Pubblicato da: cescocesto | 1 dicembre 2011

Giornata mondiale contro l’AIDS

Oggi, primo Dicembre, è la giornata mondiale contro l’AIDS.

I dati del 2010 sull’epidemia di HIV parlano di 34 milioni di contagiati nel mondo, con 1,8 milioni di morti e 2,7 milioni di nuovi casi.
Cifre in calo rispetto agli anni scorsi, ma certo lontane dall’obiettivo zero, slogan di quest’anno della manifestazione (“zero nuove infezioni, zero discriminazioni e zero decessi relativi all’Hiv”).

Per quanto riguarda l’Italia, nel 2010 sono stati registrati 140mila contagiati con 4mila nuovi casi. L’incidenza è scesa a 6/100mila (più elevata al Nord che al Sud) rispetto al 7/100mila del 2008. Continua a ridursi la differenza di incidenze tra eterosessuali, omosessuali, bisessuali e transessuali, così come continua ad essere in calo l’incidenza del virus tra i tossicodipendenti.
Tuttora purtoppo un quarto delle persone sieropositive non sanno di esserlo (ancora, come nel 2008, quasi il 60% delle diagnosi viene fatta a malattia ormai conclamata), potendo quindi contagiare partner fissi o occasionali.

Se gli anni 80 sono stati gli “anni del GRID” (Gay Related Immune Deficiency, primo nome proposto per l’AIDS) e della “piaga dei gay”, gli anni 90 sono stati quelli della paura: l’emblematica morte di Freddie Mercury e importanti campagne mediatiche hanno segnato una generazione, che ha imparato a proteggersi attraverso l’uso del preservativo.
Il decennio 2000-2010 è stato caratterizzato da una doppia faccia: da una parte giganteschi progressi scientifici, clinici e medici hanno permesso di cronicizzare la malattia (almeno nel Nord del mondo), consentendo alle persone sieropositive una qualità di vita più che accettabile; dall’altra parte è cominciata l’amnesia: i governi hanno dimenticato di fare informazione sull’HIV, molti giovani si sono dimenticati (o non gli è mai stato insegnato) cos’è l’AIDS e come ci si difende da esso, e molti cinquantenni in “zona menopausa” hanno dimenticato che il preservativo non serve solo ad evitare gravidanze indesiderate, col risultato di un’impennata recente dell’incidenza di malattia negli over50. Qualcuno ha perfino cominciato a parlare della “bufala AIDS“.
Questo primo anno del nuovo decennio si porta dietro grandi speranze (progressi scientifici e speranza di trovare una cura in un futuro non troppo lontano) ma anche notizie poco gradite: causa crisi economica, in tutto il mondo è in corso un taglio dei fondi alle associazioni che si occupano di fare informazione sulla malattia e assistere i malati di AIDS.

E in Italia, come stiamo messi a informazione? Male.
Le informazioni sull’HIV e sull’AIDS non mancano e, certo, si trovano, ma vanno cercate, perché sui comuni mezzi di informazione di AIDS si parla -se si parla- solo il primo Dicembre. Invece l’adolescente di oggi va informato, senza aspettare che si cerchi le cose da solo (vogliamo ricordare che su questo blog arriva gente che crede che la Coca Cola post-coitum sia un metodo anticoncezionale?).
Oltre a questa carenza di informazione, diffusa un po’ in tutto il mondo occidentale, in Italia si aggiunge “l’ipocrisia preservativo”. Tutte le campagne “istituzionali” parlano di test, test, e solo di test. “Non abbassare la guardia. Fai il test” è lo slogan del posterone del Ministero della Salute. Nessun accenno all’uso del preservativo. Che poi, una persona con un pizzico di cervello dovrebbe chiedersi “sì, io il test lo faccio anche, ma se poi sono sieropositivo? mi chiudo in convento? e come faccio a non prendere la malattia?”.
Bisogna parlare dell’uso del preservativo, è assurdo non farlo. Far capire che una ragazza che lo tiene in borsa in discoteca non è una zoccola ma una con un po’ di cervello e un ragazzo che si rifiuta di fare sesso se nessuno dei ha un preservativo non è frigido ma responsabile.
Non inizierò l’ennesima spappardellata moralista sull’assurdità del coito interrotto, o del metodo “incrocio le dita e bevo Coca Cola”, ma in caso qualche adolescente poco informato passasse di qui, sappia che il preservativo è ottimo per evitare gravidanze indesiderate E le malattie sessualmente trasmissibili, come l’HIV (effetti collaterali: macchie rosse sulla pelle e la MORTE), ma anche l’epatite B (effetti collaterali: un sano colorito giallasto e la MORTE) e il papillomavirus.

Dopo questo sproloquio vi linko un articolo di Rosaria Iardino, presidente del Network Italiano Persone Sieropositive, intitolato “La giornata mondiale contro l’AIDS in Italia è ormai un rito senza senso“, e un altro che parla delle varie campagne d’informazione messe in moto in questo periodo.


Responses

  1. Hai perfettamente ragione. Ora bisogna pensare all’Euro e all’economia. È anche economia avere una popolazione sana e informata… o no? Ci sarebbero meno spese… o no?
    Forse bisognerebbe dire ai Governanti che se spendono meno soldi per la sanità possono avere un’auto blu nuova!


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: