Pubblicato da: cescocesto | 1 dicembre 2009

Giornata mondiale contro l’AIDS

Oggi è la giornata mondiale contro l’AIDS.

I dati degli studiosi parlano di quattromila nuove infezioni registrate in Italia nel 2008, pari a circa 7 nuovi casi di sieropositività ogni 100 mila persone. Di questi, il 60% ha scoperto di essere sieropositivo troppo tardi, quando l’infezione era ormai allo stadio di malattia conclamata. Risulta inoltre che un sieropositivo su quattro non sa di essere infetto.

La tipologia dei malati continua a seguire il trend degli ultimi anni: diminuiscono i contagiati a causa del passaggio di siringhe per l’iniezione di droga (dal 69% del 1985 all’8% del 2008), mentre sono in costante aumento (dal 13,3% del 1998 al 73,7% del 2007) i casi attribuibili a contatti sessuali non protetti, eterosessuali e omosessuali (ormai, almeno in Europa, l’incidenza tra omosessuali ed eterosessuali è quasi la stessa).

L’AIDS quindi non è più “la malattia dei tossicodipendenti e dei gay”, accezione caratteristica della malattia nei primi anni di pandemia mondiale, ma riguarda tutti, omo/etero/bi/trisessuali, tossicodipendenti e non. Il fatto che se ne parli meno non significa che la sua diffusione sia in regressione, ma al contrario contribuisce a mantenere la disinformazione tipica dei giovanissimi, che pensano che l’unico possibile “intoppo” nell’avere rapporti sessuali non protetti sia un’eventuale gravidanza. Beh, cari giovani, sappiate che il salto della quaglia non vi proteggerà dall’HIV così come non vi proteggerà dalla insidiosa sifilide, dalla sconvolgente gonorrea o dall’inquietante herpes genitale.

In questo clima di silenzio, uno dei pochi meriti che si può riconoscere a Luca Zanforlin, autore/conduttore di quel programmone cultural-popolare che è Amicici, è quello, ogni anno, di invitare in studio Rosaria Iardino, sieropositiva protagonista della foto provocatoria in cui veniva baciata sulla bocca dal Professor Ferdinando Aiuti per dimostrare che il contatto umano non è causa della trasmissione del virus HIV e oggi presidente della NPS Onlus, per informare i ragazzi di Amicici e la mandria di adolescenti che li segue ogni pomeriggio su cos’è l’AIDS e come si trasmette il virus dell’HIV. Nella puntata dello scorso anno uno dei suddetti aspiranti cantanti sosteneva che “la mia amica che è infettivologa” l’aveva informato del fatto che il virus si stava “modificando e spostando” anche sulla popolazione eterosessuale. Eccola qua la disinformazione: non è il virus che muta in tal senso (i linfociti T degli etero sono uguali a quelli degli omosessuali, né più né meno, e quindi il virus non sta modificando il suo bersaglio), ma sono gli eterosessuali che, sentendosi al riparo dalla malattia, hanno limitato l’uso di precauzioni favorendo la diffusione della malattia (chi ha parlato di padri di famiglia benpensati che vanno a donne di malaffare e non si proteggono?).

Quindi, mentre gli scienziati, i medici e i ricercatori di tutto il mondo si danno da fare per capire quali farmaci sono più efficaci per combattere la malattia e per quale motivo alcune persone risultino, di fatto, protette dagli attacchi del virus, ciò che possiamo fare noi è continuare a parlarne, con chi ne sa meno di noi, per aumentare la consapevolezza di tutti. E se poi PapaRazzinghe si decidesse ad ammettere che il preservativo è l’unico strumento per combattere la diffusione del virus (visto che mi sembra impossibile chiedere completa astinenza o monogamia assoluta all’intera popolazione mondiale), questo sarebbe sicuramente d’aiuto.

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Responses

  1. A parte che mi sfugge in questo momento l’individuo trisessuale, ma secondo me il punto centrale sta nel fatto che questa è una malattia che, siccome si passa prevalentemente via sessuale, si tende a informare poco, perché in questo modo si tiene vivo lo scontro propagandistico e la campagna elettorale su un campo di battaglia sensibile. C’è tutto l’interesse da parte di istituzioni e chiesa a starsene zitti, per poi venir fuori al momento giusto.

    • secondo me le istituzioni se ne sbattono altamente dell’AIDS, perché i politici che ne fanno parte non si sentono toccati dal problema, mentre è ben chiaro che investendo in campagne di prevenzione si risparmierebbero poi tutti i soldi che si spendono per trattare un sieropositivo cronicizzato, che ad oggi ha un’aspettativa di vita molto lunga grazie all’efficiacia dei medicinali che però non può smettere di prendere.
      la chiesa al contrario non concepisce il problema, perché il loro assoluto dogmatismo li spinge a non considerare possibile il sesso all’esterno del matrimonio. e intanto in africa ci si continua ad ammalare, e loro ti chiedono soldi per finanziare i missionari che aiutano i bambini malati.

  2. Gran bel post Cesco.
    Chiaro, esaustivo quindi sull’argomento non ho davvero nulla da aggiungere.
    Volevo però puntualizzare che, recentemente (in Africa) il “pastore tedesco” non si è limitato a ribadire il divieto ai credenti dell’uso del preservativo ma lo ha definito come la causa dell’olocausto dell’AIDS.
    Silvana

    • grazie silvana! la storia di questa malattia mi ha sempre affascinato sin dalle medie (ci feci la mia tesina dell’esame di terza, che bei ricordi!), e continuo ad essere “infastidito” dal modo in cui il mondo politico e dell’informazione trattano il tema. giusto oggi ho visto lo spot del governo il cui messaggio è: “fai il test se ti vuoi bene”. giustissimo, ma prima di tutto bisognerebbe dire “proteggiti se ti vuoi bene. e se non l’hai fatto, solo allora preoccupati del test”.
      delle ultime dichiarazioni del pastore tedesco (XD) non avevo sentito nulla. che coraggio ci vuole per dire cose del genere.

  3. Purtroppo è stato sdoganato un messaggio sbagliato e cioè che di HIV non si muore più o che per lo meno ci sono tempi molto diversi.
    Questo è in parte vero ma non vuol dire che si sia trovata la cura.
    E ci sono mondi (quelli dei padri di famiglia a cui accenni e che conosco molto bene) dove si corrono rischi allucinanti.
    a.y.s. Bibi

  4. clap clap clap.
    come ipocondriaca e portatrice di OCD, non posso che concordare con ciò che hai scritto.
    basterebbe così poco per proteggersi, quando davvero ci si vuole bene.

  5. @Bibi: infatti, sembra che di AIDS non si muoia più, quando in realtà non è così. le medicine permettono di vivere anche dieci/venti anni in condizione di “semplice” sieropositività, ma parliamo solo dei paesi occidentali, nei quali lo stato può permettersi di pagare le medicine. ovviamente, in Africa, non è così.
    @laragazzaconlavaligia: vedi che essere ipocondriaci e portatori (sani?) di OCD/MOC alla fine può anche far bene?
    p.s. where have you been?!


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