Un anno fa moriva Eluana Englaro.
Dopo diciassette anni di stato vegetativo, il suo desiderio è stato esaudito.
Suo padre, che ha voluto compiere questo lungo percorso “alla luce del sole”, alla fine ha vinto la loro battaglia. Una battaglia affinché i desideri della figlia venissero rispettati fino in fondo.
Una battaglia accompagnata da scontri accesi tra membri dello stesso partito (sia nel PD che nel PdL), da opinioni non richieste di teologi e cardinali (la dignità della vita e blablabla), da cazzate sparate da medici che mentivano spudoratamente sulle condizioni di Eluana (circolò voce che deglutisse autonomamente, quando non era affatto così), da interminabili puntate di Porta a Porta con la Roccella e Marino (la prima che paragonava con tranquillità coma e stato vegetativo come fossero la stessa condizione, il secondo costantemente interrotto dal Vespone Nazionale), dall’allucinante “ma può rimanere incinta” di Berlusconi (che, invitato da Beppino Englaro, non è mai andato a trovare Eluana).
Un anno fa una vicenda strettamente familiare è diventata un caso nazionale, e chi avrebbe dovuto fare un passo indietro ne ha invece fatti dieci in avanti, impicciandosi di affari e sparando giudizi su materie di cui solo i medici specialisti dovrebbero essere autorizzati a parlare.
E oggi, anniversario della morte di Eluana, si torna a parlare della legge sul testamento biologico, da tempo arenata alla Camera (pensare che volevano approvarla per decreto..). La strategia è ben nota: non considerando alimentazione e idratazione forzate dei “trattamenti sanitari” ma semplici “supporti vitali”, si renderà impossibile rifiutarli, scongiurando la possibilità di un nuovo “caso Eluana”. Pare però che Fini e i suoi non siano d’accordo.
E così, di nuovo, ci tocca sperare in un fascista.










