Scrivere “domani torno” è facile, rimettersi a scrivere dopo mesi di pausa lo è meno.
Perché non sai di cosa parlare, perché vuoi scrivere qualcosa che attiri l’attenzione (diciamocelo, le visite giornaliere stanno colando a picco. Oggi siamo a -2 ma contiamo di andare in pari entro la mezzanotte), perché vuoi che sia un pezzo non superficiale, perché blablabla.

Anche se qui tecnicamente di tette non ce ne sono.

Tette.
Parliamo di tette.
Tette tette tette.
Le tette sono significative, le tette fanno audience e poi ce ne sono di tante forme, misure e dimensioni che ci si potrebbe scrivere un libro anzi credo che qualcuno già abbia scritto un libro sulle tette aspetta com’è che si chiamava Tettaclopedia o forse Tette, dicevo.
Nello specifico quelle di Angelina Jolie.

[SPOILER: nei prossimi giorni probabilmente parlerò di quelle cose di cui avrei voluto parlare se fossi stato un blogger attivo ma, siccome non lo ero, non ne ho potuto parlare.
Inauguriamo quindi ufficialmente la categoria “Dopo la puzza”]

Per chi nell’ultimo mese avesse vissuto sotto una roccia su Marte all’interno del cratere Elorza privo di connessione wi-fi interstellare, ecco un rapido sunto: a metà Maggio Angelina Jolie ha annunciato che lo scorso Febbraio si è sottoposta a duplice mastectomia profilattica essendo portarice di un gene, il BRCA-1, associato ad un rischio di quasi il 90% di sviluppare un cancro al seno e del 50% di sviluppare un cancro alle ovaie.

Ovviamente sono piovuti da ogni dove commenti alla notizia.
Eliminando quelli luttuosi del tipo “un minuto di silenzio per le tette di Angelina Jolie”, “il mondo non sarà più lo stesso senza le tette di Lara Croft” e via andare, gli altri sono riassumibili in:
– ha fatto bene
– ha fatto male

Di tutti gli articoli e commenti che ho letto mi ha lasciato abbastanza perplesso il videocommento di Michela Marzano (lo ritrovate qui se ve lo siete perso).
In tre minuti scarsi la filosofa del PD saltapicchia da un relativamente sensato “la Jolie racconta di avere un gene difettoso […], ma che cos’è un gene difettoso? Si può veramente arrivare a minimizzare il rischio come lei stessa dice?” ad un più filosofico “siamo oggi di fronte a una vera e propria ideologia […], che si può esercitare un controllo […] sul proprio corpo, sulla propria salute” osservando poi che “il corpo non è un oggetto che posso modificare, cambiare”, per poi concludere con un “di fronte ad ogni dilemma etico […] non c’è una scelta unica, definita, valida per tutte le donne”, degno del miglior Capitan Ovvio.
Capisco la difficoltà della signora Marzano nel commentare su una questione del genere, ma quell’osservazione sull’ideologia del “controllo del proprio corpo e della propria salute” mi sembra fuori luogo, anche considerando che il suo commento si conclude con una frase che dice tutto il contrario.
Da “materialista” quale sono, ritengo che il corpo sia proprio del singolo, e solo suo. Non di Dio, non del compagno/a, non dei genitori o dei figli. Ognuno ha diritto di fare ciò che ritiene giusto col proprio corpo, ovviamente purché questo non leda qualcun altro (per dire: vuoi fare la donna vampiro, buon per te). Questo diritto vale ancora di più se si parla di salute (non metterti a parlare di eutanasia non metterti a parlare di eutanasia non metterti a parlare di eutanasia).
Nello specifico del caso della Jolie, che ha deciso di operarsi avendo visto la madre morire dopo dieci anni di lotta contro un cancro al seno e poi all’ovaio, la cui zia materna e nonna sono morte rispettivamente di cancro al seno e all’ovaio, c’è stata una scelta forte, quella di rinunciare al simbolo per eccellenza della femminilità, nell’intento di salvaguardare sé stessa e i propri figli. Una scelta che molte donne fanno ogni giorno, ma non sotto i riflettori.
La correlazione tra mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 e sviluppo del cancro è nota da anni, ma le attuali conoscenze mediche non hanno dimostrato una differente efficacia tra i due approcci con cui vengono seguite le pazienti con manifesta familiarità per tumori al seno/ovaio/utero (controlli periodici più ravvicinati contro asportazione di seno/ovario o seno/utero), che sono, di fatto, due diverse “filosofie” nella gestione della predisposizione genetica a questi tipi di cancro della donna.
È quindi giusto che si lasci libertà di scelta al singolo, senza inneggiare al “corpo post-umano”, come ho letto in alcuni commenti ad uno degli articoli sulla questione.

Spero che la decisione della Jolie di parlare della sua operazione, oltre ad aprire un costruttivo dibattito sulla questione, possa indurre le donne ad informarsi sulla diagnostica e la prevenzione del tumore al seno, perché in questi casi le armi migliori sono la conoscenza e l’informazione.

Pubblicato da: cescocesto | 24 maggio 2013

Domani smetto (di non aggiornare il blog)

Quando non fai una cosa per tanto tempo, ti arrugginisci. Io, per dire, non sto scrivendo in questo spazio da mesi.
E sono molto arrugginito.
Troppo.
Prima non avevo tempo, poi non avevo idee.
Ho aspettato di avere qualcosa di “significativo” da dire, scartando idee su idee.
Mi sono fatto pressione da solo.
Per un blog.
Quindi stasera dico basta alla paura del foglio bianco, basta alla procrastinazione, basta all’ansia da prestazione. E scrivo cose inutili, così quello che verrà dopo sarà per forza qualcosa di meglio.
A domani, blogosfera. Mi sei mancata. Spero a te siano mancate le cose stupide scritte periodicamente su questo blog.

(com’è che si faceva a pubblicare un post?)

Pubblicato da: cescocesto | 26 febbraio 2013

Pensieri sparsi sui risultati elettorali (Mai ‘na gioia)

Quando distribuivano l’intelligenza,
tu eri in fila per il rimborso dell’IMU.

Sono stupito.
Sono arrabbiato.
Sono deluso.
Sono preoccupato.

Ieri alle tre, dopo i primi maledetti instant poll (cazzo Mentana ma il 2006 non ti ha insegnato nulla? Non è che ribattezzare gli “exit poll” “instant poll” li rende automaticamente affidabili), non avrei mai pensato di trovarmi a scrivere queste righe.
Le mie previsioni della viglia, degne di Giacobbo e del suo “passa uno sciame di meteoriti, ma tranquilli, non ci saranno problemi per nessuno” (segue pioggia di rocce spaziali in Russia, per chi non lo sapesse) erano del tipo “il PD vince agile, ma avrà purtroppo bisogno di Monti perché Grillo rosicchierà qualcosa”.
Bum.
Grillo non ha rosicchiato. Ha banchettato coi voti dei delusi del PD e delle sinistre (Vendola al 3 scarso, il carrozzone Ingroia-Di Pietro-Ferrero nemmeno al 2), e in misura molto minore con quelli dei berlusconiani (che a naso direi essersi riversati sul partito di Monti).
Non sono un politologo, non so cosa si è inceppato nella macchina elettorale del PD.
Non credo sia colpa di Bersani, che personalmente reputo una persona seria, a differenza di molti altri membri del suo partito; non credo nemmeno al “ci fosse stato Renzi..”, perché non sono sicuro che i voti eventualmente guadagnati al centro non sarebbero stati persi a sinistra.
Certo è che il PD dopo le primarie ha gestito la campagna quasi in difesa, come impegnato a non fare promesse elettorali che sapeva di non poter mantenere.
Ma non si può agire così se dall’altra parte hai Berlusconi, il re dello “sparala grossa”, che prometteva rimborsi IMU “coi soldi della Svizzera, oppure con la CDP oppure ve li do io, tanto che vuoi che siano quattro miliardi”. E le vecchie via in massa al CAF per chiedere i moduli del rimborso. E poi via l’IRAP (un’imposta sicuramente ingiusta e mal strutturata, ma che da sola paga un terzo della spesa sanitaria delle regioni), taglio all’IRPEF e più veline per tutti. E giù applausi.
Per non parlare dell’assurda campagna elettorale di Monti. Con lo spin doctor di Obama che in due giorni ha bruciato la sua aurea di serietà e competenza facendolo sperdere tra hastag e retweet, a pubblicare foto di “Empatia per gli amici Empy” (Mario, io sono per i nomi strani ma così mi fai rimpiangere Bobi e Fido) mentre prometteva “ehi, ehi, la tolgo anch’io l’IMU! Vota me! Però aspetta, forse no, boh” e osservava “un presidente donna. Tipo la Bonino. La Bonino? No, sono per un altro mandato a Napolitano!”. Tutto e il contrario di tutto peggio di Silvio.

E questa assurda campagna elettorale ci ha portato a questi risultati, con un PD che prende dieci punti meno di quanto ci si aspettava, Monti che prende praticamente la somma di UDC+FLI e il PDL che fa un rimbalzo che nessuno si aspettava.
Il fatto è che a destra hanno tutti la memoria corta. E Silvio l’ultimo anno se l’è giocato benissimo, scomparendo dalle scene mentre il suo PDL votava tutte le leggi lacrime e sangue dell’esecutivo Monti, IMU compresa, per poi ricomparire sotto Natale, come la cometa di quella famosa storia col bambino che nasce nella mangiatoia, a rimettere insieme i cocci del suo partito e della sua coalizione, portandola a quel 30 percento che è una vittoria, perché lo rende fondamentale negli equilibri del futuro parlamento.

Non mi sono scordato di Grillo.
Grillo del venticinque percento.
Grillo il primo partito del paese.
Grillo del voto di protesta, ma non solo.
Non credo di essere sufficientemente informato per poter parlare di Grillo o cercare di analizzare i famosi “flussi di voti” che l’hanno portato così in alto.
Personalmente, per queste elezioni, ho scelto sulla base di un programma.
Il mio più grosso problema col M5S è il suo programma economico. Sinceramente non me la sono sentita di votare un soggetto politico che propone, ad esempio di non smettere di pagare gli interessi sul debito. Tanti di quei soldi sono nelle casse delle banche dove lavorano tanti italiani, tanti di quei soldi sono nei fondi pensione di quarantenni che non potranno sperare in una vera pensione, tanti di quei soldi sono i risparmi di anziani che con la cedola degli interessi riescono ad avere qualche soldino in più quando la pensione è stata erosa da bollette e affitto.
Credo comunque che sia un bene che Grillo e i suoi siano arrivati in parlamento, ma credo che ora sia il momento di tirarsi su le maniche ed essere responsabili (odio il fatto che per la prossima decade assocerò questo termine a Scilipoti&Co.).
Grillo ha fatto tante, troppe promesse; anche un altro tizio una ventina di anni fa aveva promesso la “rivoluzione liberale”, non dimentichiamolo.
Personalmente, credo che Grillo sapesse benissimo di non poter mantenere la maggioranza di quelle promesse. E non parlo del taglio dei parlamentari o del “parlamento aperto”, parlo di cose tipo il reddito minimo e il referendum sull’euro. Grillo e i suoi non sono al governo solo grazie al porcellum: con un altro sistema elettorale credo che ora sarebbero abbastanza preoccupati perché a quelle promesse dovrebbero dare seguito.
Mi auguro che lo siano lo stesso, preoccupati. Perché, di fatto, il futuro del paese è nelle loro mani.
Le alternative di Bersani, che ha il diritto di provare a formare un governo vista la maggioranza alla Camera, sono infatti due: governo di grossa coalizione col PDL, governo di minoranza con stampella dai grillini.
Prima di cercare un’intesa coi berlusconiani, Bersani proverà a cercare un confronto con Grillo e i suoi, e punti comuni su cui lavorare ce ne sarebbero eccome:
– taglio dei parlamentari e nuova legge elettorale
– legge anticorruzione
– tetto agli stipendi dei manager pubblici
– legge sul conflitto di interessi
per dire solo i primi che mi vengono in mente.
Quello che temo, viste anche le dichiarazioni di Grillo che ho letto stamani (“Non staremo né in maggioranza né all’opposizione”), è che Grillo si chiamerà fuori per “imporre” un governo PD-PDL per poter poi dire “Visto? Sono tutti uguali”.
Il MoVimento è in parlamento. Non ha più una sola faccia barbuta e sbraitante, ma più di centocinquanta facce di uomini e donne, che hanno, di fatto, in mano le sorti del paese.
La borsa è precipitata ieri dopo le prime proiezioni, lo spread sta volando (smettiamo di dire che “non esiste” o “non conta”, sono miliardi di euro spesi per pagare interessi sul debito invece che per il welfare, la scuola, gli aiuti alle imprese), e nessuno sa cosa aspettarsi.
Mi auguro che i grillini sappiano cosa stanno facendo.

Pubblicato da: cescocesto | 21 dicembre 2012

VoyaCesc – A che ora è la fine del mondo?

Diciamolo.
Il mondo sta per finire.
The world is going to end.
Le monde va se terminer.
El mundo se va a acabar.

وسوف ينتهي العالم هذا المساء

世界即將結束.
Eccetera eccetera.

Amici di VoyaCesc, facciamocene una ragione, Nibiru sta arrivando.
Ma perché, percome, perquando?
Il quando lo sappiamo: tra poche ore, allo scoccare della mezzanotte di oggi, 21 Dicembre 2012 (stacchetto musicale).
Il modo anche: l’arrivo di Nibiru sulla Terra (stacchetto musicale).
Se questa data e questo nome non vi dicono nulla, correte a leggervi i vecchi articoli di VoyaCesc (qui, qui e qui, ma veloci, c’è poco tempo!) e poi tornate qui.
Fatto? Bbbene.
Cominciamo.

Ci eravamo lasciati dopo che il pavimento della casa al numero 8 di Via Randaccio ci aveva rivelato la storia di Ichfir, della costellazione della Cimice e di Nibiru.
Vediamo cos’ha in serbo per noi il soffitto.

"muffa"

Chi ha detto “che schifo è solo muffa” si può accomodare fuori, non è un vero esploratore della conoscenza.
Muffa.
Muffa!
Muffa!!
Stiamo scherzando?
Questo è quello che vede l’occhio del cinico, l’occhio dello scienziatino-precisino-pippillino-i-Maya-chi?.
L’occhio dell’esploratore della conoscenza vede un segno.
Con il mio pennarellone rosso, compreso nel kit da oggi in edicola “Esplora anche tu la conoscenza con VoyaCesc, varcane i confini e diventa un Esploratore Della Conoscenza con tutte le maiuscole del caso”, evidenzio i confini della muffa.
Ciè che esce fuori è sorpendente.

muffa2

Tu lì dietro che hai detto “Batman!” sei fuori.
E tu che ridi, anche.
Il segno, per chi come noi veri Esploratori della conoscenza ha approfondite nozioni di geografia, ci riporta ad un preciso luogo della terra.
Il lago Brasimeno, in Emilia Romagna.

lago brasimone

Vero che è uguale?! Lo so, siamo bravi.
Conosciuto dai popoli moderni come Brasimone, antichi scritti parlano chiaramente di Lago Brasimeno, la cui etimologia è, secondo il linguista Astolfo Tongue:
Brax-Iz-Menu
Brax: Lago
Iz: Dove
Menu: Morte

Se queste parole non vi dicono nulla, beh, è perché non avete letto La vera storia di Rigel 7 e altri racconti di Richard Falsking, un astronomo molto amico di Julius Gubble, con il quale si era dedicato agli studi sul “pianeta 0”, un pianetoide abitato da enterobatteri la cui esistenza era stata postulata da Bartemius Xavier Falafel, il mentore dei due geniali scienziati, cacciati dal mondo della “ricerca ufficiale” per le loro brillanti ma “poco accademiche” (i maligni dicono che “se la cercarono” quando si presentarono ad un convegno nudi e ubriachi inneggiando “Tua sorella non esiste, viva il pianeta zero”, ma sono chiaramente giustificazioni di forma).
Nel suo libro, scritto per la nipotina, Falsking raccoglie alcune teorie che aveva elaborato negli ultimi anni della sua carriera, e le mette in forma di novella per non incorrere nella censura accademica.
La più intrigante per le nostre teorie è contenuta nella “Storia di Abrasbra e del parassita che gli insegnò a defecare”, che vi riportiamo qui sotto:

Tre anni galattici fa il giovane Abrasbra partì da Calipso, la più popolosa delle lune di Saturno, per andare in gita scolastica con la sua classe di Xenobiologia su Giunone, il primo pianeta del sistema solare.
La professoressa di Abrasbra era affascinata dalla popolazione di enterobatteri che gli scienziati calipsiani avevano scoperto l’anno prima e aveva deciso di portare i suoi allievi a far loro visita.
“Stai attento, sai cosa si dice su quei batteri, Abrasbra mio!” gli disse la nonna il giorno prima della partenza “Che ti prosciugano fino ad ucciderti. Attento, non fidarti!”. Ma Abrasbra era giovane, e non aveva paura.
Il viaggio durò due giorni e due notti, poi finalmente Abrasbra e i suoi amici misero piede su Giunone. Il terreno era caldo, per i giovani calipsiani abituati al freddo della loro luna.
Subito i maschi si misero a correre, mentre le femmine rimasero incantate a guardare come sembrava grande il Sole su quel pianeta.
Abrasbra stava correndo quando una voce vicino al suo piede la chiamò. “Occhio che mi pesti, stupido gigante!”.
“Chi sei?” chiese Abrasbra.
“Sono Entino, e tu stavi per uccidermi” disse la vocina.
“Scusami” disse Abrasbra, inginocchiandosi per vedere meglio il suo nuovo amico.
“Non fa niente. Ci sono abituato. Anche sul mio pianeta era sempre così”.
“Sul tuo pianeta? Non sei nato qui?” chiese il giovane.
“Oh no, oh no no!”
“E dove sei nato?” chiese Abrasbra, sempre più curioso.
“Sono nato sul pianeta Nibiru della costellazione della Cimice, e vivevo in pace nel colon mediano del comandante di vascello Gahag Gluhago. Devi sapere che Gahag era il comandante dell’Esercito Ribelle, in lotta contro il malvagio despota che governava Nibiru: Drosu Ntuculu. Cinquantasei anni astrali fa, Gahag guidò i Ribelli contro Drosu, ma la battaglia volse a favore del malvagio despota, così i ribelli partirono alla volta del Sistema Solare, sperando di trovare un pianeta ospitale dove fermarsi, riprendersi e allenarsi per poi tornare alla carica. Sulla via per la Terra però, io e i miei familiari cominciammo a diventare troppi per i tre colon del comandante, così parte di noi si trasferì al timoniere, poi al cartografo, al mozzo.. insomma, causammo una violenta epidemia di “spruzzite”. L’equipaggio decise di fermarsi qui sul Pianeta 0, che battezzarono Latrina: stazionarono qui per qualche giorno, seppellendo i morti e curando i meno gravi, finché non furono in grado di riprendersi e ripartirono per la Terra. E questo, mia cara, spiega come siamo arrivati qui su Latrina: dai tre colon dei Nibirini. Abbiamo trovato riparo dalle tempeste solari in questi anfratti, e tiriamo avanti come meglio possiamo”.
“Oh, che storia triste. Posso fare qualcosa per te?” si offrì l’ingenuo Abrasbra.
“Mmh. Hai un colon che potrei abitare?”
“Non ho un colon, ma ho tre metri di intestino e due stomaci”
“Possono andare” disse Entino, la voce maliziosa.
“Non mi farai mica venire la spruzzite?”
“Per essere di nuovo espulso e rimanere qui? Che sono, scemo?”
“E va bene, salta dentro”
“Ragazzi, andiamo!”
Purtroppo Abrasbra non aveva idea di quanti fossero realmente i parenti di Entino, per cui i suoi due stomaci e il suo intestino furono presto saturi: in un attimo, era in preda ad un violento attacco di spruzzite.
I suoi compagni e la professoressa la soccorsero, e immediatamente furono attaccati anche loro.
Era tutto uno spruzza quà e uno spruzza là.
“P.. per.. perché?” chiese Abrasbra con le sue ultime energie.
“Siamo enterobatteri, è la nostra natura” concluse Entino, mentre galleggiava in una delle pozze scure che stavano oscurando Latrina.

Secondo molti, questo racconto è una fine metafora sulla natura di alcune creature e persone che, incontentabili, trascurano le conseguenze delle loro azioni; secondo altri è un modo velato per esporre le teorie che Falsking aveva sul Pianeta 0; secondo noi di VoyaCesc, sotto c’è anche la vera storia dei Nibirini.
Il Professor Falsking infatti portava avanti studi paralleli sul Pianeta 0 e sul Pianeta Dimenticato, Nibiru.
E se queste teorie fossero fondate?
E questa fosse la quadratura del cerchio?

Ma non crogioliamoci in autocompiacimento, bisogna ulteriormente approfondire la nostra indagine.
I Nibirini potrebbero essere arrivati sulla terra in un lontano passato.
E la nostra muffa ci indica esattamente dove.
Esatto, il Lago Brasimeno.
Secondo l’archeologo Pietro Tombale sul fondo del lago sarebbero infatti presenti resti di strani scheletri con tre fori orbitari, così come i Nibirini sono rappresentati in antiche raffigurazioni Maya.
Che i Nibirini siano arrivati sulla Terra per poi morire annegati in un ammaraggio di fortuna?
Secondo altri studiosi, capeggiati dai coniugi Impiccio, i Nibirini si sarebbero felicemente stabiliti nel letto del fiume dando origine ad una fiorente civiltà, spazzata via dall’innalzamento dei mari e dei laghi dopo lo scioglimento dei ghiacciai dell’Era Glaciale, così come esposto in “Atlantide et similia, come ti spazzo via la città con dieci metri di onde”, Falsari Editori.
Qual è la verità? Dove sono i Nibirini oggi?
Non possiamo saperlo, quei pezzenti del comune ci hanno negato l’autorizzazione per immergerci nel lago.
Fortuna che abbiamo i nostri lettori, e due di loro abitano proprio sulle rive del Brasimeno: Luciano Crisafulli e Barbara Maggenta.
(se ne avete anche voi delle segnalazioni, scrivete a VoyaCesc, Via Dei Bobi 17, 57100 Livorno)

Ci scrive il Signor Luciano:

Immag091Caro VoyaCesc Team,

nell’ultimo mese vicino al Lago Brasimone è stato costruito questo parcheggio. Trovo tutto questo molto sospetto per vari motivi: primo, perché è stato costruito in due settimane senza interruzioni nei lavori o subappalti, secondo, perché il nostro lago è sì una metà turistica, ma non così tanto frequentato da meritare un parcheggio così grande, per giunta con una sbarra all’ingresso!
Confido che voi saprete darmi una risposta.
Con stima e affetto,
Luciano Crisafulli

ps. secondo me Kennedy è stato ucciso dagli Illuminati

Un parcheggio. Costruito in una località turistica. “Ha senso” direbbe un laureato in Scienze del Turismo.
Un parcheggio costruito in due settimane? Senza interruzioni?
Secondo noi di VoyaCesc, è invece quantomeno sospetto.
E diventa misterioso se unito al secondo elemento che vi andiamo a mostrare, contenuto nella lettera della Signora Maggenta:

Immag078Caro Team di VoyaCesc,
siete grandi! Vi leggo sempre.
Secondo me mia suocera è un’aliena, dovreste dedicarle una puntata così che possa mettersi in contatto con i suoi parenti alieni, che almeno se la vengono a riprendere e non mi rompe più la domenica perché la mia pasta al forno è troppo secca.
Ma non è per questo che vi scrivo. Vi scrivo per chiedervi pareri su uno strano cartello che è stato affisso vicino al Lago Brasimone, dove vivo.
In attesa di un vostro parere, cordiali saluti
Barbara Maggenta

Questo sì che è sospetto cara Barbara, grazie della segnalazione! (il nostro ufologo Gino Spaziani dice di controllare se tua suocera dorme con gli occhi aperti, un tratto tipico dei venusiani arrivati negli anni ’50, oppure se beve dalle orecchie, un segno caratteristico dei marziani arrivati con le loro Truppe Colonizzatrici negli anni ’60. puoi contrattarlo al suo indirizzo di posta g.spaziani@snasa.com)
Andiamo subito ad analizzare questo cartello, composto da tre elementi:
– un primo cartello triangolare, con dei cerchi concentrici e un punto esclamativo.
Forse un modo per richiamare l’attenzione di qualcuno? Non saltiamo subito alle conclusioni: il triangolo, da sempre un simbolo importantissimo, per chi come noi ammette l’evidenza l’esistenza di forme di comunicazioni e simboli diversi da quelli riconosciuti ufficialmente, racchiude al suo interno dei cerchi concentrici. Un occhio allenato scorgerà immediatamente in quei cerchi uno dei punti focali della mitologia maya: il cenote. Come la tradizione mesoamericana ci spiega, esiste un punto di ingresso al regno dei morti, un ingresso ben visibile ad occhio nudo, anzi, parecchi ingressi! Dei pozzi naturali molto molto profondi, chiamati cenotes, al termine dei quali si trova, appunto, l’aldilà. Tenendo questo in considerazione, e pensando al ruolo che hanno i Maya in tutta questa vicenda, il simbolo sul cartello assume una connotazione tutta nuova e di vitale importanza: il lago Brasimeno, proprio come la sua etimologia ci lasciava intendere, non è altro che un passaggio per il regno dei morti. Ma che sia solo questo?
No.
Come vedremo tra poco, confrontando numerosi altri reperti archeologici, il lago Brasimeno è teatro di molto più di un semplice ingresso nell’aldilà. Ma continuiamo nell’analisi del reperto fotografico.
– un secondo cartello, dell’ENEL, che vieta l’uso di natanti a motore
alla luce di quanto visto sopra, è chiaramente un modo per tenere lontani gli impiccioni i non iniziati, coloro che evidentemente non potrebbero mai capire cosa nasconde veramente questo capolavoro dell’ingegneria idraulica che è il Brasimeno. Perché, lo ricordiamo per coloro che non si fossero presi la briga di andare a controllare, il Brasimeno è un lago artificiale.
– un terzo cartello, che parla di “carp fishing”
beh, se nel lago ci sono le carpe, a noi di VoyaCesc non interessa.

Qualora a voi interessasse, questo è un video di carp fishing sul lago Brasimeno.

[N.d.R.d.VC. Ci permettiamo di far notare come il layout di Youtube sia cambiato, segno EVIDENTE che qualcosa di grave sta per accadere].

Abbiamo quindi: un parcheggio vuoto e un cartello misterioso.
A cosa ci porta tutto ciò?

Chiaro. Alla presenza di un segreto al Brasimeno.

Noi del team di Voyacesc siamo andati sul posto, per cercare di carpirne i segreti. Abbiamo così avuto modo di analizzare due importanti indizi che Google Maps ha tentato di insabbiare – una cospirazione, senza dubbio – impedendoci di andare in street view a vedere il Brasimeno. Ai due lati del lago [N.d.R.d.VC. Tenete a mente: un lago artificiale, un lago costruito APPOSTA] [N.d.R.c.l.V. Apposta per cosa?] [N.d.R.d.VC. Apposta per quello che spiegheremo dopo, non è che possiamo spoilerare così, un minimo di saspens, santo cielo!] si trovano due edifici. Il primo è l’Enea. Colpiti dal nome evocativo, abbiamo fatto alcune ricerche al riguardo, e abbiamo scoperto che l’Enea è un centro di ricerche del settore dell’ingegneria sperimentale, ed è coinvolto in attività internazionali sul nucleare, nonché nel progetto 3-i Vella (un progetto FP 6 Euratom, un nome chiaramente criptico e sicuramente in codice); inoltre, come apprendiamo dal sito, “il personale del centro partecipa a spedizioni in Antartide fornendo supporto specialistico nel settore della sicurezza”. Ora, perché dare un nome simile a un centro ricerche? Chi era Enea? Questo lo sappiamo tutti: Enea, il figlio di Troia, il falso Pio, la progenie di Afrodite; come tutti altrettanto ben sappiamo, il luogo di nascita di Afrodite è Cipro. E dal momento che tutto iniziava a quadrare un po’ troppo, noi di VoyaCesc, che non crediamo alle coincidenze, siamo andati anche a Cipro. E precisamente nel sito archeologico neolitico di Choirokoitia. Ecco la foto inviataci dalla nostra corrispondente estera e collaboratrice extraordinaire, la Ragazza con la Valigia:

Se ancora non avete capito il collegamento, mettiamo qui di seguito il dettaglio che ci interessa, comparato con un’altra fotografia.

Ora, tutti siamo a conoscenza del fatto che i cerchi nel grano siano segni lasciati dagli alieni. E vedendo la somiglianza di questo segno lasciato nella pietra, proprio sull’isola in cui nasce Afrodite, madre di Enea, non possiamo negare l’evidenza, e il collegamento con il centro ricerche del Brasimeno non ci è mai sembrato così chiaro. Sfortunatamente per noi, le guardie all’ingresso del centro ci hanno impedito di entrare a dare un’occhiata. È così che ci è stata involontariamente fornita una prova: all’Enea si nasconde qualcosa. E, forse, è proprio il segreto del Brasimeno: entrata nel regno dei morti? O il lago letteralmente nasconde qualcosa, ad esempio, sempre come ci suggerisce l’etimologia del nome, delle salme? Che sia finalmente questa, la prova inconfutabile dell’arrivo dei Nibirini in tempi antichi? E perché ora sarebbero sepolti sul fondo della loro tomba d’acqua? Che magari siano le spoglie di guerrieri di un’antica battaglia, possibilmente quella raccontata dalla storia di Abrasbra? La conclusione alla quale naturalmente si arriva, è che i Nibirini siano giunti sulla Terra e siano soccomb.. soccunti.. soccomsi.. morti in una battaglia. Questa è la teoria della famosa storica del mondo alieno Fabiola Lasucchiata: che Nibiru sia stato teatro di un fatale colpo di stato che ha condotto alla sconfitta di una parte politica e del conseguente esilio sulla Terra, luogo della battaglia per la riconquista del potere. Ahinoi, non ci è dato sapere quale delle due fazioni, quella buona o quella cattiva, sia al momento sepolta in questo enorme santuario liquido, ma quello di cui siamo certi, è che i Nibirini torneranno.

Esattamente sulla riva opposta del lago, infatti, troviamo il secondo edificio. E sul selciato davanti all’edificio, che ancora una volta porta l’iscrizione Enea, i sampietrini formano un disegno, molto simile ai cerchi di grano nella foto, in effetti, con una coppia di tre cerchi concentrici che si intersecano. Di fronte, si stagliano tre pilastri [N.d.R.d.VC. Attenzione, il tre è un altro numero-simbolo di straordinaria rilevanza!], la cui ombra si proietta sull’intersezione. E così finalmente, FINALMENTE CAPIAMO! capiamo cosa sono i cerchi concentrici. Sistemi solari, i cui pianeti ruotano intorno a una stella centrale – ma anche no – con orbite circolari. Due sistemi solari che si intersecano. Arriveranno al punto di incontro.

Ed ecco così che abbiamo svelato, proprio il 21 Dicembre del 2012, il vero segreto dei Maya. Questo giorno magico, il solstizio di inverno, non è altro che il giorno in cui i due sistemi solari iniziano ad intersecarsi; non sappiamo ancora quali sistemi siano, non sappiamo ancora perché e percome si incontreranno, e non sappiamo quali saranno le conseguenze, ma abbiamo delle certezze: che all’interno di uno dei sistemi si trova il pianeta Nibiru, che il processo di avvicinamento, proprio come avevamo previsto, è iniziato oggi, e che il team di VoyaCesc continuerà ad indagare per voi, oltre i confini della conoscenza. È l’inizio di una nuova era.

Pubblicato da: cescocesto | 1 dicembre 2012

Giornata mondiale contro l’AIDS

https://i1.wp.com/www.donna10.it/wp-content/uploads/2010/12/giornata-mondiale-aids.png[avviso ai lettori: in questo post ripeto per la cinquantesima volta cose che già ho scritto e che già sapete, ma repetita iuvant, giusto?]

Sarà che oggi è la giornata mondiale contro l’AIDS.
Sarà che ho dato una scorsa alle chiavi di ricerca degli ultimi giorni ed era tutto un fiorire di “aids”, “aids falso”, “aids bufala” e un intraducibile “come te poi premunire dai malati de aides” (cosa sarebbe, di grazia, spagnolo?).
Sarà che fino a mezzora fa ero ad un compleanno di bambini che potrebbero letteralmente essere miei figli.
Insomma, oggi mi sento particolarmente in vena di consigli paterni.
Consigli che condenserò in poche pillole, perché sono di fretta.

– l’AIDS è una malattia causata da un virus che si chiama HIV, Human Immunodeficiency Virus.
Trovate un sacco di informazioni qui e qui. Se volete sapere perché l’AIDS non è un falso/una bufala, leggete qui.
– ci si protegge dall’AIDS proteggendosi dal virus che lo causa.
Il virus HIV, per nostra fortuna, è abbastanza una pippa, e muore dopo pochissimo tempo che è stato esposto all’aria. Non c’è quindi bisogno di bollire nulla, di disinfettarsi con il gel all’amuchina o che altro.
– il virus si trasmette attraverso due vie.
Le due vie principali con cui il virus si diffonde sono:
° il sangue
° l’atto sessuale (tra uomo e donna, tra uomo e uomo e, con meno frequenza, tra donna e donna)
E’ quindi importante: evitare di utilizzare siringhe già usate (per quanto riguarda gli strumenti utilizzati per l’igiene personale -rasoi, per dire- il rischio è minimo), ma soprattutto utilizzare il preservativo durante l’atto sessuale, che è lo strumento con la maggior efficacia per proteggervi dall’HIV e da molte altre malattie sessualmente trasmissibili (oltre che da una gravidanza indesiderata).
– l’AIDS non si trasmette con altri tipi di contatto fisico.
Gli abbracci o le strette di mano non sono assolutamente pericolose, tantomeno frequentare scuole, uffici, palestre frequentati da soggetti sieropositivi.

Questo è quanto.

Pubblicato da: cescocesto | 28 novembre 2012

La dieta secondo mia nonna

Mia nonna è ancora ospite a casa mia.
Il fatto che sia sostanzialmente guarita è dimostrato dal fatto che le è tornato l’appetito che aveva prima di rompersi il femore.
Traduzione: mangerebbe dalla mattina alla sera.
Tipo l’altra sera:

Nonna: Francesco, facciamo i popcorn?

Cesco: tra poco si mangia. Se dopo cena hai ancora fame, te li faccio.

N: ah, vabbé, ok.

Dopo cena mi metto in poltrona a guardare un po’ di televisione. Essendo questa settata a volumi idonei alle orecchie di mia nonna, non sento i suoi passi mentre si avvicina e si accosta alla poltrona. Mi mette una mano sulla spalla, io mi giro e la vedo con aria seria che mi fissa, esclamando: “Pop corn!”.
Manca poco salto per aria.

Tutto questo mangiare l’ha ovviamente fatta sboddare (cioè, anche prima si abbottava di cibo, ma facendo più movimento riusciva ad essere “formosa” e non “cicciona”), così, complice un verdetto impietoso della bilancia (ottantatré chili per un metro e sessanta scarso), abbiamo deciso di metterla a dieta.
Anche il fisioterapista -bravissimo e gentilissimo- le ha detto molto delicatamente: “eh, magari se perdesse qualche etto..” e poi le ha consigliato di fare un po’ di cyclette.
Così abbiamo recuperato la cyclette che aveva a casa sua e l’altra mattina ha cominciato a usarla.

Cesco: allora nonna, come va?

Nonna: bene bene. Chiamami tra un’ora vai! Mi sento proprio.. come Coppi! Sì sì, faccio un’ora. Te intanto fammi due crepes!

Non credo che abbia ancora ben chiaro come funziona una dieta.

Il 2012 mi ha portato tante buone cose, ma anche -i lettori più attenti se ne saranno accorti, e forse anche quelli meno attenti- un discreto blocco dello scrittore.
Pensavo a questo prima, in bagno (ebbene sì: io le migliori riflessioni, così come le più lunghe sessioni di lettura, le faccio in bagno), dopo aver letto del post sul Nanowrimo 2012 su Reader’s Bench.
La frase che mi è venuta in mente subito dopo è stata “il miglior modo per superare la paura della pagina bianca è affrontarla, quella pagina. Scrivere qualsiasi cosa, dando voce a qualsiasi pensiero ci passi per la testa. E quella pagina bianca non sarà più bianca. E non farà più paura”.
Questo il pensiero del ‘me filosofico’. Il ‘me concreto’ sta osservando il monitor del computer e sentenzia “Sì, così ci riempi otto righe. E dopo?”.
E dopo? Dopo avrai il cervello in moto, avrai aperto collegamenti mentali che daranno spazio a nuovi pensieri e idee, sarai inconsciamente andato a scavare nei ricordi e l’idea che aspettavi sarà arrivata.
Nel mio caso l’idea è: “un tempo non scrivevi le recensioni dei libri dopo averli finiti?”. Giusto.
E quindi eccovi la recensione de L’eleganza del riccio.

Madame Michel ha l’eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei,
una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia
semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti,
risolutamente solitari e terribilmente eleganti.

L’Eleganza del riccio è il “caso editoriale” del 2006-2007: si è diffuso col passaparola, è diventato un bestseller, ha vinto premi, blablabla.
L’autrice del libro è Muriel Barbery, francese, docente di filosofia, la cui prima opera si intitola Estasi culinarie (YUM!).
Dal libro è stato anche tratto un adattamento cinematografico, Il riccio, che però pare sia stato disconosciuto dall’autrice.
Come ho già detto, l’ho letto la scorsa primavera, dopo un “tentativo andato a vuoto” un paio di anni fa.
Appena chiuso, le mie opinioni in merito oscillavano tra “è ‘nammerda” e “non l’ho capito”.
Mesi dopo, a freddo, posso dire che non considero l’opera di Muriel Barbery al pari del letame.
Ma confermo il “non l’ho capito”.
O forse sì.
E quello che ho capito, sinceramente, non mi piace.

Ho un complicato intreccio di pensieri in testa, per cui cercherò di dare ordine alle idee dividendo questa pseudorecensione in paragrafi, come si fa alle medie quando devi fare l’analisi di un testo.

– personaggi
Dunque, le protagoniste (nonché voci narranti) sono due: Madame Michel e Paloma.

Madame Michel è la portinaia del palazzo al numero 7 di rue de Grenelle, abitato da famiglie ricche e potenti composte da mogli altezzose poco pratiche nell’uso della grammatica, mariti cordiali ma presi dai loro importanti lavori di politici/funzionari/professori, figli snob viziati che si sentono in diritto di abbaiare ordini alla portinaia senza mai dirle “grazie”.
Vedova, ha un gatto che si chiama Lev e un’unica amica, Manuela, la donna di servizio di una delle famiglie del palazzo. È una autodidatta che macina libri di filosofia valutandoli con il “test della susina”, ama l’Arte con la A maiuscola e adora Anna Karenina di Tolstoj. Ma per gli inquilini del palazzo di rue de Grenelle Madame Michel è solo una comune portinaia, che mangia zuppa di cipolle e guarda un sacco di televisione, perché lei ha deciso di dare loro questa immagine.

Paloma Josse ha dodici anni e vive con la famiglia in uno dei grandi appartamenti del numero 7 di rue de Grenelle.
Ha una madre fissata con Freud che prende troppi sonniferi, una sorella, Colombe, che ascolta la musica a volume troppo alto e parla per frasi fatte e un padre assente che ama il rugby.
Estremamente intelligente, è convinta che la vita non abbia alcun senso, per cui ha deciso che il giorno del suo tredicesimo compleanno si suiciderà grazie ai sonniferi rubati alla mamma e poi darà fuoco alla casa, ma solo dopo aver messo in salvo i gatti.

Tra i personaggi secondari i due con più rilievo sono la suddetta Manuela e Kakuro Ozu, un uomo d’affari giapponese che fa la sua comparsa a metà del libro, dando il via a un cambiamento nella vita delle protagoniste.

– la trama
Di solito quando scrivo di un libro cerco di dare solo un vago accenno alla trama, nel caso in cui chi passa di qui volesse poi leggere il libro in questione.
Questa volta no, questa volta intendo spiattellare per filo e per segno tutta la trama, per tre validissimi motivi:
primo, i fatti che avvengono in questo libro sono talmente pochi che non commentarli implicherebbe non parlare affatto del libro;
secondo, i (pochi) fatti narrati sono così strettamente legati alla psicologia dei personaggi che, ripeto, non parlarne implicherebbe non parlare del libro;
terzo, la conclusione mi ha talmente spiazzato che devo brontolare un po’ da qualche parte, e quale posto migliore di questo?
Cosa stavo dicendo? Ah, sì.
La trama.

(interludio: descrizione acida dei due personaggi principali)
Madame Michel è la portinaia di questo ricco palazzo di rue de Grenelle.
È autodidatta, molto intelligente, legge Marx-Kant-Hegel-Feuerbach-chesenonhailettoFeuerbachmammamia, ama la musica-pittura-scultura-insommal’ArteconlaAmaiuscola, il suo libro preferito è Anna Karenina che cita almeno tre volte al giorno ma solo tra sé e sé o col suo gatto che si chiama Lev, sì, Lev come Lev Tolstoj, perché, appunto, Madame Michel è una Sapientona con la esse maiuscola. Ma in incognito.
Grugnisce a chiunque osi affacciarsi in portineria per poi meditare sul modo in cui le “porte aperte creano un parassitismo provinciale che spezza l’unità dello spazio”, cucina zuppa alle cipolle impuzzando l’atrio del palazzo per poi sorseggiare tè al gelsomino guardando film di cineasti giapponesi, simula errori grammaticali con gli inquilini per poi trovarsi a disquisire interiormente su come si potrebbe svolgere “la giornata di un fenomenologo”.
Trascorre tutte le sue giornate osservando (e giudicando) gli abitanti del palazzo che trova assolutamente ipocriti, fondamentalmente ignoranti, spaventosamente superficiali, decisamente ingrati, paurosamente sgrammaticati e (hofinitogliavverbi)amente incartapecoriti; tutti tranne Olympe Saint-Nice, che è carina, dolce e vuole fare la veterinaria, cura la fauna del palazzo e dice “cistite idiopatica interstiziale” come un qualsiasi altro diciannovenne direbbe “mi ci va una pizza” e la piccola Paloma Josse.
La quale Paloma per una buona metà del libro se ne sta in casa, probabilmente sdraiata sul letto, a scrivere i suoi “Pensieri Profondi” (brevi riflessioni in cui elenca i difetti dei suoi familiari, degli amici dei suoi familiari, dei suoi professori, dei suoi compagni di scuola, degli amici dei suoi compagni di scuola) e il suo “Diario del movimento del mondo” (altrettanto brevi -e molto meno numerose dei “Pensieri Profondi”- riflessioni in cui medita su ciò che potrebbe essere sufficientemente bello nel mondo da convincerla a non suicidarsi; roba come i tuffi sincronizzati, il canto di un coro, l’haka della nazionale di rugby neozelandese).
(fine interludio)

La prima metà del libro è quindi costituita da una lunga serie di riflessioni di Madame Michel sugli inquilini, su Anna Karenina e sulla fenomenologia e dai “Pensieri Profondi” di Paloma.
Sì, in pratica non succede UNA CIPPA.
Serve l’arrivo del signor Ozu, che compra l’appartamento sotto quello di Paloma dopo la morte del proprietario, a dare una spintarella (molto delicata) agli eventi, e qualcosa comincia (finalmente) a mettersi in moto.
L’uomo invita a casa sua Madame Michel, dopo averne intuito la “cultura segreta”.
La donna si fa prestare un abito buono da Manuela e va dal parrucchiere dopo secoli, cedendo per qualche istante alla civetteria osservando quanto i capelli cotonati le incornicino bene il volto.
Seguono riflessioni su come chiedere dov’è il bagno senza risultare volgare e pensieri sulla musica ottimale per accompagnare uno sciacquone, ancora ad opera della nostra Madame Michel, a cui fa seguito una lunga serie di paranoie sul concedersi o meno a Mister Ozu.
Ovviamente, non si parla di concedersi fisicamente ma spiritualmente: la donna si chiede se sia il caso di “rivelarsi del tutto” a lui, andando contro a questa “regola sociale” che vorrebbe le portinaie puzzone, sgrammaticate, con dei brutti capelli e mangiatrici compulsive di zuppa di cipolle.
Ma la donna, dopo aver visto la foto della moglie del signor Ozu, morta di cancro da dieci anni, si risponde di no, perché “l’amicizia tra le classi sociali è impossibile”.
Madame Michel cala quindi ripetuti pacchi al signor Ozu, fin quando Paloma non la ferma e le chiede “A che gioco sta giocando?”.
Questa frase apre la porta alla “grande rivelazione” del libro: il perché Madame Michel si improvvisa portinaia puzzona-sgrammaticata-eccetera.

In un capitolo ambientato nel piovoso passato di Madame Michel, le sue “paranoie da segretezza” si rivelano essere motivate da questo pensiero: “..e proprio come Lisette era stata bella e povera, io ero intelligente e indigente, quindi come mia sorella ero destinata alla punizione se solo avessi osato trarre vantaggio dalla mia mente a dispetto della mia classe sociale”.
Questa è la riflessione che fa la donna dopo che la sorella Lisette, andatasene anni prima dalla piccola casa di contadini in cui abitava con la sorella e la famiglia per andare in città nella speranza di costruirsi una nuova vita, era tornata a casa, incinta e disperata, solo per poi morire di parto.
Lisette era bella e povera ed era stata “punita” per il suo tentativo di “sfidare le regole sociali”: la giovane Madame Michel decide quindi che lei si atterrà strettamente a quelle regole, e terrà solo per sé (e per il suo gatto) la sua intelligenza, la sua cultura e il suo amore per l’arte.
Ritorno al presente: Madame Michel in lacrime.
Decadi e decadi di paranoie, di letture segrete, di Kant-Hegel-Feuerbach, di zuppa di cipolle cucinata e mai mangiata sono quindi liquidati al grido di “mio Dio, Paloma, come sono sciocca!”.

Questo insulto gratuito a sé stessa cambia due destini.
Paloma capisce che soffriva perché “non poteva fare del bene agli altri”, dove gli altri sarebbero parenti e compagni di classe. Capisce, in pratica, che aprendo gli occhi e “uscendo dal guscio” potrà trovare spiriti affini che possano alleviare la sua infelicità. E accantona i progetti di suicidio+incendio perché vuole sapere se Madame Michel e Mister Ozu si metteranno insieme (anche i dodicenni superintelligenti sono in fondo solo dei ragazzini pettegoli).
Madame Michel si confronta con Mister Ozu, la cui perla di saggezza “lei non è sua sorella” permette a Madame Michel di uscire definitivamente dal suo guscio (di paranoie e di capelli non pettinati), e ovviamente la sera del loro appuntamento gli inquilini non la riconoscono perché “non l’hanno mai vista” (perché nascosta dai vapori della zuppa di cipolla?).

La gioia delle protagoniste dura, credo, due capitoli e mezzo. Perché poi Madame Michel viene investita dal camioncino della Tintoria Malavoin. E muore (ma non prima di aver sparato qualche altra frase filosofica).
L’ultimo capitolo è “L’ultimo pensiero profondo” di Paloma, in cui la ragazzina riflette sulla morte, sulla vita, sul dolore e sulla bellezza. Promettendo, a sé stessa e a Madame Michel, che d’ora in poi andrà alla ricerca del bello nel mondo, del “sempre nel mai”, l’unico modo per lenire il dolore della vita.

– cosa ne penso?
(parte della recensione in cui dico castronerie)
Reazioni a caldo a parte (“Muore?! Mavaffanculo Muriel Barbery, sei peggio di David Nicholls.”), credo che questo sia un libro abbastanza complesso, un trattato di filosofia mascherato da romanzo.
A volte si dilunga in paginate di riflessioni che non riescono ad arrivare ad un nocciolo significativo (almeno a mio parere), altre volte ci si può imbattere nella classica “verità in una riga”.
Alla fin fine, però, ogni trattato deve avere un messaggio, e il messaggio trasmesso (a me) da questo libro è una cosa del tipo: “Sei scemo? Sarai felice. Sei intelligente? Sarai infelice. A meno che non trovi qualcuno del tuo livello. Ma questo qualcuno probabilmente vive dall’altra parte del mondo. Oppure, se sei fortunato, nel tuo palazzo. Occhio però che le morti inaspettate sono dietro l’angolo.”
Insomma.. non proprio il massimo dell’ottimismo.
(parte della recensione in cui cerco di dire cose un po’ più serie)
Per quanto abbia apprezzato (e in un certo modo io condivida) il modo in l’autrice descrive l’Arte come cura della sofferenza insita nell’essere umano, e la gioia che proviamo quando troviamo qualcuno con cui condividere i pensieri e le sensazioni che quell’Arte ci dona, c’è una questione che mi ha lasciato parecchio perplesso, ed è quella dell’educazione.
L’etimologia del verbo educare è
e+ducare = “tirare fuori” e mettere in pratica le buone inclinazioni, ma anche “condurre fuori” l’uomo dai difetti originali
In pratica, nessuno è buono/cattivo, nessuno è scemo/intelligente, nessuno è delicato/rozzo: esistono le inclinazioni personali, che fanno parte di un’ampia gamma di sfumature di grigio, e l’educazione ci permette di “indirizzarci” sulla strada migliore.
Nel libro invece c’è una forte contrapposizione tra “gli educati” intesi nel senso di “acculturati”, che “conoscono” perché hanno studiato ma non hanno “capito” e “gli intelligenti”, profondi, sensibili ed eruditi, che hanno piena consapevolezza del mondo, dell’arte, eccetera.
I personaggi sono quindi raggruppati in categorie ferree: da una parte gli “intelligenti/eruditi” (Madame Michel, Paloma, Kakuro, ma anche Olympe Saint-Nice) a cui si aggiunge la “buona” (ma stupida) Manuela e dall’altra i “colti/educati”, cioè tutti gli altri: personaggi che hanno studiato e usano le loro conoscenze solo per fare vuoti discorsi a tavola citando “chi sa fare fa e chi non sa fare insegna”, ma che dentro restano rozzi e scortesi (e ogni tanto sbagliano qualche consecutio temporum).
La stessa sensibilità artistica, unico mezzo per elevarsi dal dolore umano, secondo l’autrice sembra appannaggio dei soli intelligenti, perché gli altri utilizzano l’arte solo per elucubrazioni mentali vuote e prive di significato, perché loro non sono eruditi, ma solo acculturati.
Per quanto queste categorie possano effettivamente esistere, personalmente mi rifiuto di credere che il mondo sia così in bianco e nero (buoni-cattivi eccetera), che le persone siano così facilmente classificabili in categorie positive/negative (e che chi è assimilabile ad una categoria positiva abbia SOLO aspetti positivi: intelligente E buono E erudito E simpatico E profondo, quando NEL MONDO REALE esistono persone acide E buone, antipatiche MA profonde, intelligenti E UN PO’ rozze..) e che queste categorie siano così rigide, manifeste e assimilabili al comportamento del singolo (se sei sgarbato con me non è perché di solito non sei così ma magari hai fretta, sei sgarbato con me perché sei un riccone che si fa vanto della sua cultura e quindi tratti male le portinaie perché sono esseri inferiori e blablabla).
Potrei capirlo nella visione di Paloma, che ha dodici anni (e che alla fine del libro compie una crescita personale decidendo di aprirsi al mondo), ma non in quella di Madame Michel (e, di riflesso, dell’autrice), la quale non accetta gli altri e il mondo, ma semplicemente decide di aprirsi ad un qualcuno che è come lei.
La crescita nasce dal confronto con l’esterno e l’estraneo, ma non c’è crescita se ci si rapporta solo con ciò che è uguale a noi, cara la mia Muriel Barbery.

– conclusioni
Sì, insomma, direi che è chiaro che su questo libro potrei scrivere interi trattati (e vi assicuro che ho tagliato tanto dal tema-dieci-colonne che avevo scritto inizialmente), per cui mi fermo qui.
Cercherò di recuperare la trasposizione cinematografica soprattutto perché, a quanto pare, l’autrice del libro ritiene il film “una cosa diversa dal libro”.
Quindi mi auguro che sia molto meglio.

Siccome sono democratico, vi metto alcuni link a siti in cui si parla del libro, nel caso non ne abbiate avuto abbastanza:
Trama e descrizioni dei personaggi (più chiare di come ho fatto io), stralci di recensioni e successo editoriale da Wikipedia in inglese (che la pagina francese è un mini-stralcio, più corta della pagina italiana).
“L’eleganza di un sempre nel mai” da katep.it
Recensione su wuz.it, di cui mi fa sorridere la frase “È una narrazione molto filmica, molto visiva, […] se escludiamo le eccessive dissertazioni filosofiche non sempre brillanti”.
Recensioni varie da LaFeltrinelli.it, i cui commenti variano da “sofisticato” a “deludente”, da “splendido, da rileggere”, a “l’eleganza.. della banalità”, da “dolce e profondo nella sua semplicità” a “le noiose disquisizioni di una portinaia” (che ho rubato come titolo per il post).
Risposte su Yahoo Answers ad uno studente svogliato che chiede notizie in merito così da finire prima i compiti a casa (Madame Michel non approverebbe!).

E questo è veramente tutto.
Ah, no. Se qualcuno l’ha letto, si prega di esporre pareri.

Pubblicato da: cescocesto | 13 novembre 2012

Chi cazzospio votare alle primarie PD?

Nel 2008 Obama aveva il poster “Change” e noi nel 2012 ci troviamo con ‘sta poracciata.

Ieri c’è stato il tanto atteso scontro televisivo “all’americana” tra i candidati alle primarie PD: Bersani, Puppato, Renzi, Tabacci e Vendola.
Premetto che ancora non sono riuscito a vederlo se non a pezzi (sapete com’è, sul Primo Canale c’era Terra Ribelle e mia nonna ha piantato radici in poltrona e al grido “se non me lo fai vedere non ti rivelerò mai la mia ricetta per il ragù” ha opposto strenua resistenza ad una mia richiesta di cambiare canale), ma ho fatto un rapido giro sull’internetto e mi pare di capire che ci sia stato “un sostanziale pareggio”, con qualche screzio solo sulla futura coalizione e leggere divergenze programmatiche su temi come coppie di fatto e adozioni per gli omosessuali.
Non c’è stata quindi la svolta nei sondaggi che qualcuno si aspettava e che altri, renziani e bersaniani, auspicavano.
Detto questo, il sottoscritto continua a non sapere se andare alle primarie e, nel caso, per chi votare.

Considero queste le prime “vere primarie” del PD: quelle del 2006 e del 2008 che incoronarono rispettivamente Prodi e Veltroni avevano un esito già scritto, così come le primarie del 2009 per la segreteria che incoronarono Bersani.
Se però il sottoscritto auspicava uno scontro fratricida Bersani-Vendola, è chiaro invece che qui la corsa a due è tra Bersani e Renzi. Con esiti -ahimè- non del tutto scontati, stando ai risultati degli ultimi sondaggi.
Credo che molti vedano veramente in Renzi “il nuovo che avanza e rottama la casta”, ma sinceramente non mi basta sceglierlo come futuro leader del centrosinistra solo perché “molti parlamentari di oggi entrarono in Parlamento quando io ero ancora alle elementari”. E non mi fido nemmeno di quel suo stare sempre a spippolare sull’iPhone, prima, durante e dopo gli interventi, manco fosse la Angiolini dei tempi migliori, radiodiretta da Boncompagni.
La mia “corsa personale” sarebbe una corsa a tre tra Bersani (smacchiando o non smacchiando i giaguari, è una figura preparata e responsabile), Vendola (perché il mio “cuore elettorale” batte dalle parti di Sel) e Puppato (le poche cose che le ho sentito dire sono “abbastanza di sinistra”, per citare Moretti). Purtroppo Vendola ha aspettato troppo per cominciare la campagna elettorale, complice il processo da cui è stato felicemente assolto, e la signora Puppato non ha i mezzi che ha Renzi alle spalle per ottenere sufficiente visibilità.
Il fatto che ancora nessuno sappia quando, con quale coalizione e con che legge elettorale andremo a votare, non aiuta la scelta. Mi trovo quindi, come da qualche anno a questa parte, a dover scegliere per il “voto utile”, che sarà Bersani. Credo.

[Prima di chiudere, vogliamo parlare delle regole per votare? Registrarsi all’”albo degli elettori”? In una sezione diversa da quella dove si vota? Senza possibilità di farlo online? E non dando diritto di voto ai diciassettenni che potrebbero invece votare alle future politiche? Seriously?]

Pubblicato da: cescocesto | 6 novembre 2012

La mia buona azione quotidiana #5

Questo blog rischia seriamente di diventare “il blog di quello che scrive post una volta al mese per annunciare che ricomincerà a scrivere per poi non scrivere una mazza per un altro mese”, quindi rimbocchiamoci le maniche, sgranchiamo le dita, finiamo di bere il té e ridiamo voce a questo blog.
E come “post di ritorno (si spera)”, direi che non c’è niente di meglio di un post della serie “La mia buona azione quotidiana“, per dare (degna) risposta alle (folli) domande che la gente pone a Google per poi ritrovarsi catapultata su questo blog.
E cominciamo subito con la categoria..

Do It Yourself
Ovvero, fattelo da solo.
– a chi ha cercato “cosa fare se la carta d’identità è un po’ ammuffita”, direi: se è solo “un po’” ammuffita, non fare nulla; se è “molto” ammuffita, cambiala. Ma occhio all’efficienza della tua circoscrizione, perché il sottoscritto ha avuto numerose disavventure legate al rinnovo della carta d’identità.
– pare che dopo questo farlocchissimo post in cui sostenevo di essermi tagliato i capelli, un sacco di persone arrivino qui alla ricerca di “”taglio di capelli maschile abbastanza lungo”, oppure di metodi per “tagliare i capelli con la macchinetta da solo”. Ora, sulla seconda questione non ho niente da dire (questo è uno dei primi video che mi sono usciti sul Tubo), sulla prima volendo sì, visto che la scorsa settimana ho tagliato da solo la mia folta chioma, e il risultato è stato addirittura approvato da mia nonna. (E a chi, lì dietro, sta bisbigliando “deh, tanto per la nonna siamo belli tutti” dico non è vero: mia nonna ha dei seri problemi con i miei capelli. Non li denigra apertamente, ma di solito quando li tengo legati commenta “scioglili, con la crocchia stai male” e quando li tengo sciolti puntualizza “mh, io li legherei, stai meglio”. Il “taglio” che ho fatto l’altro giorno ha invece prodotto un “ma come stai bene, hai tagliato i capelli? Bello!”. Che sia finalmente riuscito ad ottenere il fantomatico “taglio ad attore, corti un po’ lunghi” di cui ha sempre parlato?) Insomma, caro popolo di Google, chi di voi volesse consigli in merito, non ha che da chiedere. Chi invece cerca “pelato con capelli” è una persona chiaramente confusa su molte cose.
– a chi ha cercato “come si raddrizza un dente”, direi di provare con la chiave del dodici andare da un buon dentista. A chi invece chiede come “liberare scarico doccia”, mi spiace, ma io sono bravo solo ad otturarlo.

Chi l’ha visto?
Questa categoria diventa sempre più abbondante. Andiamo con ordine:
– Stefania Iardino non è mai passata da questi lidi. Cercavi forse Rosaria Iardino?
– Chiara Simbolotti è la figlia di Iginio Simbolotti del team di VoyaCesc, ma non sono autorizzato a dare la sua email, come richiede qualche visitatore.
– la storia di annastaccatolisa la trovate qui.
– Non ho idea di chi possa essere tale “Elena Comegina”, né ho informazioni su “Elena Patta”.
– Di Robert Edwards invece ho parlato l’anno scorso. Qui, per la precisione.
E per finire no, mi spiace ma il “geco Leo” non l’ho visto.

Fine del mondo, misticismo e affini
La mia categoria preferita.
– di “Hello Kitty malvagia” si è parlato diffusamente qui.
– chiunque sia arrivato qui scrivendo “probabili date della fine del mondo ora basta cazzate”, sappia che mi ha fatto piegare in due dalle risate. E comunque per inciso, l’altro giorno mi hanno suonato a casa due testimoni di Geova che dopo essersi presentati, con fare complice mi hanno detto (con fare complice. Che sappiano del Team di VoyaCesc?): “ti lascio queste letture sulla fine del mondo, lo sai che finirà, vero?”; alla mia candida risposta (“e quando più o meno?”) hanno replicato “eh, non si sa!”. Se non lo sanno più nemmeno loro e lo stesso Giacobbo ritratta, io non sono nessuno per darti una data certa. A rileggerci al 22 Dicembre, quindi. Forse.
– caro/a lettore che arrivi qui cercando “pensieri sconci e peccati”, non troverai in questi lidi consigli spirituali. Rivolgiti al tuo parroco di fiducia per la questione.
– sinceramente non ho idea di “quanto dura il diluvio universale”.
– a chi è interessato dell’opinione dell’Opus Dei sui transgender dico: una fottuta setta prelatura che dichiara gli omosessuali dei “deviati” da curare, cosa credi che possa pensare dei transgender?
– a chi è arrivato qui digitando “brucerai all’inferno per questo” chiedo di essere più specifico: dici a me o hai dubbi sui vizi capitali? Nel primo caso, rido. Nel secondo, puoi ripassarli qui sulla sempre utile wikipedia (che poi i vizi capitali sono come i sette nani che alla fine te ne manca sempre uno).

(Pseudo)medicina, psicologia spicciola e igiene orale
Anche questa categoria è sempre molto abbondante e riserva perle rare.
– esattamente, in cosa gli “assorbenti messicani” sarebbero diversi da quelli comprati alla Coop? Forse le messicane hanno un flusso più abbondante? O sono per caso aromatizzati al chili?
– non ho particolari consigli per chi fa “sogni confusi e pieni di persone”. I miei sogni ansiogeni più frequenti sono sulla maturità (devo rifarla ma solo con italiano e storia dell’arte e non so nulla). A chi invece arriva qui dichiarando “odio i pedoni quando sono un automobilista” chiedo cortesemente di odiarli senza buttarli sotto. Ora ripetiamo tutti insieme: i pedoni odiano i ciclisti che odiano gli automobilisti che odiano i pedoni, ma tutti insieme dobbiamo odiare i proprietari di SUV.
– chi cercava notizie sulle procedure della tecnica IVF, qui la voce su Wikipedia in inglese, un video su YouTube (ahimé, anche questo in inglese) e il link del sito Fivet.it. Ah, per chi avesse voglia di andare al cinema, si parla di IVF anche nell’ultimo film di Virzì, che ho trovato molto carino.
– nonostante i miei racconti dell’orrore sulla pulizia dei denti e il mio dichiarato odio per i professionisti del settore (Giulia e Miche, non me ne vogliate), le visite periodiche dal dentista e la pulizia dei denti (“detartrasi” se volete fare i fighi o “pulizzia dentale”, come ha cercato qualcuno) sono importanti. Infatti io rimando la mia da un anno e mezzo prossimamente ci andrà anche il sottoscritto. E no, non cercate di pulirveli con la candeggina come è tentato di fare un altro lettore: magari potrà rimuovere il tartaro, ma probabilmente inghiottita vi rimuoverà esofago, stomaco e compagnia bella. A chi ha cercato “dente ingoiato colpa del dentista” non so davvero cosa dire.

Dilemmi aeroportuali
Perché lo sappiamo, per quante volte si possa prendere un aereo, ogni volta c’è sempre un po’ d’ansia ed è meglio essere rassicurati.
– a chi mi chiede se “un quattordicenne può viaggiare da solo con RyanAir” dico credo di sì. Io il primo volo da solo l’ho fatto a quindici anni, non credo che un anno meno faccia differenza. Però occhio che a quattordici anni sei sempre piccolo e inesperto: se con la scusa che tanto sei bassottino le hostess ti vogliono infilare nel vano bagagli per avere un posto libero in più, dì di no!
– a chi invece cerca “via le mutande aeroporto” chiedo: ti hanno chiesto di toglierle al controllo col metal detector? Se sì, toglile SOLO se sei un/una punkabbestia e hai le borchie intorno all’elastico, in caso contrario, fai come il quattordicenne di cui sopra e dì di no!

Mi fai la lezione per casa (perché è chiaramente questo che volete)
Allora, cari sfaticati:
– analisi grammaticale di mi passeresti:
mi – ehm. Dativo? No, quello è latino. Wikipedia ci viene in aiuto suggerendo che è un complemento di termine.
passeresti – voce del verbo passare, condizionale presente, terza persona singolare
– analisi logica di arrugginita:
..attributo? ..apposizione? ..predicato nominale? No prof, questa non la so.
– a chi invece cercava “riflesioe sull l’autuno che sta arivando”.. beccati questo post. Un po’ datato ma ancora buono. Comunque autunno si scrive con due t, eh.

Parliamo di libri
Dunque: la “recenzione” di Fai bei sogni la trovate qui, quella di La bambina di vetro qui. A proposito de La bambina di vetro, la sorella di Willow si chiama Amelia, ma anche se lo chiedono in molti, il finale non ve lo dico (ma vi posso dire che secondo me è una ciofeca e infatti Jodi Picoult addio non avrai mai più i miei soldi).

Varie, eventuali e evergreen
Ovvero tutto quello che non stava nelle altre categorie. Tipo:
– mi dispiace per chi ha un “gatto disordinato”, non ho soluzioni. Ma poi disordinato in che senso? Non si lava la ciotolina del cibo? Spara i sassini a giro per la stanza quando fa la cacca? Semina cadaveri di topi e li lascia marcire senza nemmeno accendere il deodorante per ambiente?
– non ho idea di cosa sia una “maglietta antisudore” né se siano in vendita a Torino, visto che abito a Livorno e al massimo posso fare sciopping a Pisa.
– noto con piacere che molti arrivano su questo blog alla ricerca dell’unica ricetta da me mai pubblicata, quella della clafoutis (che per te, che cerchi “come si pronuncia clafoutis”, si pronuncia clafutì. Credo. Mi correggano le mie lettrici francofone). Chiedo invece a voi quale dovrebbe essere la risposta alla ricerca “dolci frutti col nocciolo a siluro”.
– la truffa non è il 5xmille, ma l’8xmille. Ripassiamo qui e qui.
– per quanto riguarda gli evergreen: a tutti quelli che si struggono perché non hanno risposto a chiamate/messaggi, leggete qui; per tutti quelli che vogliono informarsi sulla presunta “bufala HIV”, leggete qui, la discussione ogni tanto si rinfiamma nei commenti.
Stavolta purtroppo non ho perle su FarmVille né su improbabili metodi anticoncezionali, ma confido nel futuro.

E questo è tutto.
A rileggerci non tra un altro mese, spero.

Pubblicato da: cescocesto | 19 settembre 2012

Mammannofattoilmalocchio?

Non è che ho promesso di tornare e poi non sono tornato.
E’ colpa di questo periodo, che le sfighe mi si sommano manco avessi rotto tre specchi buttandoli giù dalla finestra di camera mia per poi saltare sopra i cocci lanciando per aria chili di sale mentre una banda di diciasette gatti neri mi balla intorno in cerchio.
Che poi non è che sono sfigato solo io, è un periodo sfigheiro per tutta la famiglia: per dire, l’altro giorno Clara è andato a un esame dove “copi agile, è una festa!” e si è trovato in seconda fila con gli occhi del prof addosso e oggi mia mamma ha portato la macchina a fare la revisione e le hanno detto che avevano sbagliato e avevano segnato l’appuntamento per ieri. Per non parlare del fatto che è uscito il seguito del Pulcino Pio (ma quella è una sfiga di tutti, non solo della mia famiglia), che mi sono spatafrasciato in motorino (povero Palmiro, non ho ancora avuto il coraggio di guardare come è ridotto) e che mia nonna si è rotta il femore.
Come ha fatto? In quattro semplici passi:
1. è tornata a casa, accompagnata dal sottoscritto
2. si è denudata perché aveva caldo (parliamo del 20 Agosto)
3. ha deciso che doveva annaffiare le piante (accidenti al pollice verde)
4. è inciampata nella porta per uscire in terrazzo
Essendo sola, ha deciso che avrebbe provato ad urlare un po’ per farsi sentire da qualcuno; se nessuno si fosse fatto vivo, “mi tocca dormire qui”.
Fortuna che i condomini l’hanno sentita, e ci hanno chiamato.
Io ero fuori casa, e Clara mi ha comunicato il tutto con una telefonata surreale.

Clara: Cesco? Tra quanto torni a casa?

Cesco: boh, una mezzora, un’ora..

Clara: vabbé, se poi vuoi tornare, nonna è caduta e vedrai si è rotta il femore.

Cesco: ok, a dopo. (riattacca)

Mi siedo, poi si attiva la sinapsi giusta.
Richiamo.

Clara: pronto?

Cesco: comenonnasièrottailfemore?

Volo da mia nonna con Daniel (il vero amico molla la fidanzata sul mare col gelato in mano se hai bisogno. Grazie), e la trovo per terra. Vigile, un po’ scarruffata e con una gamba il doppio dell’altra.
E poi vabbé, ospedale, intervento, casa, letto.. in attesa della lastra di controllo Mercoledì prossimo, sperando che ci diano il via libera per rimetterla in piedi.
Nel frattempo, visite della dottoressa che la segue, del fisioterapista e dell’estetista. Che mia nonna sarà pure allettata, ma mica le puoi levare le unghie rosse fuoco.

E quindi niente, volevo scrivere ma ero impegnato (un po’ a seguire la convalescenza e un po’ a farmi perseguitare dalla sfiga. Per dire, l’altro giorno in mezzora sono caduto dalle scale due volte e ho preso l’angolo-del-letto-quello-bello-appunto dritto nel fianco).
Lo sono ancora, ma ho bisogno di ironizzarci sopra o mi esploderà il cervello.

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