Pubblicato da: cescocesto | 12 aprile 2008

Domani al voto

"Chiedere ‘Lealtà repubblicana’ a Berlusconi è stato, da parte di Veltroni, un puro espediente retorico: come pretendere da una esquimese che colitivi datteri. Poiché la nostra Repubblica è nata dall’antifascimo, Berlusconi non può condividerne (e neppure capirne) la natura stessa. La sua goffaggine politico-istituzionale nasce soprattutto da questa totale alienità: la Repubblica italiana, per lui, è come un paese straniero che, inspiegabilmente, coincide con quello dove lui abita e lavora. Anche l’ennesima ruvidezza di ieri contro il Quirinale, che a noi pare un’arrogante cafonata, vista dal suo punto di vista è al massimo un piccolo errore di grammatica dovuto alla scarsa dimestichezza con la lingua repubblicana.
Il problema suo e dei suoi (e anche di molti dei suoi elettori) è dunque ridurre ai minimi termini la Repubblica, l’antifascismo, la Costituzione e qualche altro dettaglio, per potersi finalmente sentire ‘padroni in casa propria’, come direbbe il Senatur. Il problema è che, a quel punto, sarebbero gli italiani che si riconoscono nella repubblica e nella Costituzione a sentirsi stranieri in Patria. Credo che questo sfugga a parecchi miei amici di sinistra che si astengono perché tanto è uguale. E’ più intelligente lui dei super-intelligenti che non vanno a votare."
 
A un giorno dal voto riporto questo trafiletto de "L’amaca" di Michele Serra, dalla Repubblica di Giovedì. A due giorni (temo) dall’inizio della fine, voglio ricordare a tutti che, forse, non è vero che "tanto è uguale". Sì, Veltroni non sarà il meglio che potremmo avere, ma possiamo guardare all’alternativa? Da una parte Veltroni e dall’altra parte uno pseudo partito-coalizione, con all’interno tre-quattro partitini nati dalle ceneri del partito fascista, che fanno a gara a chi fa meglio il saluto romano (qualcuno ha detto anticostituzionali? oioi, come siete antichi, l’apologia di fascimo è così out!!) e un altro partito secessionista padano, i cui candidati propongono test mentali per i magistrati, poi corregendosi e proponendo allora quelli ideologici, invitano un Presidente della Repubblica alle dimissioni per giocarsi le poltrone istituzionali perché la sinistra comunista gliele ha "strappate tutte due anni fa", esaltano come eroe un mafioso condannato per riciclo di denaro, per associazione a delinquere e per omicidio perché "non ha parlato di Berlusconi mentre era in carcere" (e io, banale, che pensavo fossero eroi i magistrati antimafia e le famiglie che si rifiutano di pagare il pizzo), vogliono togliere la Resistenza (per loro resistenza, con la minuscola) dai libri di storia così apertamente rossi, che propongono alle donne di "andare a casa a fare torte", e dicono che (e qui chiudo perché ho davvero la nausea) se vincono guideranno l’Italia, commentando che "porteranno questa croce" (chi te l’ha chiesto, vai a mangiare le torte della tu’ moglie).
E allora non è vero che "tanto è uguale".
Mi ricordo con nostalgia il voto di due anni fa, quando i sondaggi erano largamente benauguranti, quando sorridevo nell’urna perché sapevamo di vincere, quando potevo votare il linea con ciò in cui credevo. Poi il panico degli exit-poll, quando dalle previsioni 56-44 si passava a 53-47, 51-49, mandando messaggi a Daniel a Praga aggiornandolo preoccupato e poi informandolo trionfante di quel risicatissimo 49,8-49,7 (o cose del genere). Sono il primo ad ammettere di essere deluso da quello che è venuto poi, perché in due anni la riforma della televisione andava fatta, la disastorsa riforma del sistema giudiziario fatta dalla grande S andava sistemata, una legge sul conflitto di interessi doveva essere almeno discussa in Parlamento, e non dovevamo farci boicottare dai teo-dem in materia di coppie di fatto. Si poteva fare, ma non l’abbiamo fatto. E’ andata male, poteva andare peggio, potrà andare peggio.
E allora, domani e lunedì, andiamo a votare per cercare di porre un freno a questa follia, per non tornare alla situazione di disastro di tre anni fa. Facciamo buon viso a cattivo gioco, tappiamoci il naso mentre votiamo come quando dobbiamo prendere una medicina amara.
Il sottoscritto combatte tra il voto dettato dall’ideologia e questo stramaledetto "voto utile", la mia decisione la prenderò dentro quell’urna che volevo rivedere solo tra tre anni (o magari prima, a votare un referendum anti-Silvio!). Uscito di lì vi dirò che decisione ho preso, magari brindando all’infarto di Silvio per la rimonta inaspettata dei comunisti, scusate, degli sporchi comunisti, quelli che mangiano i bambini. Questo perché voglio ovviamente sapere da tutti voi che cosa avete votato! Come? Il voto è segreto? Dai, che c’ho Mercurio quadrato con l’ascendente e quindi adoro il pettegolezzo!
Buon voto a tutti, ci vediamo lunedì.
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