Pubblicato da: cescocesto | 8 settembre 2008

Scrivere aiuta a vivere meglio. Parte II

A volte scrivo.
Succede così, sei lì che mangi e il personaggio ti compare davanti. Incompleto, certo, ma con uno o due caratteri che ti permettono subito di metterlo a fuoco. E magari senti che cosa prova in una determinata situazione, oppure lo vedi affrontare un certo ostacolo. E la scena è talmente nitida che non puoi far altro che osservare e, se hai una penna a portata di mano, scrivere qualcosa. Ma spesso la storia è più veloce dei nostri processi mentali e per scrivere, buttare giù qualcosa al volo, la perdi.
A volte la storia finisce su carta, altre sul pc, altre rimane impressa nella mente in attesa di finire a riempire il vuoto di un foglio bianco. A volte la dimentichi, a volte invece ti rimane marcata a fuoco nella mente. Mai definita e chiara, ma sempre con i punti cardine in evidenza. E lì sta alla mano ricreare il contorno, la cornice, descrivere volti e luoghi. E non è sempre facile. Capita di fermarsi perché non si riesce a proseguire, capita perfino di arrivare ad odiare qualcosa che si è scritto perché "non è uscito come doveva". Capita di lasciar stare, che la storia non si completi mai, solo parzialmente scritta su fogli che finiranno sotto altri fogli fitti di appunti.
Poi c’è la volta che la storia ci guida, che i personaggi ci suggeriscono con i loro pensieri, i loro gesti, parzialmente nostri, dove condurli, come scriverli. E allora sai dove la storia ti porta, sai le implicazioni di ciò che scrivi, sai quale sarà il fato di ogni personaggio, il suo destino, i suoi sentimenti domani e dopodomani. La storia che stai scrivendo ti mostra cosa accadrà, dove dovrai portarla con frasi, discorsi e descrizioni. E magari vorresti portarla altrove, in una direzione totalmente opposta, ma sai che non sarebbe quella giusta, che negherebbe ciò che le tue mani hanno scritto sino a quel momento, i sentimenti di quei personaggi che descrivi con precisione e che conosci a memoria.
E’ la storia che sto scrivendo (scribacchiando è la parola giusta) che mi ha portato a riflettere su tutto questo. "Io non voglio che vada così", mi ripeto. Scrivere è quasi faticoso in quei momenti, mentre cerchi di dare alla narrazione la tua impronta, di portare la storia dove tu vuoi. Ma quella non è la meta, perché la storia conosce il suo destino sin da quando si affaccia alla nostra mente, sottoforma di un personaggio prima anonimo e poi familiare. Ci ha scelti, ma noi, le nostre mani, non siamo altro che un mezzo, un’interfaccia che permette alla storia stessa di uscire e prendere forma concreta nel mondo; e non ci è dato di curvarla, raddrizzarla, al massimo possiamo limarla. E così la storia ci guida, sussurrandoci all’orecchio le frasi giuste, quelle d’effetto, ma non permettendoci di uscire dal binario. E quando questa ti mostra il passo successivo e capisci che non hai il potere di scegliere, è lotta. Spesso ti blocchi, spesso smetti semplicemente di scrivere. Ma la storia a quel punto è prigioniera in te, e non può non uscire. Così si manifesta in continuazione, mostrandoti alcune alternative, figlie di sottili differenze nel percorso del racconto, per indurti a sceglierne una. E tu sai che la scelta giusta è quella che ti fa emozionare, soffrire, arrabbiare, non le altre possibilità che tu hai tentato invano di seguire. Però serve il coraggio per mettere su carta tutto.
Scrivere è questo, sapere che la storia che hai dentro deve essere raccontata, e può farlo per mezzo delle tue mani. E questo è un onore.
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Responses

  1. trovo tutto ciò semplicemente divino!
    cesco…ma non è che hai sbagliato facoltà=)P?
    eli


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