Pubblicato da: cescocesto | 21 aprile 2012

Fai bei sogni

Mi scuso per la lunga assenza.
È che non avere una camera “mia” in questo periodo mi ha privato dello “spazio per pensare”, per mettermi davanti allo schermo bianco e riempirlo di parole. Lo so che suona egoista, ma è la verità.
Ma ieri mia nonna ha sentenziato: “Ora sono pronta per tornare a casa”. E quindi mezzora fa l’ho lasciata nella cucina di casa sua felice della sua ritrovata indipendenza, che mi salutava con un “ci vediamo lunedì, che domani voglio starmene un po’ da sola”.
E quindi ora ho di nuovo i miei tempi e i miei spazi, e posso tornare a scrivere.
Cominciamo ripescando la solita bozza scritta qualche settimana fa, la recensione di Fai bei sogni.

Breve riposo dona alla mamma, Signore.
Svegliala, falle un caffè e rimandala subito qui. È mia mamma, capito?
O riporti giù lei o fai venire su me. Scegli tu.
Ma in fretta.
Facciamo che adesso chiudo gli occhi e quando li riapro hai deciso? Così sia.

Era da tanto (troppo) che non facevo una bella recensione.
“Era da troppo che non finivi un libro della pila!”
Zitti là in fondo, lasciate stare l’autore, che in questo periodo non ha tempo per leggere!
Un po’ è vero, era da tanto che non riuscivo a ritagliarmi un po’ di tempo per leggere.
Il fatto è che non riesco ad essere un lettore “mordi e fuggi”: non riesco ad aprire un libro e leggerlo per cinque-dieci minuti e poi smettere, io ho bisogno di prendermi il giusto tempo per “entrare” nel libro.
(tra parentesi grazie a Sara per avermi regalato una raccolta di racconti, che mi rende il tutto più facile)
E quando entro in un libro, difficilmente ne esco.
Non per niente questo Fai bei sogni l’ho letto in tre ore stamattina, sul water (no, non mi vergogno ad ammetterlo, forse ne ho anche già parlato in passato: alcune delle mie migliori sessioni di lettura le ho fatte in bagno. Vantaggi di avere più di un bagno in casa).
Credo che la “lettura intensiva” sia la cosa migliore per un libro come questo. Infatti per quanto l’autore, Massimo Gramellini (vicedirettore della Stampa, ospite da Fazio ogni sabato sera), divida in “capitoli” il testo, la narrazione segue nel complesso un unico, lungo, flusso di coscienza.
Ma forse sto anticipando troppo, andiamo con ordine.
Perché questo libro?
Perché avevo visto la presentazione a Che tempo che fa (un mese fa?) e mi aveva incuriosito. Era finito nella lista dei “comprare quando avrò un po’ di soldi da parte” dopo altri titoli, ma poi mi è stato saggiamente regalato dalla mia amica Elena, che aveva visto la puntata e aveva avuto i miei stessi pensieri.
Perché la curiosità?
Perché si parla di morte. Ultimamente sto leggendo molto in merito, perché trovo la morte affascinante quanto la vita e vorrei capirla. Soprattutto, vorrei capire come le persone si rapportano ad essa.
In questo caso specifico si parla della morte della madre dell’autore (per quanto venga definito “romanzo”, praticamente tutto il libro è autobiografico) e di un “segreto” legato ad essa. La notte in cui la donna muore, infatti, è molto concitata e il protagonista, che al tempo aveva nove anni, non capisce bene cosa sia successo. Anzi, inizialmente non gli viene detto nemmeno che la madre è morta.
La verità arriva a singhiozzo, e viene subito coperta dalla bugia.
Una bugia che lui accetta, schiacciando la verità che egli stesso conosce nel profondo del suo inconscio.

In maniera furba, il libro inizia con questo “segreto” che sta per essere rivelato al protagonista, già adulto. Il lettore viene quindi catapultato in un lungo flashback per tornare al presente solo nel penultimo capitolo, dove i fili che si intrecciano nei capitoli precedenti vengono finalmente sciolti. L’ultimo capitolo si chiude con la presa di coscienza dell’autore di ciò che è successo, e finalmente il perdono della madre che viene “lasciata andare” definitivamente.
Non voglio aggiungere altro sulla trama perché se qualcuno volesse leggere il libro si rovinerebbe la sorpresa, ma comunque il fulcro del libro non è indagare su “cos’è successo veramente a mia madre”, quanto raccontare il modo in cui la morte di una madre ha influito sulla crescita di un bambino-ragazzo-uomo; l’autore stesso ha definito la stesura del libro una “opera di sartoria psicanalitica”, che ha agito per lui in maniera catartica e che forse potrà avere lo stesso effetto su chi ha affrontato una perdita importante.

Gramellini ha la prosa asciutta ed efficace tipica del giornalista e infila il giusto pizzico di ironia nei punti giusti, aiutando il lettore a non stancarsi della lettura.
La storia è interessante e sfaccettata e i personaggi efficacementi caratterizzati (un po’ schematici, diciamolo, ma al centro del libro ci sono l’autore e la sua interiorità), per quanto non mi sembra, ma lo dico a caldo, una di quelle storie “che restano”.
Quelle storie, per capirci, che si scavano un posticino piccolo nel tuo cuore, e rimarranno lì anche quando avrai chiuso il libro.
Ma questo, ovviamente, è soggettivo.

(ah, questo era ovviamente un pesce d’Aprile. Chi mi conosce meglio ha mangiato subito la gustosa foglia)


Responses

  1. Ho terminato di leggere “Fa bei sogni” stanotte.
    Forse perchè non mi aspettavo molto da questo romanzo, ho avuto una piacevole sensazione. Non è soltanto il racconto “sincopato” di giorni bui e solitari, ma anche una scoperta sempre più profonda della propria anima.
    Ma come te, non sarà un libro che vorrò rileggere o che possa dire mi abbia toccato particolarmente.


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