Pubblicato da: cescocesto | 14 aprile 2011

L’ombra del vento

Ho comprato L’ombra del vento un bel po’ di mesi fa. Aveva attirato la mia attenzione perché in quarta di copertina si parla del Cimitero dei Libri Dimenticati, dove finiscono i libri «quando una biblioteca scompare, quando una libreria chiude i battenti, quando un libro si perde nell’oblio», ma poi l’ho dimenticato nella pila dei “da leggere”.
Fino al mese scorso, quando un’amica di mio fratello, Claudia, gli ha prestato proprio L’ombra del vento, raccontando che a lei e a sua mamma è piaciuto un sacco; ho quindi deciso di dare una possibilità al signor Carlos Ruiz Zafòn.

Innanzitutto vorrei sottolineare che L’ombra del vento sembrerebbe un libro super-letto. Lo stavo leggendo in ospedale mentre mia zia si faceva la cataratta e ho incrociato, nell’ordine:
– infermiera che vedendo la copertina osserva qualcosa tipo “L’ho letto anch’io, molto bello! Però non leggere quell’altro, è bruttissimo”
– tizio di passaggio che vedendomi leggere mi chiede il titolo del libro e poi osserva una cosa del genere “Bello, bello. L’ho letto. Bello. Leggilo!”
– altra infermiera che scruta da lontano la copertina e getta un veloce sguardo di approvazione
A questi aggiungiamo:
– mio fratello
– Claudia, suddetta amica di mio fratello, sua mamma e anche un’amica di sua mamma
– signora della libreria che alla mia richiesta di “L’altro libro di.. Zafròn?” (non sono tuttora riuscito a memorizzare il nome dell’autore) mi risponde “Quello de L’ombra del vento? Guarda, è proprio qui!” (faccia contrita perché forse è vero che lo pseudoseguito, Il gioco dell’angelo, è una ciofeca) e signora lì vicino che osserva “Oh sì, L’ombra del vento è proprio bello!”.
E tra i blogger citiamo:
Farnocchia (“L’ombra del vento non si tocca!”)
Jane Cole, che l’ha pure recensito

Ora, finally, veniamo al libro.
Quattrocento e rotte pagine di mistero, intrighi, personaggi doppiogiochisti e triplogiochisti, tutti legati in qualche modo al libro L’ombra del vento di Julián Carax, che il giovane Daniel Sempere trova nel Cimitero dei Libri Dimenticati il giorno in cui suo padre lo porta lì per la prima volta. Dopo aver letto il libro tutto d’un fiato e essersi innamorato della storia, dei personaggi, delle atmosfere, Daniel scoprirà a poco a poco che la vita (e la morte) del suo autore sono avvolte nella nebbia del passato che nasconde non pochi inganni e bugie; bugie che coinvolgono un poliziotto malvagio, una famiglia ricca caduta in disgrazia e la stessa figlia del custode del Cimitero.
Il libro ci mette un po’ ad ingranare: alcuni tasselli non vanno subito a posto e alcune carte vengono giocate troppo presto (io personalmente a due terzi del libro sono dovuto tornare indietro e “ripassare” alcuni passaggi, ma forse è colpa del fatto che ho interrotto la lettura a metà per poi riprenderla dopo una decina di giorni), ma dopo l’entrata in scena di Fermín Romero de Torres, probabilmente il personaggio più riuscito, gli avvenimenti cominciano a prendere una piega più coinvolgente e la lettura si fa decisamente appassionante.
Col progredire della storia seguiamo Daniel nelle sue indagini sul passato di Carax, un passato che sembra, non si sa perché, bruciare (letteralmente) il futuro di quelli che hanno avuto a che fare con lo scrittore o con i suoi libri. Parallelamente, osserviamo la crescita di Daniel nel corso degli anni, e ci muoviamo con lui per le strade segrete e i vicoli nascosti di Barcellona.
L’ultimo centinaio di pagine tira le somme di tutti gli indizi sparsi nel corso del libro, senza peraltro scadere nell’ovvio o nello scontato (i “colpi di scena scontaterrimi” che avevo temuto non si verificano), e tutti i pezzi del puzzle sembrano -più o meno- combaciare. Ci sono alcune piccolissime forzature, ma si chiude il libro assolutamente soddisfatti della lettura e della conclusione.

Personalmente l’ho trovato un ottimo romanzo, che concilia atmosfere storiche, mistero e introspezione, scritto decisamente bene.
E voi, l’avete letto?

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Responses

  1. Echetelodicoafare? 😛

  2. Beh mi sembra ovvio! 😉
    Sai che c’è non è che l’altro libro sia brutto è solo che è … come dire? UGUALE IDENTICO AL PRIMO.

    Leggiti invece l’ultimissimo “il palazzo della mezzanotte” , è stato pensato e scritto prima di “L’ombra del vento” e infatti tra le righe se ne leggono le basi ma è stato pubblicato da non molto e postumo al primo e al secondo. Di gran lunga meglio 😀

    Ti lascio ciò che ho scritto io come recensione su aNobii de “il gioco dell’angelo”

    Che cosa dire di questo libro? Partendo dalle stelle , ero molto tentata a metterne 3 , perchè in fin dei conti “così così” è la mia impressione ma questa è appunto una mia impressione che non va ad intaccare quella che riconosco essere la bravura nello scrivere di Zafòn. Ora :
    Rispetto al precedente l’ho trovato più scorrevole , con una trama più chiara e personaggi con più “corpo”. Tutte caratteristiche che farebbero venire in mente a chiunque la domanda -allora perchè ha più stelle l’ombra del vento?-
    Lo spiego subito :
    Se è pur vero che in sostanza il gioco dell’angelo mi sia piaciuto di più , il suo finale mi ha lasciato di gran lunga perplessa. Nuovamente una maledizione , ma stavolta che brutta maledizione! E’ un finale che per me non sta nè in cielo nè in terra. Ma per lasciare la suspense ai lettori che andranno a leggere questa recensione meglio che non dica nient’altro a riguardo.
    Oltretutto vorrei mettere in conto l’effetto sorpresa che ha avuto su di me Zafòn con il suo primo libro. Era un autore che non conoscevo e quando ho finito il libro sono rimasta veramente stupita , un grande autore , una bella trama etc etc.
    Ma adesso basta eh Zafòn?!
    La storia è piaciuta , hai avuto il tuo successo ma io non ne posso più … chiudi il capitolo della Barcellona misteriosa per piacere.
    Già mi vedo il prossimo romanzo “l’eco dei passi”. Basta.

    • probabilmente sarebbe stato meglio se “il gioco dell’angelo” fosse stato una ciofeca spaziale ma avesse almeno tentato di inventare qualcosa di nuovo.
      credo sia il famoso caso del “libro scritto dopo il grande successo del precedente”.. l’autore matura nella narrazione e nella gestione dei personaggi ma non riesce a produrre qualcosa di buono/nuovo a livello di storia e atmosfere.

      se me lo consigli, darò un occhio a “il palazzo della mezzanotte”.

      • Sì esattamente, è questo il caso. Ha voluto fare il figho, tentando nuovamente il successo ma ha scritto esattamente le stesse cose.

      • una specie di “l’ombra del vento 2.0”.

  3. yep!
    ai tempi che furono è stato letto sui lungarni coi primi soli ^^
    ah…

    • ah, lungarno, sole..
      ma te lo sei rubato e portato a milano?? che qua ultimamente piove sempre..

  4. Vedi???tu devi sempre darmi retta…oh!! 😛

    • al prossimo libro che mi consigli, non obietterò nulla.

  5. Precisamente.


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