Bestiario

Casa mia è da sempre uno zoo, almeno da ché ho ricordi.
Abbiamo avuto gatti (ho perso il conto di quanti sono transitati da questa casa circa tre anni fa, attualmente sono quattro), regalati, salvati, trovati, ospitati; cani (quà è più facile: quattro, attualmente due); per un breve e terribile periodo due uccellini che si odiavano; due ricci ospiti, uno trovato in giardino e l’altro che ha trascorso il letargo invernale nella vecchia casa di bambole di mia mamma; gechi transitanti sui muri esterni (ottimi contro le zanzare!) e, ovviamente, topi in cantina, alcuni dei quali davvero carini, altri orribili, con una coda larga quanto il mio mignolo e di una lunghezza sconcertante.

Queste sono attualmente le bestie titolari in casa:

Categoria: gatti

* Luna – sul gradino più basso.
La gatta senior di casa, è con noi dal 2003. Un po’ tarchiatella (leggi, zampe corte e buzzetto a briàa), ha il pelo nero, ma sotto un primo strato ce n’è un secondo, bianco. E’ la filosofa di casa: ama infatti starsene alle finestre a guardare fuori verso l’infinito e oltre, preferendo ovviamente le finestre sopra i termosifoni accesi. Se eccede nel dare affetto, vuol dire che è affamata.
Ama farsi il bidet, solitamente al centro della cucina o a metà delle scale: è un’esibizionista.
Inoltre è una sopravvissuta: è stata investita a circa un anno ma il veterinario che l’ha curata è stato molto bravo ora è solo un po’ zoppetta.

* Tea (Dorotea) – sul gradino più alto che guarda in aria.
Con noi dal 2007, è la gatta più acidella di casa. Si lascia accarezzare se e solo se è sull’addormentato andante, ma dopo una decina di secondi si sveglia, ti guarda male e ti azzanna una mano. Nelle fredde notti invernali diventa però estremamente desiderosa di condividere con chiunque un letto caldo.
Ha un metabolismo abbastanza strano, per cui d’estate è magra rifatta e allo scoccare di ottobre lievita come un ciambellone nel forno.
Si è data alla pazza gioia la scorsa primavera, ed è diventata ragazza madre di quattro micette.

* Camilla (precedentemente nota come Soccombuta) – sul gradino più alto che guarda in basso.
Figlia di Tea, nata la scorsa estate. Estremamente diffidente, richiede un lungo corteggiamento prima di concedersi a qualche coccola, che affronta comunque con sguardo preoccupato, accentuato dal fatto che ha spesso le pupille dilatatissime che la fanno sembrare una piccola Bambi in pelliccia.
Da piccola era uno scricciolo, perché non riusciva a prevalere sulle tre sorelle per la puppa (da qui il nome Soccombuta), ma si è abbondantemente rifatta dopo e ora viaggia per i cinque chiletti.
Cacciatrice abilissima, ha sterminato intere famiglie di topi in cantina e trascorre le sue giornate estive appostata davanti al vaso dietro al quale si rintanano gechi e lucertole. Adora dormire sui giornali, meglio se aperti e in corso di lettura, oppure tutta allungata sul tavolo da pranzo o sulla mia maglia “Era meglio un Papa pisano”.

* la micetta (a.k.a Maria Callas, a.k.a Cetti, a.k.a Pazza) – a mezze scale che si prepara per un agguato.
Trovata quattro mesi fa dentro il vano motore della macchina di un vicino di casa, uscita da lì era completamente ricoperta di olio e sembrava grigia (ha riassunto il suo reale colorito circa una settimana dopo).
Molestatrice delle altre gatte di casa, che attacca alle spalle appena queste si acciambellano sul divano o sul letto, è anche una gatta da riporto: se le tiri qualcosa te lo riporta indietro, ci gioca un po’ e quando lo sperde sotto qualche mobile si infila nel mio cestino e pesca pezzi di carta con cui riprendere i suoi giochi.
Ama tirare graffi a tradimento intorno alle sette di mattina, e accompagna con miagolii acuti ogni sua azione o richiesta di cibo.

Categoria: cani (più propriamente: facoceri)


* Biagio (nome completo: Biagio Maglienti. Non chiedete a me, l’ha scelto quell’irresponsabile di Stefano) – quello che si fa mordere nella foto.
E’ l’unico animale maschio di casa, ma non sembra preoccupato da questa condizione. Estremamente affettuoso e coccolone, sarebbe un cane tranquillissimo se non subisse le influenze negative della arcigna sorella. Sarebbe anche ubbidiente, se non fosse alquanto stupido: i pochi comandi che capisce li esegue al volo, e se non capisce ti guarda con amore e poi si sdraia a pancia in su e zampe per aria.
Ha un muso carinissmo, ma ha l’anca sbilenca, un po’ di gobbetta e i piedi torti (pare sia il prodotto di un incesto, quindi una fiera di tare genetiche), ma presto sfoggerà due nuovissime anche cibernetiche che gli verranno impiantate a Carrara.

* Bianca (nome completo: Bianca Marie Meringa, non chiedete a me, io volevo chiamarla Meringa e basta) – quella che morde nella foto.
La femminuccia della coppia di facoceri. Furba, svelta, agilissima e leccatrice folle.
Essendo femmina, è molto più intelligente di Biagio, che segue a ruota tutto quello che fa lei. E’ pure furba, per cui ti fa capire che, a differenza di suo fratello, capisce benissimo cosa le stai ordinando (tipo: “vai fuoooooorrrriiiiiiiiiiiii!”), ma non ti dà retta per sua scelta. Non tollera di camminare dietro a Biagio per cui portarli fuori in una sola persona è praticamente improponibile, perché corrono cercando di superarsi l’un con l’altro continuamente.
A seconda dello stato di pulizia del suo pelo, risponde anche ai nomi di Gialla, Lezza e Marrona.

Nota sui nomi: in casa mia la fantasia scarseggia (basti pensare che mia madre ci ha chiamati Bibì e Bibò per circa dieci giorni prima che le infermiere la supplicassero di darci dei nomi), per cui ogni volta che arriva una nuova bestiola c’è l’ansia da scelta del nome. Questo ha portato ad avere nel tempo un Gattomicio, un Sor micetto e una Miciolina.
Occasionalmente ci sono state delle sorprese, tipo due gatti che stavano con noi quando io ero all’asilo si chiamavano Gandù e Mutmarna. Scelti da mio padre, sono due delle tre parolacce che aveva imparato durante il suo viaggio in Pakistan. La terza era Ciuta, che è stato il nome del nostro primo cane. Abbiamo pure rischiato di avere una gatta chiamata Gea, ma i padroni che l’avevano persa l’hanno salvata in tempo.
Di quelli attuali, Luna e (Doro)Tea sono arrivate già battezzate, Camilla deve il suo nome alla primissima gatta di mia zia che era bianca e nera pure lei, e la povera “micetta” non ha nome in quanto i miei non sono stati in grado di decidere tra i cinquanta nomi che ho tentato disperatamente di proporre. Alla fine, dopo una settimana che era in casa, mio padre ha sancito: “Basta, ognuno la chiama come vuole!”.
Purtroppo con i cani non si può fare così (mia madre ci ha provato, ma le ho detto che i cani rispondono ad un solo nome), per cui mio fratello ha scelto Biagio, che è stato approvato quasi subito (anche se per alcuni giorni mio padre l’ha chiamato Ugo e mia madre Tonto), mentre la povera femmina è rimasta a lungo senza nome. Pareva che il mio Meringa fosse vicino all’approvazione quando mia madre ha sentenziato: “Beh, è bianca, chiamiamola.. Bianca!”. Mi pare ovvio, d’altronde il nostro precedente cane si chiamava Nerina (per quanto pesasse cinquanta chili).
La scelta dei nomi ha ovviamente suscitato battute di vario genere, tipo:
(tizio che mi vede con i due cani) “Bella, come si chiama?”
“Eh.. Bianca..”
(perplesso guarda l’altro cane) “E lui? Nero?”
Inoltre, il fatto che siano tutti e due corti spinge a confondersi, e spesso Bianca diventa Biagia.

Responses

  1. […] Bestiario […]

  2. Hai dimenticato di dire che Cami è un’adolescente coi denti storti!

  3. […] Bestiario […]

  4. … credo d’essermi innamorata di Tea… 🙂

    • e’ una snob dotata di gran fascino! 😉

  5. Prima la scrivania, ora i cagnolini e …questi gattini..
    Cesco…ma io posso venire a stare un pochino seduta sulle scalette di questo incanto di quadro che è il tuo habitat naturale? Mi pare che tu abbia anche i riccioli, in testa, dico, se non ho carpito male…
    Ma…i fiorellini -in giardino- ci sono?
    E dimmi, un’altalena?
    Cesco, secondo me io vengo a vivere da te.
    Mo c’ho sonno, ma domattina dopo il caffè fo la valigetta.
    Okkei?


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