Pubblicato da: cescocesto | 12 settembre 2013

Mia nonna

Mia nonna non è davvero bionda.
Ooooh.
Tinta, ebbene sì. Ma prima di imbiancare era castana scura. Non vi dico la gioia quando le sono iniziati a venire i capelli bianchi, che finalmente poteva farsi bionda senza doversi ossigenare.
Perché lei era bionda dentro, ma non per quella cosa che le bionde sono sceme, ma per quell’altra, che le bione “si divertono di più”.

Mia nonna è i suoi tacchi.
O, se proprio va male, una ciabatta con la zeppa.
Perché non le va di passare per bassa, lei che il giorno che doveva fare le misurazioni per la carta d’identità ha alzato il collo in stile giraffa per rubare qualche centimetro.

Mia nonna è egoista.
Provaci a cambiare canale quando c’è Biutiful/I pacchi/Tempesta d’ammore, è capace di toglierti il saluto per giorni.
Eppure è una delle persone più generose che conosca.

Mia nonna è incoerente.
Quando porto i capelli sciolti è tutto un “mamma mia legali ma non hai caldo?”, quando li lego è un trionfo di “ma scioglili dai, che stai meglio”.
Per non parlare di quel “mi raccomando, non si fanno i confronti. Siete tutti e due bravissimi” rivolto a me e a mio fratello un giorno a caso dopo la consegna delle pagelle, per poi prendere le suddette pagelle, metterle una accanto all’altra e, sfogliando la prima pagina, sentenziare “e ora vediamo chi ha i voti più alti”.

Mia nonna è ingombrante.
Attacca bottone con gli sconosciuti, parla quello che lei crede essere inglese con povere australiane educatissime che cercano di capire il suo idioma inventato, tenta di convincere i vigili a non farle la multa perché “io sono romagnola”.
Mi ricorderò sempre, e questo credo valga per tutti i miei compagni di classe dell’epoca, il suo ingresso trionfale in classe -parliamo di prima media-, con pelliccia, tacchi e occhialoni da sole, al grido di: “salve, questa è la classe di Francesco? Sono sua nonna! (sì, la nonna di quel bambino coi riccioli che si nasconde sotto il banco recitando iononesistoiononesistoiononesisto)”.
Inutile dire che il primo trimestre di superiori mi nascondevo per sicurezza sotto il banco ogni volta che si apriva la porta dell’aula.
Ma nel mio cuore sapevo che non poteva essere lei: le avevo dato un indirizzo farlocco.

Mia nonna è golosa.
Di cosa? Più o meno di tutto.
Tortellini -rigorosamente in brodo-, garganelli, puré, cozze, pizza -col salame piccante-, gamberoni, seppie con la bietola, gelato -qualsiasi gusto, preferibilmente se cioccolatoso-.
E mette la noce moscata ovunque, perché gliel’ha detto “Carlo Ponti”.

Mia nonna crede.
In Dio, nella Madonna, nel Papa.
Ma non le parlare dei preti, che quelli son tutti pedofili.

Mia nonna non è anziana.
Lei è diversamente giovane.
Fino a ottantacinque anni ha risposto che ne aveva ottanta.
Scollinati gli ottantacinque ha cominciato ad arrotondare per eccesso a novanta, per farsi dire “oh, ma non li dimostra!”.

Mia nonna non è sorda.
Piuttosto è sbadata, distratta.
Al massimo sei tu che ciancichi le parole e non la fai capire bene.

Mia nonna è di quelle nonne appiccicose, collose.
Di quelle che “vieni sulle gionocchia” “ma nonna ho ventisei anni suonati” “ho detto vieni sulle ginocchia!”, di quelle che ti baciano e ti lasciano lo stampo di rossetto “rosso ciliegia 52”, di quelle che quando ti abbracciano quasi non respiri.
Insomma, quelle nonne che ti svoltano la giornata no.

Mia nonna è entusiasta.
Del fatto che “ha visto, tra un po’ andiamo su Marte”, della scienza che “hai visto le staminali? Ci si fa tutto! Ah, comprami la crema antirughe alla staminali, và, che te l’ho chiesto da due mesi”, della vita in generale che “portami sul lungomare, chi ce l’ha un lungomare come Livorno?”.

Non credo mi abituerò mai a dire “mia nonna era”.


Responses

  1. love angy love

  2. Caro Cesco,
    lo dirai, imparerai a dirlo con gli altri, ma non lo dirai mai con te stesso.
    Lo dirai con le labbra parlando con le persone, per convenzione, per facilità, per non creare confusioni ed userai un imperfetto passato, ma quando lo dirai con cuore e pensiero pensando a lei, parlando con lei (e lo farai, lo so che lo farai) sarà in un eterno presente.
    Un grandissimo abbraccio.
    Ti voglio bene.
    Silvana

    P.s. adesso posso ammetterlo che mi sono commossa ed ho pianto.

    • penso sia una delle cose più giuste (e belle) che ho sentito in questi giorni.
      grazie, Silvana.

      ps. e non c’è niente di male in questo.
      pps. ti era arrivato il mio messaggio in risposta?

  3. I nonni, alcuni, sono. Sempre e comunque.

    Un abbraccio


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