Pubblicato da: cescocesto | 20 luglio 2010

La mia prima patta in bicicletta!

Quando compri un oggetto nuovo, inizi una relazione o una nuova esperienza, c’è sempre tutta una serie di “prime volte” da affrontare.

Ho comprato la mia nuova bici (per il momento battezzata Palmiro, ma potrebbe presto cambiare nome in NildeIotti) poco più di un mese fa e abbiamo già avuto alcune importanti prime volte: il primo giretto per prendere i giornali, la prima “passeggiata a vuoto”, la prima corsa sotto le stelle, nonché la prima volta che suoni a qualcuno sulla pista ciclabile che poi ti guarda interrogativo e manco si sposta.
Di prime volte importanti ce ne mancavano ancora tante, tra cui: la prima foratura di ruota, la prima corsa sotto l’acqua, la prima patta.
Oggi ho avuta una di queste prime volte.
Avrei preferito la prima foratura, invece ho avuto la prima patta.

Stavo andando da Madre in ambulatorio per poi pranzare con lei, pedalavo allegro mentre Farrokh Bulsara (a.k.a. Freddie Mercury) inneggiava don’t stop me nooow cause I’m having a good time.. quando ho sentito una botterella al sellino che si è abbassato di un poco.
Mentre pensavo “vabbè, mancano trecento metri, lo sistemo appena arriv–” con uno sdeng metallico il sellino è precipitato nel suo tubo (perdonate la mia carenza nell’uso di un lessico appropriato), abbassandosi di qualcosa tipo quindici centimetri in un botto. A causa del contraccolpo (e delle crepe nell’asfalto, e probabilmente di tutti gli accidenti che mi hanno mandato i pedoni che ho infamato in questo mese) ho immediatamente perso il controllo della bici, e il Lance Armstrong che è in me ha avuto la brillantissima idea di cercare di frenare. Avendo io dei freni nuovi di pacca, la bici si è fermata nello spazio di un metro, la ruota davanti si è bloccata e io sono stato agilmente sbalzato via dal culo della bicicletta, con la faccia proiettata verso una macchina parcheggiata al lato della strada.
Sospeso per aria quasi a rallentatore, ho avuto pure il tempo di pensare, disperatamente, “macchinaspostatimacchinaspostati”.
Ho sfiorato con le mani il culo della macchina, quindi sono atterato di faccia. “Beh, è andata be–” e poi la bici, in volo dietro di me, mi è atterrata addosso.
Mi sono rialzato, un po’ barcollante, e mi sono tolto la bicicletta di dosso. La guardo: la catena è uscita, si è rotto il catarifrangente posteriore e la luce davanti ha una strana inclinazione.

Un po’ a fatica mi sono alzato, e sono arrivato zoppicando fino all’ambulatorio. In altre condizioni sarei stato preso dal panico alla vista del mio sangue (ebbene sì, mi dà noia la vista del sangue, ma solo se è mio), invece sono entrato dentro e mi sono messo a leggere una rivista. Quando ho realizzato che stavo leggendo la stessa frase da cinque minuti senza capirla (un po’ la botta, un po’ la pochezza dell’articolo), ho chiesto un po’ d’acqua e del disinfettante.
Me la sono cavata con:
– numero uno abrasioni al gomito sinistro
– numero uno “buchetti” (così è stato definito da mia madre in gergo non strettamente medico) alla schiena
– sudiciume, terra e asfalto diffusi su braccia e gambe
Dopo aver bevuto un po’, il piccolo ipocondriaco che è in me si è svegliato e ha aggiunto all’elenco:
– quasi sicura frattura dell’olecrano dell’ulna (leggi: mi fa male il gomito)
– commozione cerebrale (leggi: ho avuto qualche giramento di testa nella mezzora successiva alla caduta)
– trauma al quadricipite sinistro (leggi: mi fa male la coscia perché quando mi sono schiantato avevo le chiavi in tasca)
Ma tutto passava in secondo piano se pensavo ai potenziali traumi riportati da Palmiro/NildeIotti.
Dopo mangiato (primo, secondo, dolce e caffè per me, perché lo shock mi ha fatto venir fame), mamma si offre di “cercare di sistemare la catena”. Dopo un quarto d’ora, vari tentativi falliti, un tentativo che sembrava riuscito ma non lo era, mi propone infine di portarla dal biclettaio vicino all’ambulatorio, e io già me lo vedo che si prende la mia bici e sancisce, con in mano un saldatore e svariati cacciaviti: “Faremo il possile, ha bisogno di un trapianto di catena”.
Mentre la portiamo verso il negozio, mi chiedo se il deragliatore (l’aggeggino che sposta la catena quando cambi rapporto, l’ho appena letto su Wikipedia perché mi vergognavo a scrivere “il cosino del cambio”) ha sempre avuto quella forma e quella posizione, osservo che il copricatena di plastica è sicuramente deformato e concludo che il filo che esce dalla lucina anteriore -che continua ad essere stranamente inclinata- prima non era visibile, deve sicuramente essersi rotto qualcosa.
Entriamo nel negozio e comunico al tizio che “ho fatto una patta in bicicletta, io sto bene, ma lei no.. credo abbia bisogno di un trapianto di catena!” (in realtà era più simile a “sono caduto in bici, e non riusciamo a rimettere a posto la catena, le può dare un’occhiata?”). Ovviamente, sistema la catena in mezzo minuto. Mi comunica poi che per il catarifrangente basta un po’ di SuperAttack (capisco da solo che la lucina è solo spostata e basta inclinarla un po’ per risistemarla).

E così, quattro minuti e mezzo dopo, esco dal negozio con Palmiro/NildeIotti rimesso in sesto sotto al sedere e l’iPod alle orecchie, con Farrokh che sentenzia show must go oooon.
Occhio a voi pedoni malefici, i vostri accidenti non mi fermeranno.

(post privo di immagini perché WP si rifiuta di farmele caricare. Avevo pure fatto un disegno semi-decente. Vedrò di aggiungerlo in seguito)

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Responses

  1. ahahahah tragica la situazione ma bellissimo il racconto!!

    • tragica sì, sono ancora un dolorante!

  2. Sul trapianto di catena ho dovuto smettere di leggere, allontanarmi, raggiungere in fretta il bagno reggendomi malamente la vescica e dopo aver fatto numerosissimi respironi uno di seguito all’altro -tipo sala parto- ho deciso che il mio “centro della serietà” doveva riprendere il controllo sul “centro della risatella a tutto spiano”.

    Ah io voto per Palmiro. E se vuoi un altro nome, Ippocrazio: credo sia austero, british ma anche abbastanza friendly.

    • ahahahah! fortuna che la vescica ha retto, non avrei voluto essere responsabile della tua incontinenza domestica!

      ippocrazio è decisamente british e decisamente friendly.. potrebbe rivaleggiare con palmiro.

  3. ahahahah..la mia bici si chiama paperoga, è rosso sbiadita e scanciofata come non mai, ma il sellino non mi ha mai abbandonato.
    Ottimo volo e splendida telecronaca 😉

    • scanciofata mancava ancora nel mio vocabolario, che ora si è arricchito di una nuova parola.

      grazie dei complimenti! 🙂

  4. credo seriamente che questo sia uno dei post migliori che tu abbia mai scritto, ho riso dall’inizio alla fine. ho cercato di leggerlo a mia madre, ma ridevo talmente tanto che non mi si capiva bene.
    mi è capitata una cosa simile ma senza gravi conseguenze nè per me nè per la bici (se escludiamo una torsione a quasi 180° del manubrio) quando avevo appena preso la mia berta (la bici che mi è stata rubata.. buhu!). ho frenato e lei ha inchiodato. ho fatto un elegante volo d’angelo a terra. peccato che ero in mezzo ai viali e le macchine correvano dietro, davanti e di fianco a me.
    comunque io voto per palmironildeiotti, tutto attaccato. mi suonano bene insieme.

    • il ché mi ricorda il mio primo post su voyager sul mio pc di allora (tentasti di leggere anche quello a tua mamma e anche allora lei non capì una cippa perché ridevi).

      stavo meditando anch’io su palmironildeiotti.. ma il suggerimento di ippocrazio ha riaperto i giochi.

      ps. la berta come la berta di luke?

  5. Questo post, uno dei più divertenti che tu abbia scritto, ho dovuto rileggermelo da sola perchè dalla lettura che mi ha fatto Vitty ho capito una parola su tre, visto che non riusciva manco a tirare il fiato dal ridere.

    Io la chiamerei PalmiroNildeIotti perchè i due non si possono separare.

    • scusa, dici di cesco che ultimamente mette prima di te tutti i commenti che vuoi fare tu, e poi mi scopiazzi i miei? no, scusa, parliamone!

    • come ho già detto alla Vitty, palmironildeiotti è una buona possibilità.

      e grazie dei complimenti, basta che mi fate arrossire.


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