Pubblicato da: cescocesto | 6 marzo 2010

Decreto “intepretativo”, cioè fate come vi diciamo noi

Benvenuti nel regno di Re Silvio I.

Finora abbiamo scherzato: leggi ad personam, leggi ad familiam, leggi ad impresam, leggi ad ReteQuattrum, leggi salvaladri, leggi salvaabusivi, leggi salvaevasori, leggi salvamafiosi. Nulla rispetto a questo.

Stravolgere in corsa le regole che stabiliscono come si presentano le liste elettorali è antidemocratico ed anticostituzionale.
È regime dittatoriale.
Sorvoliamo su quanto è ridicolo che il partito più importante (in termini di voti) d’Italia non riesca a racimolare cinquecento firme in più del limite richiesta per avere un margine di sicurezza in caso alcune di queste risultino irregolari, sorvoliamo sulla pochezza di un responsabile elettorale che si presenta con tre quarti d’ora di ritardo sul limite ultimo per consegnare i faldoni con simboli e liste, sorvoliamo sulla propaganda atta a mascherare questi errori organizzativi, buttando merda addosso ai Radicali (“non ci hanno fatti entrare, quei cattivoni!”) e ai magistrati (“via, solo perché quattrocento firme non riportano il timbro, la data e il luogo in cui sono state raccolte, dovrebbero essere ritenute non valide? comunisti!”).

Sorvoliamo su tutto questo, e guardiamo come sono state risolte le controversie.
Con un decreto, ovviamente. Il mezzo preferito e più usato del governo Berlusconi torna ancora una volta a salvargli il culo. Un decreto che cambia la legge in corsa salvando liste e listini, candidati governatori e responsabili elettorali, capre e cavoli.

E Maroni l’ipocrita, che ha passato una settimana a negare che fosse possibile emanare un decreto in merito, ieri sera era in conferenza stampa a spiegare il senso del decreto che il governo ha approvato in serata.
Un decreto interpretativo, ci spiega il ministro. Ah, allora non cambiano le regole in corsa! No, non le cambia. Semplicemente, “il decreto interpreta la legge elettorale, affinché il Tar possa applicare la legge in modo corretto secondo l’interpretazione che il legislatore, in questo caso il governo, dà alla legge”. Ovvero, “sarà il caso che il Tar faccia come gli diciamo noi”.
E nessuno obietti che secondo la Costituzione il potere legislativo è in mano al Parlamento e non al governo, perché questi sono discorsi vecchi e pure antidemocratici.

Certo però che Berlusconi e il suo governo sono veramente portatori di novità: nessuno aveva mai sentito parlare di decreti interpretativi, basta rivedere le reazioni perplesse dei giornalisti quando questa soluzione era stata ipotizzata (Bianca Berlinguer: “Il governo adotterà un decreto interpretativo, qualunque cosa sia questo decreto interpretativo”), e noi fossili filocomunisti e, peggio, filocostituzionali, dovremmo imparare da loro e smettere di appellarci alla Costituzione (ma poi perché continuiamo a scriverlo maiuscolo?) a ogni piè sospinto.
Ce ne dà prova la Costituzione materiale: il Presidente della Repubblica (anche qui, perché continuiamo a scriverlo maiuscolo?), teorico difensore delle regole democratiche del paese, materialmente non ha fatto un cazzo per impedire l’ennesimo scempio fatto da Berlusconi e dai suoi. E meno male che è comunista.

Sono il primo a dire che andare a votare senza il PdL in Lazio e Lombardia sarebbe stato assurdo e anche un po’ ridicolo. Avrei accettato tranquillamente un rinvio delle elezioni per permettere una nuova raccolta di firme nelle due regioni (via, siete il PdL: mandate Berlusconi in piazza e di firme ne raccogliete quante volete) per avere un confronto elettorale corretto, ma così è troppo. Questo è calpestare le regole con ai piedi anfibi fangosi e poi sputarci sopra.
E dirigenti del PD, per favore, non ipotizzate una manifestazione, fatela.

Aggiungo un’ultima cosa trovata sul sito de La Repubblica: esiste una legge del 1988 sul potere normativo del governo. L’articolo 15 secondo comma della legge n.400 del 23 agosto stabilisce che “il governo non può provvedere nelle materie indicate nell’articolo 72, quarto comma della Costituzione (materia costituzionale e elettorale)”. Recita infatti il quarto comma: “La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi”.

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Responses

  1. Forse andare a votare senza PDL sarebbe stato anche ridicolo, ma alla fine è giusto che gli elettori sappiano che se non votano è perché i rappresentanti di quel partito sono incapaci. E se è vero che il partito lo fa il gruppo, quello è un partito di coglioni, incapaci e stupidi. E l’elettore si renderebbe conto di chi vota..

    PS: sto parlando di un paese normale ovviamente..non il nostro.

    • in un paese normale episodi del genere non succederebbero, ovviamente.
      e, se succedessero, verrebbero risolti in ben altri modi.
      andando a votare senza pdl si correva il rischio che le elezioni venissero poi delegittimate (tutti i discorsi sul “vincere facile” di brunetta, che cita le pubblicità, quando magari da un politico ti aspetteresti citazioni da storici o filosofi), e quindi andava trovata una soluzione. quello che ha spaventato silvio&co è stato, come dici te, il danno d’immagine in cui sarebbero incorsi. e dato che la leadership di silvio è basata solo su quella, non potevano permettersi incrinature nel loro quadro di perfezione.

  2. Io al decreto interpretativo ho risposto così, mutuando una lettera trovata su internet ed inviandola alla presidenza della repubblica.
    Non servirà ad una minchia ma almeno l’ho detto.

    Illustre Presidente, Dopo la sua decisione di ieri sera di firmare il decreto ‘interpretativo’, non posso che ritenermi irrimediabilmente delusa dalla sua persona. L’ultima cosa che mi rimane da fare, come cittadina, prima di dover accettare con dolore e con rabbia uno stato di cose che non può assolutamente rappresentare i miei ideali di Democrazia, Giustizia e Verità, uno stato di cose per cui persone che agiscono in palese violazione della Costituzione hanno creato un sistema di potere che sta progressivamente esautorando le istituzioni e gli organi di controllo, è farle delle semplici domande.

    Innanzi tutto, chiamare quel decreto ‘interpretativo’ costituisce una presa in giro nei confronti del diritto, della Costituzione, della Repubblica delle persone che sono morte perché l’Italia potesse diventare una Repubblica e delle persone che sono morte per evitare che cessasse di esserlo. Lei ha avvalorato il comportamento di un gruppo di persone che, per rappresentare solo ed esclusivamente i propri interessi personali, ha utilizzato come scusa la parola ‘libertà’, commettendo un vero e proprio stupro della lingua, delle istituzioni e della storia di questo Paese. Uso il termine stupro per sottolineare la violenza di un simile atteggiamento, con cui si piegano il linguaggio e le regole con la violenza della mistificazione, della propaganda ideologica, dell’eliminazione mediatica dei nemici o dei personaggi scomodi e con forme di censura palesi e incontrovertibili. Lei è davvero convinto, ieri sera, di aver agito nell’interesse del popolo italiano?

    La Storia della Repubblica Italiana, che da ieri sera, purtroppo, è diventata ex Repubblica Italiana, è costellata da una sanguinosa scia di martiri. Questi martiri sono quelle persone che hanno pagato con la vita l’adempimento a quell’ideale chiamato “servire lo Stato”, ideale che ogni funzionario pubblico, di qualunque ordine e grado, dovrebbe tenere presente, Parlo di persone come Ambrosoli, Livatino, Scopelliti, Borsellino, Falcone. Ieri sera lei ha avuto nelle mani la possibilità di non firmare, e di certo, credo, ciò non avrebbe messo a repentaglio la sua vita. Invece ha scelto di firmare. Presidente, lei ritiene di aver servito lo Stato? Ritiene di aver agito come garante della Costituzione Italiana, che è la fonte del nostro ordinamento giuridico, e quindi anche del decreto che Lei ieri sera ha firmato?

    In internet sono facilmente reperibili i filmati in cui Milioni, l’uomo passato grottescamente alla storia come “quello del panino”, farfuglia le proprie scuse per dimostrare che era presente nell’ufficio competente al momento di depositare le firme, pur essendo uscito per andare a prendere un panino. Il video è un divertente caso di mancata dimostrazione del miracolo dell’ubiquità, a voler essere educati. Presidente Lei ha visto questo video? Lei ha letto i resoconti della stampa, le testimonianze di chi era presente quando è accaduto “l’affair Milioni”? Perché se ha letto gli articoli e visto il video, allora la domanda è: Presidente, lei pensa che gli italiani siano stupidi? Lei pensa che gli italiani non sappiano che incidenti del genere sono semplicemente l’emerso di lotte di potere interne ai partiti, che ormai si comportano come vere e proprie aziende, e stanno creando uno stato parafascista in cui invece di un partito solo, come ai tempi del ventennio, c’è un Giano Bifronte che divora i diritti del popolo italiano adescandolo con un meccanismo di finta alternanza e sostanziale collusione?

    Presidente, lei proviene dal PCI. Oggi in Italia ‘comunista’ è usato come insulto da una parte consistente degli italiani. Questi italiani usano la parola ‘comunista’ come un razzista usa la parola ‘negro’ o ‘frocio’. Usano la parola ‘comunista’ svuotandola di ogni significato politico, storico, filosofico ed etico, come se fosse qualcosa di cui vergognarsi. Le persone le cui leggi, leggine e leggiucole lei continua a firmare, alimentano questo falso ideologico per ovvi fini personali, creando un clima di propaganda che sta avvelenando il paese come un cancro comunicativo che agevola la metastasi delle istituzioni. Nel “Piano di Rinascita Democratico” della P2, i cui membri ed ex membri occupano in alcuni casi posti importanti dell’amministrazione pubblica (uno di essi è Presidente del Consiglio) il Partito Comunista non è nemmeno nominato. Le sembra un caso? Presidente, Lei è ricattato?

    • stavo leggendo giusto ora il tuo intervendo, e preparando la stampante per poi uscire e comprare busta e francobolli.

      • prendi i francobolli anche per me!


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