Pubblicato da: cescocesto | 28 giugno 2010

Il Comune di Livorno contro i ciclisti livornesi

Prendiamo una città a caso del nord Europa: Berlino, Monaco, Bruxelles, Amesterdam.. e diamo un’occhiata alla “situazione piste ciclabili”: sono tante, tagliano la città da nord a sud e da est a ovest, corrono ai lati degli enormi marciapiedi alberati e sono larghe e realizzate in asfalto sottile e senza buche o crepe, a volte si fanno notare per la presenza di cartelli specifici, altre perché il loro asfalto ha un colore diverso da quello circostante. Sono ovviamente percorse da ciclisti velocissimi (che si possono permettere certe velocità perché sanno che la pista ciclabile su cui stanno pedalando non sparirà nel nulla dopo una curva), che ti suonano ferocemente se anche solo osi attraversargli la strada o camminare per sbaglio sulla loro pista.

Ora che abbiamo chiaro in testa il quadro della “città vivibile in bici”, affacciamoci alla finestra e osserviamo com’è la situazione a Livorno.
Io in questi ultimi mesi sono riuscito a contare ben sette piste ciclabili. Più o meno lunghe, sono scollegate l’una dall’altra e non creano un percorso continuo all’interno della citta. Sono:
1) pista ciclabile dalle parti della rosa. Credo sia lunga non più di cento metri. Inizia nel niente e finisce nel niente, è delimitata da una serie di aggeggi gialli durissimi sul lato che dà verso la strada. Credo che l’abbiano fatta più che altro perché gli avanzavano gli affarini gialli e perché la strada era bella larga.
2) dalle parti di Coteto. Anche questa sarà sui cento metri. Inizia nel niente e finisce nel niente, però nel realizzarla ci si sono messi di estremo impegno: hanno messo cartelli specifici ogni dieci metri (quindi ce ne sono più di una decina), hanno evidenziando il percorso di verde e hanno messo addirittura un murettino protettivo di una ventina di centimetri ai lati del percorso. La sua utilità è più o meno pari a zero, e la sua presenza ha trasformato una curva larga e comoda da percorrere in una mortale curva a gomito da affrontare in derapata.
3) davanti casa di mia nonna. Inizia in un parcheggio e finisce in un altro parcheggio; realizzata a regola d’arte, se non fosse che è essenzialmente la cementificazione della pineta che corre tra i due parcheggi nel mezzo della strada dove abita mia nonna. Non va oltre i trecento metri e se ne poteva benissimo fare a meno.
4) dietro l’angolo di casa mia. Non è una vera pista ciclabile, in realtà c’è una bicicletta disegnata su un marciapiede.
5) in Piazza Mazzini, un minuscolo percorso in mezzo alle aiuole in fiore. Mi rifiuto di considerarla pista ciclabile solo perché c’è il cartello.
6) davanti all’ospedale. Corre per cinquanta metri davanti al parcheggio.
7) la pista ciclabile del Viale Italia e lungomare, che merita un discorso a parte.

La pista ciclabile del Viale Italia e lungomare, dicevo. Non si può negare che sia lunga e realizzata con buon asfalto e che sia -per ora- priva di buche. Ma.. (perché c’è sempre un ma, soprattutto a Livorno)
La “pista ciclabile” inizia nel niente in prossimità dei Tre Ponti (per chi non è di Livorno, circa a un terzo del nostro lunghissimo lungomare: il ché vuol dire che la parte precedente ai Tre Ponti è sprovvista di pista ciclabile), con delle righe dipinte sul marciapiede.
Costeggia la Rotonda (ancora righe disegnate sul marciapiede e nessuna divisione), e si immette sulla parte di lungomare che prosegue per un bel tratto fino a Barriera Margherita.
Ora, si sappia che questa è proprio la parte preferita dai corridori livornesi, e giustamente: c’è un’aria favolosa e una vista stupenda. Peccato che i sassolini e sassoletti presenti lungo tutto il percorso rendano la corsa leggermente problematica. E allora che si fa? Ma si corre sulla pista ciclabile, che è così liscia e con attrito pressoché nullo. Mi pare ovvio.

E così noi ciclisti, con le nostre belle biciclettine sulla nostra bella pista ciclabile ci troviamo a dover fare lo slalom tra adolescenti con l’iPod che vogliono smaltire il buzzo che non hanno, palestratoni iperabbronzati che corrono a uno all’ora per essere sicuri che tutta la popolazione femminile noti i loro pettorali da urlo (una seconda abbondante), e derelitti ambulanti che hanno esaurito l’ATP e camminano reggendosi la schiena dolorante. A questi si uniscono le comitive di comari che camminano in quattro/cinque una accanto all’altra a braccetto serrato, le mamme col passeggino e i tizi col cane.
Tutti, ma proprio tutti, sulla NOSTRA pista ciclabile.
E non azzardarti a suonargli col campanello: quelli non solo non si spostano, ma ti prendono pure a male parole.
Se si riesce a superare indenni la “zona corridori”, si arriva alla sopracitata Barriera Margherita, la cui pavimentazione costituisce un autentico attentato alla virilità maschile (non so come se la cavano le donne, ma per noi maschi è un autentico supplizio).
Originariamente parte delle mura leopoldine che delimitavano la città, Barriera Margherita è stata successivamente sede del capolinea della tratta ferroviaria Pisa-Tirrenia-Livorno, ed oggi è sostanzialmente la sede di una fermata dell’1R, oltre ad essere perfettamente integrata nel sistema labronico di piste ciclabili. La pavimentazione della porta è probabilmente quella originale, perché non c’è un solo blocco che stia orizzontale. Risultato, i sederi degli impavidi ciclisti che decidono di attraversare quei cinque metri di puro terrore faranno la cucaracha col sedere sul sellino, con risultati facilmente immaginabili (e parolacce annesse se si incappa in un blocco particolarmente storto che fa saltare la bici di due spanne).
Se si riesce a passare indenni la Barriera, c’è un altro pezzo di pista ciclabile (di nuovo artisticamente dipinta sul marciapiede) letteralmente immerso nella natura: la pista infatti è stata posizionata sul bordo esterno del marciapiede, accanto ad oleandri e altro cespugliame vario. Per svariati metri bisognerà quindi reggere il manubrio della bici con una mano e usare l’altra per scansare rami, frasche e fogliame (il Comune consiglia di munirsi di machete à la Indiana Jones e la Foresta Ingrovigliata).
La pista prosegue poi con un tratto allegramente crepato e, superata la Terrazza Mascagni, si immette sulla Passeggiata. Da Aprile a Ottobre la Passeggiata è costantemente occupata da coppie, madri con figli, nonne/i con nipoti al seguito, branchi di amici, migliori amiche a zonzo e ragazzi in caccia, tutti che Passeggiano.
Riparte quindi lo slalom obbligato (qui se suoni manco ti cacano), reso più difficile da:
– piccioni, che spesso ti si piantano davanti o ti attraversano la strada all’ultimo secondo (la selezione naturale non ha ancora fatto effetto..)
– branchi di amici particolarmente numerosi, spesso disposti uno accanto all’altro, sono impossibili da superare finché non si fermano
– bambini che giocano a rincorrersi (“oddio levati ti uccidoooooooooo!”)
– bambini che ti sia piantano davanti senza scansarsi, e si spostano proprio quando tu stai cambiando strada per evitarli, proprio come i piccioni (“spostati bambinoooooooo!” e conseguente stridore di freni perché il bambino non si è spostato)
– bambini che corrono verso di te guardandoti in faccia, diretti proprio verso la ruota anteriore della bici, forse già stanchi della vita (drin drin! drin drin! driiiiiiiiiiiin!! “signora suo figlio vuole suicidars..”, stridore di freni e rumore di schianto contro un albero, causato da deviazione per non investire il bambino)
Se si supera anche questa prova, non c’è alcuna soddisfazione, perché dopo la Passeggiata ci attendono un breve tratto di asfalto crepato, poi di nuovo sassi e ghiaia (in pendenza laterale per giunta), e poi.. il nulla. Cioè un marciapiede di mezzo metro di larghezza non percorribile in bicicletta per il costante rischio di frontali con eventuali pedoni.
E quindi?
E quindi scendi dalla “pista ciclabile” e ti ributti nel traffico, in mezzo alle macchine che ti sfrecciano accanto a mille all’ora, guardando il marciapiede striminzito e pensando “Ah, il nord Europa..”.

Spulciando su internet ho scoperto che pure il WWF sta monitorando la situazione piste ciclabili a Livorno.. che i ciclisti livornesi siano una specie in via d’estinzione? Tra piste ciclabili allagate, interrotte, inutili perché cortissime o mai completate, la situazione è una via di mezzo tra il tragico e il ridicolo.
Di città come Livorno ce ne sono veramente poche, nel bene e nel male: abbiamo un territorio con un enorme potenziale e non ne sfruttiamo un’emerita cippa, lasciando il nostro lungomare alle macchine, ai motorini e allo smog.
Possibile che non si abbia il coraggio di chiudere una parte di città alle macchine (oltre a quelle tre vie e mezzo pedonali in città) per lasciarla alle biciclette e ai pedoni?

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Responses

  1. Sì, lo so che dovrei spendere qualche parola migliore sul problema di rilevanza sociale e sociologica da te sollevato…

    Ma la mia osservazione immediata e sincera è: le tue vignette vincono!!

    • ahahah! grazie stef..
      la mia parte socialmente impegnata è contrariata per la tua mancata presa di posizione su un problema di cotanto peso, ma la mia parte falsamente modesta è lusingata dai complimenti! 😀

  2. Deve essere una mania italica.
    Anche a Bologna le poche piste esistenti nascono e finiscono nel nulla.

    • però noi bolognesi abbiamo dell’inventiva: se non ci sono piste ciclabili degne di questo nome, che problema c’è? si va direttamente sotto i portici!(portici rigorosamente pedonali e larghi, nella maggioranza dei casi, due metri scarsi inclusi eventuali crepe, lastre rotte, dislivelli.ecc.ecc): tanto i pedoni ormai hanno i riflessi allenati e si scansano, e poi vuoi mettere?! lì non trovi nemmeno una macchina pronta a travolgerti! in compenso ti senti un dio:supremazia delle 2 ruote sui pedoni!

      • non è giusto però. i vostri pedoni si scansano, i nostri ci guardano male (e sono sicuro che silenziosamente ci tirano pure degli accidenti paurosi)

    • cara silvana.. orrendo sospetto: non sarà mica una metafora del destino della nazione..?

  3. Sulla pista ciclabile del viale Italia sono stato “investito da un pedone” rimediando trauma cranico con otto punti di sutura e ricovero in ospedale il 24 giugno 2012. Bel ca..o di pista!


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