Pubblicato da: cescocesto | 3 maggio 2009

Vacanze romane

Eccomi qua, di ritorno dalla trasferta romana e di ritorno sul blog dopo un mese e passa di assenza.
Sono stati tre giorni intensi ma piacevolissimi e mi sono completamente ricaricato: ora ho le forze per finire di sistemare il caos che governa la mia camera, il 90 percento del quale è stato generato la settimana scorsa dal mio primo tentativo -fallito- di mettere a posto, iniziato con accumulo per terra, sul tavolo e sul letto di tutte le cose da mettere a posto e terminato con me che dormo nel letto di Stefano perché in camera non c’è più posto per nulla. Solo per un gatto che dorme sulla massa di vestiti sporchi nell’angolo.
Ma andiamo con ordine, e raccontiamo la trasferta giorno per giorno.
Primo giorno:
Il giorno della partenza. Siamo organizzatissimi: ho comprato i biglietti con ampio anticipo e, avendo la sera precedente sbattuto la testa contro una porta, ho già provveduto a fare la valigia, caso unico nella mia vita, quindi devo solo infilare iPod, macchina fotografica e qualche libro nel bagaglio a mano. Il treno parte a un quarto alle undici e alle dieci siamo già pronti. Non abbiamo problemi, abbiamo i biglietti, le borse sono fatte. Panico. Vuol dire che come minimo ho scordato le mutande oppure il treno partirà in anticipo e ci lascerà qui. Respiro: non essendo abituato alla calma dell’essere in orario, sono stressatissimo. Stefano è pronto, mamma è pronta, nonna è pronta. Partenza per la stazione. A quel punto conto le valigie. HA! Sono tre, noi siamo quattro. Sapevo che l’imprevisto era dietro l’angolo. In realtà scordavo che io e Stefano abbiamo stipato i nostri vestiti in un’unica enorme valigia ruotata.
Partiamo. Viaggio tranquillo, che scorre agile con approfondita lettura della Repubblica con nonna che tossisce in sottofondo e si rifiuta di prendere qualsiasi medicina (poverino il tizio accanto a lei, che voleva dormire e ogni tanto la guardava sconfortato). Dopo tre ore, arriviamo. Pranzo veloce in stazione, e l’amica di mamma arriva a prenderci per portarci a questa fantomatica libreria. Mentre mi siedo in macchina, si forma davanti agli occhi una figura: il biglietto della presentazione con l’indirizzo della libreria. Mapporc… ecco cosa mi sfuggiva! Strizzo gli occhi per cercare di leggere l’indirizzo scritto piccolo al centro della mia allucinazione, ma con i miei quattro decimi scarsi non riesco a coglierlo. Fortunatamente, riesco a ricordarmi che la libreria è in Via Basento, angolo con Via Ofanto (tiè!). L’amica di mamma riesce a portarci in zona nonostante il traffico sia rallentato per una causa sconosciuta (la mattina dopo appuriamo che mezza città era allagata per la pioggia bomba), ma non sapendo di preciso dove sia la strada, mi dice di chiedere in giro.
Primo tentativo: gruppo di aspiranti manager che parlano di affari davanti ad albergo
Scuuuuusi, via Basento?
Eh?
Uh, via Ofanto?
Non lo so, però siete in zona perché qui sono tutti nomi di fiumi!
…grazie!
Secondo tentativo: ragazza che cammina spedita
Scuuusaviabasentooo?
Nonsononsonodiquiscusaciao
Terzo tentativo: donna in macchina che fuma e parla al cellulare
(mamma) Scusi, via Basento?
(la donnina prosegue agile a parlare al cellulare)
Alla fine becchiamo una sosia della Sora Lella che riesce a darci indicazioni. Arriviamo sul posto con un minuto di anticipo, e -ovviamente- mentre scendiamo dalla macchina ci chiama il tizio che dovevamo incontrare, bloccato causa maltempo, giustamente. L’appuntamento slitta di un’ora e mezzo, ma alla fine riusciamo a trovarci e a fare sta benedetta presentazione. Sul momento il mio cervello è uscito per un caffè, e a posteriori mi rendo conto di aver detto più stupidità di quante ne dico di solito, ma vabbè. Poi mini giro turistico delle mura e della casa del jazz, ex villa del "contabile" della banda della Magliana, ora tornata al comune di Roma, che ospita vari concerti tutto l’anno. Peccato che il cimitero acattolico era chiuso.
Cena con pizza. Veramente, una pizza dal diametro imbarazzante. D-e-l-i-z-i-o-s-a.
Secondo giorno:
La giornata inizia presto, alle cinque del mattino. Quelli del B&B hanno messo le coperte troppo pesanti, e la tosse di nonna che fa vibrare i muri non aiuta a riprendere sonno. Mamma cerca di farle capire che più tossisce e più tossirà, ma nonna non le dà ascolto: in fondo, mia madre avrà anche una laurea in medicina, ma nonna convive con ‘sta tosse da tutta la vita. Risultato: la tosse è proseguita un’altra ora, poi nonna si è riaddormentata e siamo riusciti a dormire fino alle 9.30. A quell’ora mi alzo e cerco di capire come funziona ‘sta meraviglia tecnologica del Nespresso, mentre nonna si chiude in bagno con i suoi sette flaconi di creme perché deve eliminare i segni della notte insonne. Distruggo tre cialde e alla fine riesco a capire come funziona il Nespresso, ma sbaglio e metto il caffè all’americana, novanta percento acqua, distratto da nonna che mi chiede di accendere la tv in cucina. Non ha gli occhiali, io nemmeno. Ha preso il microonde per un televisore. Riusciamo a fare colazione e alle dieci e mezzo siamo fuori, diretti alla mostra di Darwin.
Mostra interessantisssssima, con alcuni animali veri provenienti dal Bioparco, tra cui un iguana, un armadillo e tre piccole rane, nere a righe azzurre. Alla fine della mostra, nell’ultima sala c’erano le riproduzioni in plastica di embrioni di pesce, pollo, tartaruga, delfino e uomo, in tre diversi stadi di sviluppo; forte dei miei recenti studi di embriologia, individuo quello umano. Mamma, che embriologia l’ha studiata svariati anni fa, ha avuto qualche problema nel riconoscimento e Stefano, che l’embriologia non sa nemmeno cos’è, ha stabilito sicuro che l’embrione umano era un embrione di ippopotamo. Dopo pranzo siamo passati dalla libreria del museo, e, oltre a un libro di Odifreddi e uno di Rita Levi Montalcini, mi sono portato via "TuttoMafalda". Pomeriggio a giro per chiese fuori città, zeppe di pellegrini e poi dritti al cinema a vedere Mostri contro Alieni in 3D. Ganzata.
Terzo giorno:
Terza e ultima giornata romana. Mamma è tornata la mattiniera di sempre grazie al fatto che nella notte nonna non ha tossito, e tipo alle 8 mi sveglia e mi fa: "Non riesco a far venire il caffè.." le spiego: accendi, metti la cialda, abbassi la leva, pigi il pippolo. "Ok". Torna: "Viene solo acqua.." mio malgrado mi alzo, e verifico che di quattro cialde ne è rimasta una. Mamma ha pigiato il pippolo prima di abbassare la leva, e si sa che il Nespresso non perdona. Se sbagli, ti becchi acqua marrone. All’ultimo tentativo il caffè esce, e nonna si mette a tossire commentando quanto un buon caffè sarebbe utile nella sua lotta alla tosse. Io e mamma cediamo.
Dopo colazione, in marcia verso le Scuderie del Quirinale, per la mostra del Futurismo. Veramente piena di gente, soprattutto di studenti in gita trascinati dai loro prof e visibilmente non interessati. Notevole, per quanto non mi piaccia lo stile. L’ambientazione è da favola, e i muri di vetro permettono una visione di Roma a centottanta gradi. Finita la mostra siamo scesi verso la libreria del museo, dove ho recuperato la raccolta di vignette di Will Eisner, e mamma un imprecisato numero di libri su arte, architettura e design, con notevole disappunto di Stefano che non ha comprato nulla (giustificazione di mamma, che abbraccia due libri come Gollum quando stringe l’anello: "Ma sono così difficili da trovare!"). Pranzo al barrino del museo, e poi ritorno con calma al B&B, faccio le valige e alle cinque e mezzo vado a prendere il treno, perché mamma, nonna e Stefano restano un altro giorno.
Monto sul treno, arrivo al mio scompartimento. Con me c’è una ricciola che cerca di rendersi invisibile perché non ha l’integrazione del biglietto e una giovane donna in carriera che discute del suo futuro lavorativo al cellulare. Perfetto: posso dedicarmi finalmente alla lettura di Kitchen, che rimando da un anno. Alè. Leggo agile le prime trenta pagine, interrompendomi per scoprire quale sarà la decisione della donna in carriera. Dopo mezzora però, la ragazza scende ed è sostituita da una mamma con bambino. Quest’ultimo appare come docile e carino, e si siede accanto a me mettendosi a leggere un libro in tedesco. Certo, è un po’ fastidioso perché chiede ogni cinque minuti se siamo arrivati e avvisa la mamma ogni volta che inizia e finisce una pagina, ma è un bambino carino, e poi sgranocchia carote come me da piccolo! In realtà, il bambino si mostra per ciò che è dopo un’altra mezzora: stanco di leggere, decide di sdraiarsi e appoggiare i piedi sul mio libro. "Non si preoccupi, sono abituato ai gatti che dormono sui libri che leggo!" faccio alla mamma, che sorride comprensiva. Poi il bambino comincia a farmi il solletico. "E’ inutile, non lo soffro!" cerco di dissuaderlo. "Allora fallo tu a me!", mi frega. Lo accontento, e torno alla lettura. Per tre secondi, dopo i quali l’ex angelico bambino comincia a prendermi a calci. Faccio finta di niente, ma sono sicuro che mi si gonfiano le vene della faccia. Alla fine interviene la mamma, e riesce a farlo addormentare. Sono libero.
Riprendo a leggere, ma dopo tre pagine arriva un nuovo compagno di viaggio, ovviamente logorroico. Cerco di continuare la lettura, ma ormai sono preda di un fiume di parole. Vi risparmio i dettagli, ma tra le perle del tizio riporto: "Ah, vicino a Livorno fanno il Pistoia Blues.. dove lo fanno? (pausa di tre minuti in cui approfitto per leggere qualche pagina) Ah, a Pistoia!" "Sono tornato ieri dalla vacanza e mi sento un po’ male, tossisco sempre.. non avrò mica l’influenza suina? Ero vicino al Messico!" "Ah, io non sono razzista, ma quei negri di merda aveva ragione Hitler, con uno ci facevi tre saponette!". Raggiunta Cecina, ho preso la valigia e sono fuggito, anche perché il bambino si stava svegliando, e mi sono fatto il resto del viaggio nel corridoio: due contro uno non ce la potevo fare.
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Responses

  1. Primo giorno:1. Che presentazione?Secondo giorno:1. Anche io ho TuttoMafalda!Terzo giorno:1. Tua nonna dovrebbe conoscere mia nonna. Sono sicura che farebbero una bella coppia.2. I bambini angelici alla fine si mostrano sempre per quello che sono. Più sono biondi e ricci, peggio è.

  2. Primo giorno:la presentazione del libro!Secondo giorno:ottimo acquisto :DTerzo giorno:1. perché si starebbero simpatiche essendo mia nonna romagnola, o perché sarebbero una bella coppia nel far vibrare i muri?2. l\’ho scoperto a mie spese.

  3. Primo giorno:IL TUO LIBRO?!?!?!?!? ma uffa sono l\’unica che ancora non l\’ha visto!!! buhuuSecondo giorno:concordo in pieno.Terzo giorno:1. mia nonna emiliana d.o.c. non so che rapporti avrebbe con una romagnol; sarebbero una bella coppia perché sicuramente farebbero vibrare i muri.2. anche io. XD

  4. Tra ta nonna e la nonna di Vittoria (che poi sarebbe mia madre) è come stare in mezzo al fuoco amico.Dove hai presentato il tuo libro? sei stato bravissimo a riuscirci.Compliments


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