Pubblicato da: cescocesto | 2 novembre 2008

Novembre

Che fosse ora di riprendere a scrivere in questo blog, lo sapevo da tempo. Da dove partire, non lo sapevo. E ho rimandato.
E mentre scivolavano via le ultime piovose giornate d’Ottobre, mentre aspettavo mattina e sera l’arrivo della dottoressa, egoisticamente arrabbiato perché privato da nonna della mia camera e dei miei spazi, mentre scavalcavo quel 30 Ottobre denso di ricordo e dolore, continuavo a rimandare. Perché da un po’ di tempo a questa parte avevo provveduto a trasformare questo blog da pseudo-diario a pseudo-agenda politico-sociale, dove sfogare i miei pensieri più che i sentimenti. Non che una via sia giusta più dell’altra, anzi la trasformazione è stata quantomai naturale e probabilmente indotta dalla catastrofica scena politica che ci circonda. E rimandavo, non volendo scrivere -o forse non essendone più in grado- un intervento in cui sfogare dubbi, ansie e frustrazione. L’azione che un tempo mi riusciva abbastanza facilmente si era col tempo contratta in un esercizio di stile: sfruttare sensazioni ed esperienze e poi scriverne sviscerandole, per analizzarle ma al tempo stesso per distanziarmene, per "spersonalizzarle"; non credo di essere mai arrivato a scrivere "sto male" in un intervento, quanto piuttosto a generalizzarlo in un "si sta male per..". E non credo che arriverò a farlo nemmeno oggi, perché lo sapete come sono, un "compressore di sentimenti".
Come sempre però scrivere mi aiuta, è la più grande terapia. Non mi metterò a sviscerare le cause del mio malessere, perché le conosco e perché probabilmente sarebbe anche noioso per voi che leggete. Scriverò qualcos’altro, per convincere i miei tre lettori e me stesso per primo che il dolore, le insicurezze e le paure sono superabili aggrappandosi a tutto ciò che c’è di buono nella nostra vita, dalla concretezza di sapere che hai degli amici che credono in te al più metafisico senso di calore osservando un bimbo che trova riparo nelle braccia della madre. Il trucco è questo: trovare l’appiglio quando il resto frana, aggrapparsi e non mollare anche se i sassi che cadono ci feriscono e, quando la frana è finita, prendere fiato e ricominciare salire.
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Responses

  1. urca!!!

  2. …sono senza parole… spero di essere stata contata anch\’io fra i tuoi tre lettori! Cmq sono molto colpita da quello che dici, soprattutto la frase finale…" prendere fiato e ricominciare a salire"…accidenti, quanto è vero!

  3. grazie! beh.. normalmente conto sette lettori, ma in periodi difficili prevale il pessimismo, e i sette lettori sono stati dimezzati a tre!

  4. Puoi arrivare anche a contarne 8, anche se non ho mai lasciato un messaggio ti ho letto più di qualche volta.Il dolore, oltre che a fare un male cane per definizione, può anche essere terapeutico per capire qualcosa di più su di noi e su chi ci circonda.P.S. cmq se hai 7/8 lettori è già grasso che cola, io ne ho molti di menoCiaoSilvanascricci


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