrionali abbiano la possibilità di rigenerare anche tessuti che le staminali adulte non sono in grado di riparare, essendo queste ultime già parzialmente differenziate. E da qui il dibattito, fondamentalmente poi legato alla definizione di "inizio della vita": se si prelevano cellule staminali da un embrione, esso muore, e allora che fare? Un ammasso cellulare (4, 8, 16 cellule) è da considerarsi o no "vita"? Ovviamente, per la Chiesa sì (anche se non per tutta la Chiesa), per alcuni scienziati si parla di vita solo dopo la fusione dei nuclei di spermatozoo e cellula uovo (che non avviene immediatamente, ma che in un embrione di 4-8 cellule è già avvenuta), per altri ancora (e per filosofi, ma anche teologi) si parla di vita solo quando l’embrione ha un sistema nervoso sviluppato a sufficienza (2-3 mese di vita). E allora? Aspetto i vostri pareri, e a tempo buono darò il mio.
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Responses

  1. A me l\’increscioso compito di lasciare il primo commento..innanzitutto grazie per il ripasso embriologico :)Riguardo al commento che dire, già il fatto che i commenti non abbondino è sintomatico del fatto che quello che hai tirato fuori è un argomento spinoso. E non ti nascondo che lo è pure per me, anche se il fatto di frequentare la facoltà di Medicina non si addice ai dubbi in materia…o favorevoli o contrari. Partiamo dal lato favorevole: indubbiamente le staminali rappresentano un grande passo avanti non solo nella pratica medica, ma anche nella "teoretica" umana (termine quanto mai fuori luogo, ma non me ne vanivano di meglio!). Le staminali ci mettono davanti agli occhi il fatto che il mio fegato non è il MIO, ma UN fegato. Come una scheda grafica del computer, uno qualsiasi dei nostri organi è lì per svolgere una funzione, e quando l\’organo non è più in grado di ottemperarla, viene sostituito con un qualsiasi pezzo di ricambio. Per quanto paradossale possa essere questa affermazione, il mestiere del medico si avvicina sempre di più a quello del meccanico: uniche differenze sono una maggiore necessità di attenzione alla compatibilità e un maggior rischio in caso di danno del pezzo. Il rischio è però che questa visione si allarghi, che il medico reperisca i suoi pezzi di ricambio da qualsiasi parte sia possibile recuperarli, sorvolando su ingenti problemi etici. Come coinciliare le due cose? Parliamo dell\’embrione, che sennò finisce che divago e vado "fuori tema" 😀  Il problema nei riguardi dell\’embrione è capire cosa è vita. Dissento fortemente da coloro che affermano che è vita in quanto "se lo lasci stare lì dove è dopo 9 mesi diventa un bambino"; secondo questo ragionamento io, che sto scrivendo adesso, e tu che stai leggendo, siamo morte. E anche il bambino che, appena nato, è stato definito vita, è morte, perchè facente parte di un processo che inevitabilmente lo porterà a quel traguardo. Secondo questo ragionamento la vita stessa diventa morte…mah, mi sa che non torna tanto. Ma allora, qual è il fattore discriminante, quello che mi fa dire "sì, questa è vita"? Pensiamo alle uccisioni: se uccido un uomo, vado in carcere per omicidio; se uccido un serpente, forse forse mi becco una multa se i Verdi si impuntano; se taglio un albero ho il solo problema di portarlo a casa. Diversi trattamenti per reati nei confronti di organismi diversi: se si guarda bene, però, l\’unica cosa che differenzia i tre soggetti è la parola, o meglio, la comprensione che non abbiamo di essa (anche i cani parlano, a modo loro). Può essere la parola un fattore così discriminante? No, perchè se uccido una persona muta in galera, giustamente, ci vado lo stesso. Che sia qualche altra caratteristica fisica? Nemmeno: per qualsiasi carattere, troverai sempre un uomo mancante di questo, e che comunque è considerati essere vivente. Tutto questo per dire cosa(in effetti la domanda è lecita!)? In sostanza credo che sia inutile riunire teologi, filosofi, giuristi e medici: una soluzione teorica non si troverà mai, e non la si troverà mai perchè non c\’è. Si tratta solo di scegliere "come" vedere l\’uomo: finchè si trattava di legiferare in materia di "esseri" diversi da noi, tutto ok; ma quando ci si avvicina a nostri simili, si ha sempre la paura che la situazione sfugga dal controllo, e che questa "mancanza di sacralità" nei confronti di una 20ina di cellule presto si trasformi in espianto da vivente, in creazione di mutanti e chi più ne ha più ne metta. Come si vede dai miei ragionamenti, non trovo motivazioni che mi inducano a dire con certezza che qualche cellula sia già vita; ma, parlando da ex gruppetto di cellule, non credo che ce la farei a negare ulteriori sviluppi ad uno di essi.


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