Pubblicato da: cescocesto | 11 agosto 2011

Di (stupide) carte d’identità e di (innumerevoli) perquisizioni

Parte prima
ovvero “Il post che avrei dovuto pubblicare il 4 Agosto e che pubblico invece oggi”.

“Se tutto è andato come deve andare (cioè, nell’ordine: ho finito la valigia, ho stampato i fogli del check-in online Ryanair e -soprattutto- mi sono svegliato in tempo), a quest’ora dovrei essere all’aeroporto di Pisa in attesa di imbarcarmi per Bruxelles..”

Questo è più o meno l’inizio del post che avevo scritto e (credevo di aver) messo in programmazione per essere pubblicato il 4 mattina.
Come si può ben intuire, qualcosa è andato storto (probabilmente ho sbagliato a pigiare qualche pippolo, perché WordPress è sempre super efficiente, tranne quel giorno ogni due anni in cui si impalla) e l’intervento -e gli altri due che credevo di aver programmato- non è stato pubblicato.
Pazienza, perché tanto avrei dovuto aggiornarlo.

Il suddetto intervento proseguiva così: “..sempre che non mi facciano storie per la carta d’identità.
Non so se lo sapete, ma per decreto ministeriale qualche mese fa è stato stabilito che la carta d’identità non ha più validità di cinque anni, ma di ben dieci anni. (Sì, vuol proprio dire che vi dovrete tenere quella foto orrrribile per dieci luuunghi anni)
Il sottoscritto fece la carta d’identità elettronica oltre cinque anni fa per sostituire quella cartacea, ancora teoricamente valida. Valida sì, ma, ehm, ammuffita (probabilmente tenere un foglio di carta porosa nel sottosella bagnaticcio di un motorino non era una scelta molto sensata, ma oh, ero ggiovane).
Sorvoliamo sull’entusiasmo del periodo (“farete TUTTO con la nuova carta-d’identità-elettronica-superfiga™!” Mi consegnarono pure una busta con un fantomatico PIN che avrebbe dovuto aprirmi il mondo della burocrazia informatica che credo di non aver mai usato), che -almeno a Livorno- si spense un annetto e mezzo dopo, quando i terminali per fare le carte-d’identità-elettroniche-superfighe™ cominciarono ad avere seri problemi, culminati qualche tempo fa con l’affissione del cartello non si fanno carte-d’identità-elettroniche-superfighe™ per problemi con i terminali fuori dalla porta della circoscrizione.
Ma sto divagando.
Dicevo, ho fatto la carta-falsamente-superfiga™ oltre cinque anni fa, e quindi sono andato a rinnovarla a Marzo, in un giorno in cui -fortuna fortuna- i terminali funzionavano (leggi: c’era da aspettare SOLO due ore per avere la carta).
La tizia, preoccupata dall’idea di dover combattere col terminale maledetto, mi fa: “guardi, oggi i terminali funzionano (faccia poco convinta), però se non vuole aspettare può farla cartacea, che costa meno. Possiamo anche farla elettronica nuova per venticinque euro, oppure (ammicco ammico) le stampo un foglietto-accettato-in-tutta-la-UE che certifica che la sua carta è prorogata per altri cinque anni”. In quel periodo non avevo ancora abbandonato il magico mondo dei fumetti (leggi: era un periodo uccidi-risparmi in cui compravo tutto, ma proprio TUTTO. Ora mi limito a tre-quattro titoli al mese, così posso investire i risparmi avanzati in libri e cibo), e spendere venticinque euri voleva dire dover rinunciare a un sacco di fumetti. Ho quindi optato per il foglietto scacio (che ho fotocopiato in triplice copia appena arrivato a casa, consegnandone una copia a mia mamma e mettendo le altre sottochiave) e sono andato a comprare Rat-Man, convinto di essere in una botte di ferro.
Finché, a tre giorni della partenza, qualcuno mi ha detto che “a volte fanno storie per il foglietto”. ARGH!
Per scongiurare qualsiasi problema ho deciso che avrei sborsato venticinque euro per una inutile-carta-d’identità-elettronica™, e sono partito con NildeIotti alla volta della circoscrizione.
Ma.
1) dopo quattro metri mi è saltata la catena della bici. Che io non so rimettere, ovviamente. Sono partito quindi a piedi, sotto il primo sole dopo giorni di fresco e nuvole.
2) camminando ho realizzato che la mia carta-falsamente-superfiga™ non era:
– stata rubata/smarrita (requisito per poterne avere una nuova)
– marcita/deteriorata/distrutta in piccoli pezzi (requisito alternativo per averne una nuova, vedi sopra)
3) non ero sicuro di aver preso la fototessera.
Dopo un breve momento di panico, ho deciso che:
1) avrei fatto una nuova foto alla macchinetta (sapientemento posizionata) all’angolo della via della circoscrizione.
2) avrei detto alla tizia che “mi hanno rubato il portafogli stamani e parto domani non ho tempo di andare a fare la denuncia abbia pietà”.
Il mio geniale piano si è infranto in milioni di piccoli pezzi quando sono arrivato davanti alla circoscrizione e ho letto il cartello CHIUSO, subito sopra all’ormai ingiallito non si fanno carte-d’identità-elettroniche-superfighe™ per problemi con i terminali.
E vabbè. Ho girato il culo e sono tornato verso casa, pronto ad informarmi su internet.
Pare che in UE non facciano alcun problema, ma vai a sapere. Io ho un culo tale che al metal detector suono e vengo perquisito undici volte su dieci.
Quindi incrociate le dita affinché la mia carta-falsamente-superfiga™ e il foglietto-accettato-in-tutta-la-UE-speriamo vengano allegramente accettate dai tizi Ryanair”.

Così finiva il post.
Volete sapere com’è andata? Oh, benissimo.
La carta-falsamente-superfiga-ecc™ è stata accettata senza problemi, ma come sempre sono passato attraverso perquisizione e controllo antinarcotici.

Parte seconda
ovvero “Breve storia dei controlli sulla mia persona ad opera della sicurezza internazionale

Quando: estate 2002
Dove: aeroporto di Dublino, controllo bagagli a mano. Ancora paura post 11 Settembre.
Passo al controllo di sicurezza con un bagaglio a mano enorme in cui ho stivato in tetris-mode tutti i vestiti sporchi che non entravano nel bagaglio da stiva.
Faticosamente lo infilo nell’aggeggio a raggi X.
Tizio del controllo: you go’ a’ ‘brella! (in un inglese incomprensibile per un quattordicenne che mette per la prima volta piede in UK)
Io: sorry?
Tizio: yeah, you go’ ‘brella!
Io: eh?
Il tizio si riferiva ad un ombrello che occupava il fondo del mio bagaglio, ma io non ne avevo idea: ogni volta che parto, mia mamma mi ricorda “mi raccomando l’ombrello” e io lo metto in valigia, per poi scordarmi della sua esistenza appena arrivo in terra straniera. Era stato così anche per quello, seppellito sotto una massa informe di pantaloni, calzini e magliette.
Tizio: ‘brella, ‘brella! ‘brella!
Mi urla letteralmente in faccia.
Alla fine, spazientito, apre il bagaglio e comincia a lanciare per aria i vestiti che avevo accuratamente appallottolato nella borsa (credo che un mio calzino sia rimasto lì, tra parentesi).
Trovato l’ombrello, me lo sventola trionfante in faccia.
Tizio: ‘brella!
Io: aaah! Umbrella!
Non contento, il tizio apre il suddetto ombrello (con feroce sconcerto dei superstiziosi presenti in zona) e controlla (che ci sia una granata dentro?).
Non trovando niente, lo chiude e lo getta in fondo alla borsa ormai vuota. Poi se ne va, e mi lascia a gettare cose a caso nella borsa (che sono riuscito a chiudere solo con l’aiuto di altri due ragazzi).

Quando: estate 2007
Dove: aeroporto di New York, passaggio al metal detector. Ancora paranoia post 11 settembre.
Fila epica al controllo sicurezza, passano tipo TUTTI.
Una tizia si porta pure dietro la bottiglietta d’acqua (esplosivo! esplosivo! nessuno si accorge che potrebbe essere esplosivo?!), e nessuno se ne preoccupa.
No, perché le preoccupazioni vengono riversate sul sottoscritto.
Non ricordo nemmeno se ho fatto suonare il metal detector, ma a un certo punto mi sono trovato spalmato addosso un tizio che, dopo avermi scavato nella cavità ascellare, mi ha intimato di togliermi le scarpe perché le potesse controllare.
Quasi scocciato di non aver trovato niente nemmeno sotto le suole (tranne i resti di un chewing-gum pestato sul suolo di Manhattan), mi ha spedito a prendere l’aereo.
Dove: aeroporto di Pisa, tredici ore più tardi.
Io, Stefano e il mio amico Luca riemergiamo dal ritiro bagagli stremati dal volo intercontinentale e ci dirigiamo veloci verso l’uscita.
Anche no, perché ci fermano per il controllo alla dogana.
Aperta la mia enorme valigia straripante di libri, souvenir e regali vari, l’addetto alla dogana va in brodo di giuggiole. La sua attenzione viene subito catturata da quindici buste piegate e infilate in un angolo della valigia (non ricordo esattamente il perché, ma piegai accuratamente tutte le buste accumulate nei dieci giorni niuiorchesi e me le portai tutte quante in Italia).
Io: sono buste. Vuote.
Tizio della dogana: (cominciando a tirarle fuori una per una, aprendole e controllandole) mh.
Io: suono vuote.
Tizio: (continuando nel suo accurato controllo) mh.
Alla nona busta si è stancato e ha deciso che probabilmente dicevo la verità, anche se avevo una barbetta incolta e dei capelli ricci chiaramente da drogato che nasconde la coca in buste falsamente vuote.
Ha quindi continuato la sua opera aprendo maglioni piegati ordinatamente, controllando calzini appallottolati alla meglio, sfogliando libri e opuscoletti finché non si è imbattuto in un beauty in tessuto dove avevo messo shampo e balsamo.
Io: lì ci sono i saponi.
Tizio: (non credendomi) mh.
Apre la zip e infila una mano nel beauty. La ritrae rapido: lo shampo si era aperto e aveva diffuso il suo contenuto arriccia-ricci in tutto il beauty.
Tizio: (pulendosi la mano con dieci fazzoletti) ok, può andare.

Quando: estate 2010
Dove: stazione dei treni a Monaco.
Io e il mio amico Daniel camminiamo a caso dopo esserci rifocillati di patatine, quando ci si avvicina un tizio basso e oscuro.
Ho imparato negli anni che se non ti metti a cercare rogna, le vacanze trascorrono sempre pulite e sicure, per cui cerco di lanciare a Daniel uno sguardo da “evitiamo questo tizio”, chiaramente uno spacciatore che, attratto dai miei capelli a drogato (anni di esperienza insegnano che se sei un maschio con i capelli lunghi, automaticamente attiri venditori di fumo e scroccatori di cartine), vuole venderci qualcosa.
Invece il tizio tira fuori un coso dal portafogli e blatera qualcosa in tedesco stretto.
Non vuole venderci il fumo, ma controllarci i documenti: è un poliziotto della narcotici.
Documenti, perquisizione, ecc ecc.
È stato allora che ho cominciato a pensare che forse era il caso di tagliarmi i capelli.
Cosa che non ho fatto e che infatti ci porta a ieri, giorno del mio rientro.

Quando: estate 2011
Dove: aeroporto di Pisa, zona arrivi.
Io e Luca emergiamo dal ritiro bagagli.
L’aereo è arrivato in ritardo di mezzora, la mia valigia è arrivata tra le ultime, ci siamo svegliati alle sei e mezzo per prendere il bus per l’aeroporto di Charleroi, mi hanno perquisito alla partenza (occasione nella quale ho seriamente rischiato di perdere i pantaloni e rimanere in mutande in mezzo all’aeroporto. Non avevo la cintura perché me l’avevano fatta sfilare e ho pregato intensamente “noncadetenoncadetenoncadete” per tutto il tempo in cui il tizio ha controllato sotto le unghie che non avessi esplosivo. Ah, e mi hanno anche pesato le scarpe, con secondi di suspence alla pesa della sinistra perché non usciva “ok” sul piccolo schermo nero e verde), siamo provati dal volo e perplessi perché la tizia accanto a me al ritiro bagagli ha inneggiato ♪♫♫la mia, la mia, quellà è la mia valigiààà♫♪♫ in franco-italiano per poi scoppiare a ridere da sola dopo aver notato il mio sguardo interrogativo.
Camminiamo rapidi verso l’uscita quando un grosso tizio ci si para davanti. Sono tentato di circumnavigarlo, ma lui sfodera un distintivo.
Vai.
Tizio col distintivo: venite con me.
Ovvio: un capellone con al collo una sciarpa fatta di calzini (don’t ask) e un baffuto con tre piercing pensano di andare dritti verso l’uscita? Naaa.
Il Tizio col distintivo #1 si chiude in una stanza con Luca, e io vengo affidato a Tizio col distintivo #2.
Tizio col distintivo #2: da dove vieni?
Io: Bruxelles.
Tizio: partito o tornato?
Io: appena tornati.
Tizio: mh. Eravate insieme?
Io: noi? Ah, sì sì.
Tizio: hai precedenti?
Io: no. (a meno che non mi abbiano schedato in qualche manifestazione, ma ne dubito)
Tizio: mh. (occhio alla valigia) Questo è un controllo narcotici, vuoi dirmi subito se hai qualcosa da dichiarare? (ho scoperto solo arrivato a casa che Bruxelles è a due ore di treno dalla fumosissima Amsterdam)
Io: no, nulla. (sono tentato di aggiungere “solo cioccolata”, ma evito)
Tizio: mh.
Detto questo, si getta sulla valigia, ma con meno cattiveria degl altri Tizi del mio passato: non è interessato alle (stavolta poche) buste che ho in valigia, e non lancia abiti o libri a giro per la stanza.
Mentre Tizio col distintivo #2 scava nella mia valigia, Tizio col distintivo #1 e Luca riemergono dalla stanzina. Tizio col distintivo #1 si mette al pc a spippolare e, mentre io giustifico la presenza di una decina di calzini nel mio bagaglio a mano con “eh, il bagaglio pesava troppo e ho dovuto metterli lì” (don’t ask), chiede: Albano Laziale è sblasblasbla (parole che non capisco)?
Visto che il riferimento ad Albano Laziale non mi dice nulla, torno a rispondere alle domande di Tizio col distintivo #2 (un premuroso “sei un po’ raffreddato?” a cui io rispondo “soffro di allergia, e i cuscini di piuma d’oca sono una tortura”), pensando tra me che forse Luca è nato ad Albano Laziale e io non lo sapevo, nonostante lo conosca da tipo quindici anni.
Visto che nemmeno Luca risponde alla domanda, il Tizio al pc la pone di nuovo.
Io e Luca: eh? Albano Laziale? (faccia interrogativa)
Tizio al pc: sì, Albano Laziale nel 2002.
Io e Luca: nel 2002? (faccia ancor più interrogativa)
Tizio al pc: sì, Francesco, Luca, Stefano.. è tuo fratello?
Io: sì.
Tizio al pc: nel 2002.
Poi rielenca i nostri nomi, aggiungendo quelli di una mia amica e di sua mamma.
Ci guarda.
Luca: forse una gara di pattinaggio..
Io: eh, sì..
Tizio al pc: ok, potete andare.
Tizio col distintivo #2: buona giornata.
Chiudo la valigia e usciamo, senza aver ben capito cosa c’entrasse un posto in cui eravamo stati in albergo dieci anni prima, con le nostre mamme, per una gara di pattinaggio.
Ma ho deciso di non chiedere, magari avevamo rubato un asciugamano e non ce lo ricordavamo.

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Responses

  1. com’è possibile che questo post non abbia nemmeno un commento? è geniale!
    io la carta d’identità l’ho persa – in casa, ne sono più che certa – un milione di anni fa e da allora deve pure essere scaduta. infatti giro con il passaporto da una vita. questo mi evita molti problemi. inoltre non mi fido delle tessere magnetiche.
    a quanto pare cesco, rassegnati. hai una faccia da grande corriere della droga. che poi saranno ben scemi, questi controllori. voglio dire, se io fossi un narcos colombiano, mai più faccio fare da corriere a qualcuno con la faccia da corriere, no? che sono, deficiente? me lo beccano subito! lo farei fare a qualcuno con una faccia insospettabile, che so, lo farei fare a frastellina.
    apparentemente io ho la faccia da terrorista invece, ma solo con ryanair. mai trovato una compagnia che mi buttasse per aria la valigia anche quando avevo già tirato fuori liquidi e pc. che poi dico, ma i raggi x cosa li mettono a fare, se tanto poi devo tirare fuori tutto? -.-“

    • ma grazie.
      ti dirò, sono alquanto risentito del fatto che questo post non abbia avuto il successo che meritava! XD

      guarda, nemmeno io mi fido delle tessere magnetiche, che si smagnetizzano ogni due secondi: ma tanto, visto che i fantabulosi servizi che dovevano sfruttare la carta elettronica non sono mai stati lanciati, che la mia carta sia smagnetizzata o meno poco cambia.

      ma infatti: io il corriere lo farei fare tipo a mia nonna, o a un tipo serioso in giacca e cravatta, mica a un capellone sfatto da una settimana di camminate a giro per una città turistica! (la tizia francese cantante: lei era DI SICURO un corriere. che ne aveva trattenuto una percentuale)

      stupida, stupida, stupida ryanair. è in arrivo un post pure su di loro, appena ho tempo.


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