Pubblicato da: cescocesto | 15 gennaio 2010

La custode di mia sorella

Ho finito di leggerlo giusto ieri sera.

Sapevo della sua esistenza solo perché avevo visto il trailer del film tratto dal libro, film che ovviamente per questioni di tempo (e anche perché è rimasto in sala tipo una settimana) non sono riuscito ad andare a vedere.
Ricordavo che aveva suscitato polemiche: era stato vietato ai minori di quattordici anni e Giuliano Ferrara non voleva nemmeno che fosse distribuito; così, quando l’ho trovato in libreria mi è venuta la curiosità e l’ho preso. Sapevo solo che parlava di questa ragazzina, nata grazie alla fecondazione assistita in modo che fosse totalmente compatibile con la sorella malata di una grave forma di leucemia, che chiede l’emancipazione medica dai genitori perché non vuole più essere usata come fonte di parti di ricambio per la sorella maggiore.

Il libro: è un libro corale, in cui alla voce di Anna, la protagonista, si aggiungono quelle di Sara, sua madre, Brian, suo padre, e Jesse, suo fratello.
Ogni personaggio dà voce al suo punto di vista, e tutti insieme raccontano della crisi della loro famiglia, unita attorno a Kate, la sorella malata, ma ormai frammentata nella vita di tutti i giorni, perché la malattia ha portato via la complicità ai genitori, e fa sentire i figli sani invisibili ai loro occhi.
A queste voci si uniscono quella di Campbell Alexander, l’avvocato di Anna, che custodisce un segreto che gli permette di capire come si sente la ragazza, e quella di Julia Romano, nominata tutore ad litem e in conflitto con l’avvocato, di cui era innamorata alle superiori.
Il racconto scorre veloce e non pesante grazie all’alternanza dei punti di vista e alla presenza di alcuni flashback che raccontano la storia della malattia di Kate, dando anche alcuni importanti punti di reflessione, per arrivare ad un finale che riserva non uno, ma ben due colpi di scena (che il sottoscritto si è rovinato perché ho l’abitudine di leggere sempre le ultime righe dell’ultima pagina), e strappa facilmente più di una lacrima.

Il film: l’ho visto a caldo appena finito di leggere il libro, quindi il confronto era inevitabile (e personalmente sono dell’idea che in novantanove casi su cento i film tratti dai libri deludano, semplicemente perché non corrispondono all’idea che noi stessi ci eravamo fatti di “come sarebbe dovuto uscire fuori” il film stesso).
Carino, non mi sento di aggiungere altro.
Pigia molto sul tasto CRY, ma con me non ha funzionato. In generale tende a rimanere accanto ai personaggi (nonostante siano tutti narratori della vicenda), mentre il libro ti portava dentro la loro mente, e scivola un po’ troppo via, forse anche a causa di alcune modifiche nella trama e allo svuotamento di personaggi nel libro molto più importanti come Anna e Jesse.

Il libro è decisamente consigliato.

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Responses

  1. non ha funzionato il tasto cry? allora non deve essere un granchè il film 😀

    • e dire che di solito con me funziona sempre. 😉

  2. non sapevo nenche l’esistenza del film… adesso mi procurerò al + presto il libro 😀

  3. Il libro non l’ho letto ed il film non l’ho visto.
    Mi manca proprio tutto.
    Ti ho “rubato” l’idea di scrivere che cosa ho sul comodino…. mi perdoni?
    Ciao
    S.


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