Pubblicato da: cescocesto | 20 dicembre 2013

Maratona dopo la puzza #1: il metodo Stamina e le staminali farlocche

Il metodo Stamina.

Per come è stato dipinto dal suo stesso creatore, il signor Vannoni, il metodo Stamina funziona più o meno così:
– prendi un tot di cellule staminali mesenchimali
– prepara una miscela di etanolo con acido retinoico q.b.
– tieni le cellule in ammollo per due ore o comunque fin quando ti sembrano rosolate bene
– buttaci due o tre “alakazamba”
– impianta le suddette cellule in pazienti con malattie neurologiche
– il malato PUF! torna sano

A metà strada tra medicina, scienza e cure magiche.

La storia del metodo Stamina è complessa (vi rimando agli articoli citati in fondo se volete approfondire), ma sono almeno cinque i punti che puzzano:

1) Vannoni è laureato in filosofia.
Questo è un punto cardine, secondo me. E non per discriminare una laurea in filosofia, semplicemente per sottolineare che una persona che non ha conoscenze di biologia, genetica, neurologia, non è certo la persona più adatta per condurre la gestione di un trattamento medico che viene eseguito su esseri umani.
Così come non manderei mio figlio a ripetizioni di italiano da un primario di neurologia, allo stesso modo non chiederei ad un professore di filosofia di curare un figlio con una malattia neurologica degenerativa.

2) non è stato seguito il normale iter di sperimentazione preclinica.
Gli attuali protocolli di sperimentazione, validi in tutto il mondo, prevedono che prima di arrivare alla sperimentazione clinica (quella sul vivo, sul paziente, sul malato) vi sia una lunga fase di sperimentazione in vitro. Un’analisi degli effetti del farmaco o del trattamento in uno studio su tessuti viventi, il cui scopo è verificare la presenza di tossicità sui tessuti o, peggio, di effetti oncogeni, che causano la trasformazione di cellule normali in cellule neoplastiche.
Tra parentesi, alcuni studiosi hanno ipotizzato un effetto mutageno/oncogeno dell’acido retinoico, sostanza alla base della “trasformazione” delle staminali mesenchimali in neuroni.
Tutta questa fase pre-clinica non è mai stata documentata da Vannoni e dal suo team.

3) le famose staminali mesenchimali.
In Italia ormai da un po’ di anni al concetto di “staminale” è associato quello di “cura di ogni male”. Non è così.
Le cellule staminali saranno in futuro essenziali per la gestione e forse la guarigione di molte malattie, ma siamo ben lontani da quel periodo. Siamo ben lontani da aver capito effettivamente come manipolarle per fargli fare ciò che vogliamo facciano.
Ormai è passato il concetto “ti faccio una trasfusione di staminali e stai a posto per la vita”. Non è così semplice.
Esistono due tipi di cellule staminali:
le staminali totipotenti, quelle, per capirci, definite “embrionali”, in grado di rigenerare QUALSIASI tessuto del corpo
le staminali pluripotenti, dette anche “adulte” per distinguerle dalle altre, derivate dalle totipotenti dopo un primo processo di “differenziazione”; queste cellule si trovano anche negli adulti, soprattutto a livello del midollo osseo, e riescono a rigenerare una certa classe di tessuti, nel caso delle mesenchimali, quelle usate nel metodo Stamina, si tratta di cellule “di riserva” del tessuto connettivo, in grado di rigenerare tessuto osseo, cartilagineo, adiposo.
Uno degli approcci alla gestione delle staminali adulte prevede la “sdifferenziazione” della staminale, per cercare di riportarla al livello di totipotenza. Questo approccio è molto complesso e prevede una complessa manipolazione del genoma cellulare: devono essere riattivati quegli specifici geni permettono alle staminali embrionali di differenziarsi in tutte le tipologie di cellule dell’organismo, neuroni compresi.
Spesso questi studi si arenano per due motivi: la sdifferenziazione non riesce o, peggio, vengono attivati geni che stimolano la proliferazione cellulare.
Il processo di accrescimento di un embrione in utero è un processo complesso, regolato da fattori di crescita secreti dalla madre e dall’embrione stesso, che regolano la proliferazione e la differenziazione di queste cellule, il cui potenziale replicativo è virtualmente infinito.
Cellule staminali adulte, in cui questo potenziale è molto limitato, riportate alla totipotenza senza che ad oggi si abbia il quadro completo della funzione dei geni riattivati in queste cellule, trasforma “la panacea” in cellule tumorali, che altro non sono che cellule in grado di proliferare in maniera infinita.
Vannoni non ha mai chiarito in che modo le cellule staminali da lui coltivate diventerebbero cellule neuronali.

4) Vannoni si spaccia per buon samaritano quando è palese che non lo è.
Tra le malattie che il metodo Stamina dovrebbe essere in grado di curare c’è anche la SMA, atrofia muscolare spinale. La forma più frequente di questa patologia è quella che colpisce soggetti in età pediatrica, e nelle forme peggiori rende i bambini che ne sono affetti incapaci di deglutire e respirare autonomamente.
Giocandosi la carta del “ma io curo i bambini!”, Vannoni ha smosso i cuori di molte persone, che manifestano per quello che ritengono essere il “diritto alla cura” dei loro figli.
Ad oggi però non esistono prove documentali dell’effettivo beneficio riscontrato dai bambini con SMA trattati col metodo Stamina, anzi: quando è stato elaborato il protocollo di sperimentazione, la SMA è stata esclusa, su richiesta dello stesso Vannoni. Mi sembra sia superfluo dire che se fosse stato convinto dell’efficacia del suo trattamento, in particolare per una patologia così grave, avrebbe lottato affinché questa fosse inserita nella sperimentazione.
Tra parentesi, è stato ipotizzato che la sperimentazione verrà a costare tra i tre e i quattro milioni di euro: per lo stato attuale delle finanze pubbliche e per quanto sono azzoppate la sanità e la ricerca in Italia, mi chiedo se questi soldi non potrebbero essere investiti per finanziare progetti di ricerca più solidi di questi o per migliorare l’efficienza dei reparti di neurologia che i malati provano veramente a curarli.

5) non è possibile che siano i giudici a decidere cosa deve essere fatto.
Il caso Stamina è complesso, perché è nato nell’ombra di laboratori improvvisati all’interno di un centro estetico, ed è stato portato all’occhio degli Italiani dopo il blocco da parte dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) dopo che i NAS avevano giudicato il laboratorio dove venivano preparate le cellule da infondere “assolutamente inadeguato sia dal punto di vista strutturale sia per le cattive condizioni di manutenzione e pulizia”; più giudici hanno più volte bloccato e poi fatto ripartire le somministrazioni di staminali, e da ultimo il TAR del Lazio ha bloccato la Commissione nominata dal Ministero della Salute giudicandola già in partenza “prevenuta” sull’efficacia del metodo.
Io credo che se il novantanove percento del mondo scientifico, tra medici, biologi e genetisti, crede che questo metodo sia una ciofeca, forse tre milioni per una sperimentazione clinica potrebbero essere spesi meglio altrove.

Articoli vari in merito:
Tutta la storia del metodo Stamina da WIRED
“Il caso Stamina” da Il Post
Nelle infusioni di staminali forse le staminali manco ci sono da La Stampa
Non solo è farlocco, ma è pure copiato da Il Giornale
Cosa ne pensano gli americani da Nature
Il sito della Stamina Foundation, se soffrite di emicrania o tremori e vi volete fare una pera di staminali


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