Pubblicato da: cescocesto | 30 ottobre 2010

Cinque anni

Cinque anni.
Sono passati cinque anni da quella notte.
Quella notte di lacrime, di incredulità, di sospensione del pensiero logico.
A quella notte seguì una mattina assurda che tuttora fatico a ricordare.
Poi vennero i giorni delle lacrime, del silenzio, delle frasi fatte.
Forse perché è troppo definitiva, forse perché siamo ancora nel limbo di quei giorni, convinti di esserne usciti.
Ho rivissuto quella notte innumerevoli volte.
Nei ricordi, nei sogni, nei racconti.
E ora che sto per andare a letto, anche se non riuscirò a dormire, so che la vivrò di nuovo.
Il dolore passa col tempo, è vero, ma in questi tre giorni riaffiora tutto come se fosse ieri.
Sai cos’è strano?
Sono passati cinque anni e non ho ancora sentito pronunciare a nessuno di noi la parola “morte”. Non so perché, eppure è così. Usiamo espressioni assurde tipo “quel giorno”, oppure “quando è successo di Aston”, oppure diciamo semplicemente “il 29”.
Anche tra di noi, che quei giorni neri come il buio li abbiamo trascorsi insieme, non riusciamo a dire “morte”.
Ti verremo a trovare, come sempre. E rideremo ricordandoci di te, per esorcizzare quel buio che riaffiora. Fino a quando finiranno gli aneddoti, e nel silenzio ognuno di noi si immergerà nel tuo ricordo.
Domani vado a Lucca, sai?
Ogni anno è una gioia e uno strazio contemporaneamente. A quel puzzle di colori, maschere, fumetti, risate, manca un tassello fondamentale. E io non riesco a goderne appieno.
Non come quando ero con te, che mi facevi da mentore raccontandomi di Pazienza e Hugo Pratt mentre tentavi di convincermi a cominciare a comprare le Magic.
Io ci spero, che tu sia lassù da qualche parte. Anche se questo fa a botte con il mio ateismo.
Lassù, su una nuvoletta gialla come quella di Goku, a disquisire di disegno con Jack Kirby e Dave Cockrum.

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Responses

  1. Non c’è bisogno di credere in Dio o nel paradiso per immaginarlo lassù.
    Anzi, proprio perché non ci crediamo (mi ci metto anch’io in mezzo) penso che siamo liberi di immaginare tutto ciò che vogliamo, senza dogmi o imposizioni di sorta, siamo liberi di avere un’opinione qualsiasi su questa come su qualsiasi altra cosa.
    Io, per esempio, credo che tutte le persone che ho amato, che mi hanno amato e che ora non sono più in questo mondo, siano in un altro molto vicino, le immagino in alto perché da lì hanno un punto migliore di osservazione, dal quale mi guardano continuamente come in tv, e sorridono con me, piangono con me, e in un qualche modo io sento che ci sono ancora, anche se non possono toccarmi, abbracciarmi, anche se non le posso vedere.
    Loro ci sono, e io le sento.

    • che bello questo pensiero, non l’avevo mai vista in questo modo..
      grazie!

  2. Ah, e auguri per il compleanno blogghesco! 🙂

    • grazie.. si invecchia, si invecchia! 😛

  3. E’ sempre strano per me sentir commentare gli altri, e non “Noi”(5f) di questi ricordi, che sicuramente tengo gelosamente nascosti in un angolino e cerco invano di nascondere.
    Perche’ per me non è facile parlarne.
    Il bello è che “noi” alla fine abbiamo imparato a non essere bravi interlocutori, ma grandi pensatori e sappiamo quando il silenzio riesce ad essere pieno di significato.
    Non sgualcite le pagine dei nostri pensieri appena le apriamo al pubblico.
    Ho capito ieri, al gabbro, da sola con me stessa che c è sempre un grande vuoto…e rimango li in un senso di vertigine che si ripresenta ogni volta.
    Sara’ giusta tutta questa gelosia di pensieri e parole verso di Te, o forse è solo paura di dimenticare?

    • vale anche per me questa “stranezza” nel sentire commenti “esterni”.. eppure spesso fa bene, perché sono parole da fuori che in qualche modo ci aiutano a capire meglio cosa proviamo.
      il vuoto è sempre lì, sarà così ogni volta, e credo che quest’anno mi deciderò ad andare da solo, cosa che non ho mai fatto, per cercare di affrontarlo.

  4. ogni commento è superfluo. Scrivo solo per dirti che ti mando un abbraccio “virtuale”.

  5. in 5 anni tante cose non si dimenticano, lo so bene ance io che ho perso un amico per un destino bastardo, e proprio per questo non voglio dire altro. solo farti presente che capisco e hai tutto il mio rispetto per questo tuo pensiero (ed anche una spalla virtuale su cui poggiarti)!

    • il destino è bastardo, troppo.

      ti ringrazio della spalla virtuale 🙂

  6. Ci sono parole che per noi resteranno per sempre tabù.
    Perché il dolore fu immenso e anche se in parte è stato dimenticato, il ricordo di quel dolore non ci lascerà mai e forse è giusto così.
    Non saremmo cresciuti altrimenti.
    Quando due settimane fa andammo in fumetteria per l’inaugurazione del negozio ho sentito parole che a me provocheranno dei tuffi al cuore, dei vuoti, che nessuno riuscirà a riempire e che faranno per forza parte di me. Nomi come Inuyasha, Evangelion, Naruto..e sopratutto le magic! Non sono più riuscito ad aprirle!
    E questo lì.
    Poi ci sono altri nomi come Gabbro, come 2005, come ultimo anno di liceo che ti feriscono ogni volta che le pensi e allo stesso tempo ti danno la forza per andare avanti.
    Sono andato al Gabbro un mese fa..ero in orario di chiusura e mentre ero lì da solo, ho scritto qualcosa per lui che ho lasciato lì e che sono sicuro che lui leggerà.
    Essere atei non credo che voglia dire niente..io posso anche pensare che dio non esiste, ma lui è esistito. Io lui l’ho visto, toccato, ci ho riso e scherzato e incazzato. Lui per me c’è sempre stato e sempre ci sarà. Dov’è? Boh..ma non è necessario secondo me vedere una persona per sapere che è con te..per cercare quella forza che un amico ti sa dare quando hai bisogno. Lui c’è..
    E’ forse su una nuvola a disegnare quegli stupidi fumetti che gli piacevano tanto e che ci piacevano tanto..o forse è a fare altro.
    Spero solo che abbia tutto quello di cui ha bisogno e che, se può, ci guardi da qualunque posto sia. Perché avremo sempre bisogno di lui, di sapere che è con noi..anche fra 30 anni..tranquilli che non lo dimenticheremo mai!


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