Pubblicato da: cescocesto | 6 maggio 2012

Quasi quasi mi sbattezzo (AKA Brucerai all’inferno!)

Terzo intervento della Maratona Giornaliera III

Mamma, ho deciso.
Vado a parlare col prete.

Beto

Quasi quasi mi sbattezzo è una graphic novel di Alessandro Lise e Alberto Talami, edita da Becco Giallo (casa editrice di graphic novel “impegnate”, come Piazza Fontana e Chernobyl, solo per citarne due. Buttate un occhio al loro catalogo qui).
È la storia di Beto, operaio trentenne, e del suo progressivo allontanamento da una Chiesa in cui non si riconosce, fino alla decisione di sbattezzarsi.
Per chi non lo sapesse, lo sbattezzo è “l’atto formale di rinuncia al battesimo”, a cui fa seguito un’annotazione nel registro parrocchiale che segnala il cambio di opinione dell’individuo (non si viene effettivamente cancellati dal registro in quanto la notifica dell’avvenuto battesimo è considerata un fatto storico).
Suppongo di non dover stare a puntualizzare che l’apostasia, ovvero il “ripudio totale della fede cristiana”, è un peccato mortale che provoca “l’esclusione dal regno di Cristo e la morte eterna dell’inferno”.
Maggiori informazioni per gli interessati qui.
[Il sottoscritto accarezza l’idea dello sbattezzo da un po’ di tempo e prima o poi gli darà attuazione, ma senza dirlo a sua nonna che altrimenti ci resta secca.]

Berto, che negli anni del Catechismo pensava che da grande avrebbe fatto il frate e disegnato fumetti per il Giornalino di Sant’Antonio, a sedici anni deve affrontare la morte di Andrea, il leader del suo gruppo musicale e l’unica risposta di una Chiesa che sostiene di avere tutte le risposte è questa: “Il Signore l’ha preso così giovane per preservarlo puro”.
Poi arrivano gli anni di Benedetto XVI e Beto si scontra contro la sua rigidità su temi come contraccezione, sesso prematrimoniale, fecondazione assistita, diritti degli omosessuali ed eutanasia. Fino alla famosa questione della visita alla Sapienza di Roma.
E così, Beto decide di lasciare la Chiesa Cattolica e scopre che esiste la possibilità di sbattezzarsi.
L’idea ovviamente “non sta bene” nella cittadina dove vive Beto, il quale cerca di affrontare l’argomento con parenti amici ma incontra solo reazioni nello spettro che va dalla malcelata indifferenza alla manifesta ostilità.
Il confronto più serrato che Beto deve affrontare è quello con sua madre. Proprio quella madre che da giovane, quando ancora alle donne era proibito salire all’altare per leggere, era stata la prima donna della parrocchia a farlo, sfidando la rabbia del prete.
Le posizioni intransigenti della madre col tempo si ammorbidiscono e la donna arriva ad appoggiare il desiderio del figlio di fare qualcosa in cui crede, per quanto non lo condivida.
E così Beto manda il modulo alla parrocchia e ottiene il suo attestato di sbattezzo che certifica la sua volontà di non far più parte della Chiesa Cattolica.

I disegni sono essenziali e lineari, ma sufficienti ad esprimere le emozioni dei vari personaggi e adeguati per rappresentare anche i concetti più metaforici e tutto il “non detto” tra i vari personaggi. Da che mondo e mondo infatti, il punto forte delle graphic novel “istruttive” (mi si passi il termine, non mi viene in mente niente di meglio) non sono mai stati i disegni “supermegastra” (cit. mia mamma), piuttosto il contrario: linee semplici e vignette chiare che sappiano seguire il flusso della storia senza appesantirla (penso ovviamente a Persepolis).
I dialoghi sono serrati e chiari, mentre ho trovato il fluire della narrazione un po’ a singhiozzo e frammentario: a volte girando pagina per proseguire nella lettura avevo l’impressione di aver saltato una pagina. Nel complesso comunque, niente che infici il piacere della lettura, che si porta a termine in meno di un’ora.
Ma, cosa più importante di tutte al di là di disegni-storia-dialoghi, i due autori riescono a dare un quadro chiaro della storia di Beto e delle modalità dello sbattezzo in sé, inserendolo in un quadro fatto di quotidianità, confronto e rispetto per le posizioni altrui.
E questo probabilmente è qualcosa che sia gli atei che i credenti dovrebbero imparare: il rispetto per l’idea dell’altro.

Ah, cercando la copertina su Google ho scoperto che un estratto di questo fumetto pubblicato sull’Unità ha fatto incazzare ha infastidito la Binetti e gli altri teocon del PD.
Un motivo in più per leggerlo, no?


Responses

  1. Bel post, questa graphic novel sembra ben fatta. E poi mi sono proprio riconosciuta nel “[Il sottoscritto accarezza l’idea dello sbattezzo da un po’ di tempo e prima o poi gli darà attuazione, ma senza dirlo a sua nonna che altrimenti ci resta secca.]”.

    • ti ringrazio! se la trovi in fumetteria/libreria te la consiglio, non è pesante né troppo didascalica e si legge molto velocemente.
      [mi sa che molti di noi si fanno delle remore per non dispiacere le nonne ;)]

  2. Ma come mi garba questo post!!!

    Sono anni che parliamo di sbattezzarci! Ce la faremo?!🙂
    (Riserbo sulla faccenda: te non dire nulla a tua nonna che io non dico nulla a mia madre!)

    • ma grazie stef!
      ce la faremo, ce la faremo.. e ognuno manterrà il segreto dell’altro😉


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